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CANTONE
10.04.19 - 14:040

«Ero il loro prossimo bersaglio»

Lo dice uno dei quattro imputati a processo per la rissa del 21 ottobre 2017 a Lugano. Stamattina il dibattimento è stato sospeso a causa di tensione nel pubblico

LUGANO - La rissa del 21 ottobre 2017 davanti al Blu Martini di Lugano era l'epilogo di una vicenda cominciata la settimana prima. «Io volevo soltanto chiarire la situazione, se possibile in maniera pacifica» ha quindi detto, stamani, uno dei ventiquattrenni a processo alle Criminali per un regolamento di conti sfociato in un accoltellamento. Lui è infatti il fratello gemello di colui che la settimana prima era stato preso di mira, forse a causa di una rivalità per una ragazza.

I quattro da oggi alla sbarra non erano presenti il giorno dell’antefatto. Ma la vittima del pestaggio precedente ne aveva parlato col fratello ventiquattrenne. Ed è proprio quest’ultimo che, davanti alla Corte presieduta dal giudice Mauro Ermani, ha spiegato: «Non aveva fatto denuncia, anche perché aveva paura». Per l’imputato era però necessario chiarire la situazione: «Ma conoscendo gli albanesi, mi sono organizzato portandomi la gente giusta».

Prima di quel 21 ottobre, il ventiquattrenne aveva inoltre parlato con uno degli albanesi in una chiamata Facebook: «Mi ha detto che sarei stato il loro prossimo bersaglio». A quel punto l’imputato si è allora anche recato oltre confine per procurarsi una pistola. Un’arma che, assieme a un coltello, è poi stata portata a Lugano in vista dello scontro, come si legge nell’atto d’accusa.

Tensione nel pubblico - Stamattina attorno alle 11 il dibattimento in aula è stato sospeso a causa di tensione nel pubblico. Il giudice Mauro Ermani ha pertanto richiesto la presenza di ulteriori agenti di polizia. Il processo si è riaperto poco fa. All’ingresso dell’aula penale è stato allestito un controllo di sicurezza.

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