«Facciamo le pulizie, ma senza di noi l'ospedale si ferma»
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La responsabile dell’economica domestica all’Ospedale regionale di Lugano, Stefania Sorella
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LUGANO
06.04.20 - 07:420
Aggiornamento : 13:52

«Facciamo le pulizie, ma senza di noi l'ospedale si ferma»

Non solo medici e infermieri. In prima linea c'è anche il personale che si occupa della pulizia

Dall'emergenza coronavirus turni 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Ma la missione è salvaguardare i pazienti. E, assicura la responsabile: «Paradossalmente ci si sente più sicuri in ospedale»

LUGANO - Quando ci si reca in ospedale si spera di trovare il medico migliore. Tutti quegli aspetti legati alla disinfezione e alla pulizia dell'ambiente ospedaliero, spesso passano invece in secondo piano, anche se in realtà sono vitali per l’ospedale, specie in questo periodo di emergenza sanitaria.

E dietro a un ambiente pulito c'è un protocollo che la responsabile dell’economica domestica all’Ospedale regionale di Lugano, Stefania Sorella, conosce alla perfezione e che dall'emergenza è diventato ancora più attendo e rigido.

«Nel giro di 24 ore abbiamo dovuto introdurre per il personale il lavoro 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Come è stato per il servizio infermieristico, anche noi abbiamo dovuto ottimizzare le forze in nostro possesso - spiega la responsabile -. Ricordo che non ci muoviamo solo tra i reparti, ma anche all'interno dei blocchi operatori. Dopo un intervento siamo noi che entriamo per ripristinare l'ambiente e prepararlo a un nuovo paziente».

Cosa è cambiato quindi?
«Meno di quello che si penserebbe. Prima avevamo un paio di isolamenti per reparto. Adesso abbiamo un reparto dedicato. Di conseguenza applichiamo delle procedure che i nostri collaboratori già conoscevano. Sono solo state estese».

Cosa è stato implementato?
«L'upgrade, se così lo si può chiamare, sta nell'ulteriore precisione con la quale queste procedure vengono adottate. Vi è un'attenzione particolare alla vestizione e alla svestizione, per evitare di contaminarsi. O all'uso dei guanti e di determinati prodotti. Si è reso il personale ancora di più attento su quello che già faceva».

E questi protocolli funzionano?
«Grazie a queste procedure, ad oggi, nessuno dei miei collaboratori è risultato positivo al covid-19. E loro sono lì, con chi è positivo al virus. Come i medici e gli infermieri. Puliscono anche il letto dove il degente dorme».

C'è del timore - lo stesso di tanti medici d'altronde - nel lavorare in ambienti ritenuti magari più a rischio di altri?
«Se le procedure vengono adottate correttamente non c'è da temere. Seguiamo scrupolosamente quelle che sono le direttive imposte dall'Ufficio igiene. Il tutto secondo un alto standard qualitativo, nel rispetto del paziente. E ovviamente seguiamo le raccomandazioni di Swissnoso, che hanno come obiettivo l'uniformazione delle procedure per la riduzione delle infezioni nosocomiali e dei batteri multiresistenti».

Con che spirito si affronta dunque una giornata di lavoro?
«Con la consapevolezza di essere indispensabili per il funzionamento dell'ospedale. Anche noi siamo un ingranaggio essenziale per consentire alla macchina di funzionare. A dirla tutta, quasi ci si sente meno sicuri fuori dall'ospedale. Credo che ognuno di noi lavori pensando a rendere l'ospedale come vorrebbe trovarlo nel caso necessitasse di un ricovero. E questo ci viene riconosciuto. È un continuo ringraziarci per quello che facciamo ricordando come il nostro ruolo sia centrale. Questo non può che essere motivo di orgoglio e sprone per dare il massimo».

Senza di voi, insomma...
«Solo per accogliere un paziente nuovo, è basilare il nostro lavoro di ripristino. Senza di esso non si potrebbero accettare nemmeno nuovi pazienti. Siamo un gruppo di circa 80 persone. Potenziato adesso con qualche nuovo arrivo in formazione, che si sta occupando di uffici e laboratori. Il personale più formato invece è "al fronte". Impiegato laddove ce n'è bisogno». 

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