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LUGANO
22.02.19 - 18:000
Aggiornamento 26.02.19 - 09:49

Bimbo di 6 anni "prelevato" a scuola

Provvedimento super cautelare emanato dal pretore aggiunto. Il minore è stato affidato al padre a Zurigo. Forti perplessità sulle modalità di intervento

LUGANO – Quando il nonno si è recato davanti a scuola per prendere suo nipote, gli è stato detto che se lo erano "portato" via due poliziotti. Nel pomeriggio di giovedì, in una sede elementare del centro di Lugano, un bambino di 6 anni, che viveva con la mamma, è stato effettivamente "scortato" da due agenti al termine delle lezioni. Il provvedimento super cautelare è stato preso dal pretore aggiunto di Lugano, sezione 6. Il bambino, nel frattempo, sarebbe stato affidato al padre, residente a Zurigo.

Tensioni patrimoniali e legate ai diritti di visita – La storia è complessa, intricata. Tra i genitori del bambino, papà di origini italiane, mamma di origini dell’est Europa, naturalizzata svizzera, divisi ma non divorziati da ormai 5 anni, ci sono tensioni. Sia per aspetti patrimoniali, sia per questioni legate ai diritti di visita. Difficile, come in tante situazioni analoghe, capire dove stia il torto e dove stia la ragione. Sta di fatto che nel giro di pochi mesi, ancora una volta, un’autorità entra in una scuola e preleva un minore. Era già accaduto, seppure in circostanze completamente differenti, alle scuole medie di Minusio, lo scorso mese di dicembre.

Presunto pericolo di fuga – Alla base della misura sembra esserci un presunto pericolo di fuga della donna, col bambino, nel suo Paese d’origine. Davvero non si poteva ricorrere a provvedimenti meno invasivi e traumatici? Non sarebbe stato, ad esempio, possibile chiedere alla donna di depositare il proprio passaporto, in modo da non potersi allontanare dalla Svizzera? Perché, inoltre, prelevare il bimbo a scuola? Non lo si poteva fare in un altro contesto? E perché trasportarlo subito a Zurigo, così lontano da casa?

Una decisione non impugnabile – La madre del bambino, patrocinata dall’avvocato Fabrizio Colucci, potrà ora visitare il figlio, solo se sorvegliata. La decisione della pretura, pur non essendo impugnabile, sarà comunque contestata dal legale.

Silenzi e amarezza – Dal canto suo, la referente dell’Autorità regionale di Protezione di Breganzona, parzialmente coinvolta nella vicenda, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito all’accaduto. Dispiaciuto, invece, il direttore generale delle scuole comunali di Lugano, Fabio Valsangiacomo. «Da un punto di vista umano si tratta di situazioni davvero difficili. Noi, come istituto scolastico, siamo in ogni caso tenuti a collaborare con tutti i partner presenti sul territorio».

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