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LUGANO
28.03.19 - 11:450
Aggiornamento : 14:37

«In carcere nel weekend non si grida al mattino presto»

All’origine della rissa alla Stampa ci sarebbe una discussione con un detenuto rumoroso. Gli otto imputati a processo raccontano la loro versione dei fatti

LUGANO - Tra i detenuti della Stampa vige una regola non scritta: nel weekend prima delle dieci non si fa rumore, «durante la settimana si lavora, quindi sabato e domenica si vuole riposare». È quanto racconta il trentenne italo-brasiliano che il 23 giugno del 2018 aveva rimproverato un altro detenuto - un albanese di 31 anni - che attorno alle otto si era messo a urlare.

E sarebbe questo il motivo all’origine della successiva rissa, per la quale oggi otto detenuti si trovano davanti a una Corte delle Correzionali presieduta dal giudice Mauro Ermani. «Ero responsabile del piano, quindi avevo raggiunto la sua cella per invitarlo a fare silenzio» spiega ancora l’italo-brasiliano. Ma lo avrebbe fatto con tono aggressivo, anche dandogli del «figlio di puttana», perlomeno secondo l’albanese. «Non era successo nulla, per me era finita lì» ribatte l’italo-brasiliano.

La situazione è poi degenerata in seguito, quando i due - e altri detenuti - si sono ritrovati in palestra e sul campo da calcio della struttura. Ed è in quel momento che l’italo-brasiliano si sarebbe tra l’altro voluto mostrare superiore, sottolineando di non trovarsi in carcere per droga, bensì per un omicidio. «Non l’ho mai detto» si difende in aula.

Gli otto si trovavano alla Stampa per motivi diversi: l’italo-brasiliano e un ucraino, entrambi trentenni, per l’omicidio di via Odescalchi a Chiasso, gli altri sei per droga. Ma questi ultimi erano arrivati nella struttura luganese da oltre San Gottardo, su loro richiesta e per poter stare più vicini ai familiari residenti in Italia.

Uno di loro era arrivato da meno di ventiquattro ore, «gli altri non li conoscevo nemmeno, non avevo nessun motivo per partecipare alla rissa e non volevo fare del male a nessuno» afferma, sostenendo che voleva separarli. A mente dell’accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica Pamela Pedretti, lui si sarebbe però buttato nella mischia e avrebbe impedito a un altro - l’ucraino di trent’anni - di rialzarsi. Ed è soprattuto il suo ruolo che il giudice cerca di chiarire.

Gli otto imputati sono difesi dagli avvocati Mario Bazzi, Deborah Gobbi, Andres Alessandro Martini, Marco Masoni, Benedetta Noli, Maurizio Pagliuca, Sebastiano Pellegrini e Matteo Quadranti.

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