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01.07.20 - 11:410

Era considerato un bravo ragazzo, ma aveva un arsenale segreto

Processo al giovane che "meditava una strage" a scuola. Emerge un profilo complesso. E tanta rabbia.

Un percorso tra delusioni amorose e lavorative. Il 14 maggio del 2016, in uno scritto, il 21enne parlava già di piani di vendetta.

LUGANO - Lo consideravano tutti un bravo ragazzo, che andava a vedere l'Ambrì e il Bellinzona. Ma aveva una passione particolare. Quella per le armi. Trapelano nuovi dettagli sul 21enne alla sbarra a Lugano per avere "meditato una strage" alla Scuola cantonale commercio di Bellinzona. «Le armi mi davano adrenalina e senso di potere». 

Tra fucili e mitra – Il giudice mostra sullo schermo l'arsenale in possesso del ragazzo e rinvenuto al suo domicilio dalla polizia. Fucili, mitra, pistole, coltelli. Munizioni a non finire. Un assortimento da paura. È solo dopo avere trovato tutta questa merce che gli inquirenti si rendono conto che dietro a quel ragazzo non c'è solo il rischio di suicidio, come inizialmente ipotizzato. Ma ben altro. 

La perdita del posto di apprendistato – Nel 2014 aveva perso il posto da apprendista in ferrovia a causa di un biglietto di un cliente trovato per terra e non restituito. Tra mille sensi di colpa. L'anno successivo, sulla spinta del padre, si iscrive, inizialmente come uditore, alla Commercio. «Studiare non era il mio forte. Ma ero convinto che nessun altro mi avrebbe preso a lavorare, visto il mio precedente». 

La rabbia per non sentirsi degno – Colpiscono anche i rapporti con le sue amiche. In particolare il 21enne non si sentiva "degno" di potere avere una relazione con una ragazza per cui provava sentimenti particolari. Anche il primo rapporto sessuale si rivela travagliato. Alla giovane scriverà una lettera piuttosto aggressiva.   

Testi deliranti – Il 14 maggio 2016, in un suo scritto, l'accusato parlava già di piani di vendetta. «L'idea – sussurra il 21enne – era quella di morire subito dopo. Dopo avere fatto del male agli altri». Poi i riferimenti a una società ingrata, a Hitler e l'inno estremista ai tedeschi "che avevano avuto il coraggio di fare pulizia". 

Natural Born Killers – Il ragazzo inizia a interessarsi a personaggi particolari. Ad esempio all'autore del massacro del politecnico della Virginia. Si incide sulla pelle la scritta NBK, che significa Natural Born Killers. Un film crudo. Violento. In cui vengono uccise un sacco di persone.  

Come si sarebbe dovuta svolgere la strage – Le lettere consegnate dal giovane alla polizia parlano di come avrebbe voluto compiere la strage nella sua scuola. «Di cosa sono figlie queste lettere?», chiede il giudice Mauro Ermani. «Della mia rabbia. Rabbia per me stesso», replica il ragazzo. La sua operazione si sarebbe dovuta chiamare "NBK 2.0". «Non è una decisione che ho preso alla leggera. Un messaggio così sanguinoso da avere un posto nella storia», scriveva il 21enne all'epoca. L'accusato aveva preparato anche una serie di comunicati stampa da diffondere ai media di tutto il mondo. «Io devo essere freddo, bastardo, calcolatore», si legge nei suoi testi inquietanti. 

Come Eric Harris – Il ragazzo aveva intenzione di caricare i suoi scritti su varie piattaforme. Voleva insomma rendere pubblico a tutti il suo disprezzo per la vita. Ed essere legato a Eric Harris, autore del massacro della Columbine High School nel 1999. La data del massacro di Bellinzona era già stata fissata: doveva essere il 15 maggio 2018. «Oggi mi vergogno – dice il giovane davanti al giudice –. Queste mi affermazioni erano frutto di un delirio. Non ho mai dimenticato il mio licenziamento alle ferrovie. Ero stato anche da uno psicologo e dallo psichiatra. Con lo psichiatra mi sentivo meglio perché non era impiccione, mi dava medicamenti e basta. Non faceva domande sulla mia vita». 

Due episodi particolari – Bravo, carino e simpatico. E basta. Così veniva considerato dalle ragazze. È anche questo aspetto a creare sofferenza nel ragazzo alla sbarra. Nella primavera del 2018 accadono due fatti apparentemente innocui. Ma che turbano parecchio la mente del 21enne. «Avevo visto la giovane che mi piaceva aggredita verbalmente da alcuni compagni. Non potevo fare nulla. Poi avevo ricevuto una foto di una mia amica a letto con un ragazzo che conoscevo. E mi sono sentito una nullità». 

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