Lo jihadista è lo svizzero-turco Ümit Y.
CANTONE
11.09.19 - 16:410
Aggiornamento : 12.09.19 - 08:07

Cittadinanza svizzera revocata, lo jihadista è l'ex agente di Argo1

L'uomo, il 34enne Ümit Y., frequentava la moschea di Viganello. Tra il 2014 e il 2017 aveva provato a reclutare attivisti tra Lugano, Como e Reggio Emilia

LUGANO - Per la prima volta il Governo federale ha deciso di revocare la cittadinanza svizzera a una persona con doppia cittadinanza. Questo è possibile qualora la condotta di una persona che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato sia pregiudizievole agli interessi e quindi alla sicurezza della Svizzera.

Secondo una ricerca di 20 Minuten, lo jihadista in questione è lo svizzero-turco Ümit Y.* (34 anni), tra l'altro l'ex agente di Argo 1. L'uomo è stato condannato nell'agosto del 2017 dal Tribunale penale federale di Bellinzona a due anni e mezzo di reclusione, di cui sei mesi da scontare. L'accusa? Avere operato come "indottrinatore" e "radicalizzatore" per il gruppo fondamentalista islamico Jabhat Al-Nusra.

Attivo anche in Ticino - L'uomo, tra il gennaio 2014 e il febbraio 2017 ha anche provato a reclutare 10 persone per la jihad in Siria tra Lugano, Como e Reggio Emilia.

Dato che Y. aveva già scontato gran parte della condanna al momento del verdetto, come riporta la "Schweiz am Wochenende", era stato rilasciato per buona condotta. Dichiaratosi pentito, aveva affermato di essere alla ricerca di un lavoro per pagare le spese legali di 133.000 franchi.

Gli amici lo descrivevano come integrato - In seguito all'arresto, gli amici avevano descritto Y. come «super integrato». Frequentava spesso la moschea di Viganello a Lugano e qui si presentava con la divisa dell'agenzia di sicurezza per cui lavorava.

«Ultimamente parlava spesso di Islam e Turchia», aveva riferito un amico. Ma non aveva mai espresso opinioni estreme. «Non abbiamo mai pensato che si sarebbe radicalizzato».

Le autorità stanno attualmente indagando su casi simili.

«Spetta ora alle autorità cantonali della migrazione esaminare le condizioni di residenza e, se necessario, revocare il permesso di domicilio dell'interessato. Successivamente, la persona può essere espulsa», afferma Daniel Bach, capo delle informazioni presso la segreteria di Stato per la migrazione.

*nome noto alla redazione

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