tio/20minuti - Davide Giordano
LUGANO
13.11.19 - 15:350
Aggiornamento : 20:59

«Faccio fatica a definire genitori queste due persone»

Processo contro la coppia horror del Bellinzonese: la procuratrice pubblica Marisa Alfier chiede una pena di 15 anni di carcere per l'uomo e di 14 anni e 6 mesi per l'ormai ex moglie

LUGANO – «Faccio fatica a chiamare genitori queste due persone. Potrei fermarmi qui e passare subito alla richiesta di pena. Ma farei un torto alle vittime». Inizia così la requisitoria della procuratrice pubblica Marisa Alfier nell'ambito del processo, in corso a Lugano, legato alla coppia del Bellinzonese che abusava sessualmente dei figli. Marito e moglie, in procinto di divorziare, sono accusati di una lunga sfilza di reati. «Qui le uniche vittime sono i due figli».

Quante botte – Alfier ci va giù pesante. E non usa giri di parole. «Il padre non ha ancora capito oggi quello che ha fatto». Poi pone l'accento su quello che era il clima in casa, dove spesso giravano anche violenze fisiche, botte. Ed elenca una serie di episodi in cui il padre avrebbe menato le mani. L'uomo e la donna ascoltano a capo chino. Un giorno il figlio avrebbe reagito. «Ma per il ragazzo è stato peggio. Perché il padre non gli parlava più. E lui voleva tanto bene al papà. E gliene vuole ancora oggi».

Verbali confusi – La procuratrice pubblica definisce confusi i verbali del padre. «Alcuni sono stati videoregistrati. Mi ha sempre dato mille versioni. Io non sapevo cosa verbalizzare». La vita sociale della ragazza? Inesistente. «Veniva controllata a vista. Anche al sabato e alla domenica. Bisognava stare sempre tutti assieme. C'era un padre padrone, al di là degli abusi sessuali».

Quel maledetto 14 luglio – Il 12 aprile del 2016, il giorno dell'arresto, il padre attacca subito la figlia. «Non è mai stata molto onesta – racconta Alfier –. Queste sono state le parole del papà». Riemerge la data del 14 luglio di tempo addietro. Del 2013. Quella dell'anniversario. «Sappiamo – riprende la procuratrice pubblica – che in quella data c'è stato il primo rapporto completo tra la ragazza e il padre». 

Un "esclusiva" da incubo – Giochi erotici tra genitori e figli, che duravano dall'estate del 2002. Con la mamma e il figlio maschio a un certo punto a essere messi da parte. Inizia la fatidica "esclusiva". Un incubo. Con un papà che è attratto sessualmente dalla figlia. «L'accusato sostiene che la figlia mente quando parla di atti sessuali completi». Una volta collocata in foyer la situazione si sblocca. «La ragazza con gli educatori si sfoga. La giovane è credibile. Voglio che tu perda la verginità con una persona importante della tua vita, le sarebbe stato detto dal padre».

Una gabbia di follia – Una ragazza disperata. Una vittima con la "v" maiuscola. Rinchiusa in una gabbia di follia. «Aveva paura di parlare. Perché il padre si arrabbiava facilmente. E anche perché suo fratello se l'è sempre presa quando i suoi genitori si arrabbiavano per causa sua. La giovane ha avuto difficoltà anche sul posto di lavoro. Si è ritrovata davanti il capo che le ricordava il padre». Alfier insiste sulla credibilità della giovane. «È una ragazza intelligente. Non avrebbe motivo di raccontare certe cose. Nel foyer non ha retto. E ha raccontato tutto. C'è stata penetrazione». 

Il fratello aveva rimosso tutto – Si parla poi del fratello, di qualche anno più grande della giovane. «Aveva rimosso tutto. Andava in giro a dire che era figlio unico. Questo sono riusciti a fare i suoi genitori. Tanto che nemmeno oggi il figlio ha contatti con la sorella. La ragazza è dunque doppiamente vittima. E comunque anche il ragazzo soffre. Lui è vittima, anche se non ce lo fa vedere».

Una normalità malata – Tralasciamo l'infinità di volgarità e di oscenità emerse dai verbali. Alfier lo ammette apertamente: «Faccio fatica a ripetere tutto quello che è stato fatto a questi ragazzi. Il padre non ha nessuna remora nel farsi fotografare e filmare mentre fa atti sessuali con la moglie, coinvolgendo anche i figli. E sapete cosa è il problema? Che poi per i ragazzi questa è diventata la normalità. Già solo la prima foto del 2002 (tutti nudi in barca, in pose osé, ndr) è di troppo».

La mamma che non si oppone – La madre, va detto, sembra avere collaborato, almeno in parte, con la giustizia. Alfier glielo riconosce. «Anche se poi ci dice di non avere trovato la forza di opporsi a certe cose. Eppure, quando suo marito le chiedeva atti sessuali per lei sgradevoli, si opponeva. E allora perché non si opponeva anche ai rapporti in cui venivano coinvolti i ragazzi? La signora conferma che gli episodi sono oltre 130. Ben di più della ventina dichiarata dal marito. Alla signora credo. E forse siamo ancora in difetto».

Due ragazzi rovinati – Incesto, violenza carnale, coazione sessuale, atti sessuali su fanciulli e pornografia dura. Sono i capi di accusa che pendono sulla coppia. Alfier parla di colpa grave. «L'atteggiamento del padre è disprezzabile. Ha abusato in tutti i modi possibili della figlia. E lo stesso vale per il figlio. Non dobbiamo dimenticarci di lui. Nonostante tutto non riesce a staccarsi ancora oggi dai genitori, pensate a come possa soffrire questo ragazzo. Anche lui è stato usato dai genitori per il loro piacere personale. La mamma? Doveva proteggere i figli, ma non lo ha fatto. Dalle foto e dai filmati si vede come sorride quando ci sono i rapporti a tre».

La richiesta di pena – Nessuno sconto. Nessuna pietà. Alfier formula la sua richiesta di pena: «Per il padre chiedo 15 anni di detenzione. Per la madre chiedo 14 anni e 6 mesi». 

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