CONFINE
05.10.16 - 19:480

Risolto il caso dell'architetto Molteni, arrestati moglie e amante

I due ora sono in carcere: lei a Como, lui a San Vittore, a Milano, accusati di essere i mandanti di un omicidio volontario, numerosi altri reati e anche di stalking

COMO - Sembra ormai chiarita la cruenta Dinasty brianzola che ha portato in carcere la moglie dell'architetto Alfio Molteni, 58 anni, ucciso il 14 ottobre dell'anno scorso davanti alla casa del padre a Carugo, nel Comasco, con due colpi di pistola.

Una coppia diabolica, un noto architetto con un alto tenore di vita, un gruppo di balordi che, dopo un'escalation di intimidazioni con incendi e colpi d'arma da fuoco, va oltre il proprio mandato e, invece di gambizzare la vittima, la uccide. E come nel delitto di Maurizio Gucci compariva la maga Auriemma, anche in questo caso compare una "maga" dalla quale la dark lady della vicenda riceveva consigli di vita e alla quale confidava i suoi timori, anche dopo il delitto.

Daniela Rho, 45 anni, moglie di Molteni in via di separazione e figlia di una dinastia di industriali mobilieri, tra i pochi ad aver retto alla crisi del settore degli ultimi anni, e Alberto Brivio, 49 anni, commercialista e suo amante, sono accusati di aver commissionato a un gruppo di balordi una serie di spedizioni punitive ai danni del professionista culminata con l'omicidio: l'incendio della sua Range Rover nel maggio dell'anno scorso, l'esplosione di otto colpi di pistola calibro 9 per 21 contro la sua abitazione. Anche una minaccia a viso aperto: due del gruppo, armati di un bastone e di una sfera metallica, avevano cercato di costringerlo a uscire dall'auto, dopo che aveva accompagnato le figlie piccole dalla madre. In un'occasione Molteni rischiò anche di ritrovarsi un pacco di droga in auto ma il tentativo non andò a buon fine.

Il movente di questo climax di odio mentre sullo sfondo si colloca la progressiva cacciata di Molteni dall'azienda della famiglia Rho su cui il gip invita a indagare ulteriormente? I carabinieri di Como e del Ros, coordinati dal pm Pasquale Addesso e dal procuratore Nicola Piacente sono rimasti sbalorditi dalla coincidenza temporale tra lo sviluppo della causa di separazione e le spedizioni punitive, in particolare dell'omicidio, e riconducono tutto "ai contrasti intercorsi tra i due sull'affidamento delle figlie che la Rho cercava di ottenere in via esclusiva".

Gli spari, gli incendi e la gambizzazione finita in tragedia servivano alla donna "per dipingere Molteni come persona dalle frequentazioni equivoche e pericolose e come pretesto perché a Molteni fosse impedito, da parte del Tribunale di Como, di vedere le figlie, per preservarne la incolumità". Le violenze si verificavano puntualmente quando nella causa la Rho si vedeva respingere le sue richieste. Il 13 ottobre dell'anno scorso il Tribunale aveva respinto l'ultima istanza per impedire che il padre vedesse le figlie.

Il giorno dopo Vincenzo Scovazzo e Michele Crisopulli, due balordi con precedenti penali, su richiesta di Luigi Ruogolo, ex guardia giurata che aveva anche prestato servizio a Expo, intermediario tra il gruppo di fuoco e l'amante della donna, dietro la promessa di un compenso pari a 10.000 euro, sparavano a Molteni, uccidendolo. A carico dei due amanti le dichiarazioni di Crisopulli e di Ruogolo, arrestati nei mesi scorsi, le mail della vittima in cui ricostruiva i pedinamenti e le sue paure; poi il traffico telefonico tra i protagonisti, drasticamente crollato dopo il delitto. La Rho e Brivio, per potersi parlare, andarono addirittura in Svizzera, separatamente, lei con l'auto, lui in motocicletta, dopo aver lasciato i telefoni cellulari nelle rispettive case. Erano però seguiti e filmati dai carabinieri. La Procura di Como aveva avviato una rogatoria con l'autorità svizzera.

Ora sono in carcere: lei a Como, lui a San Vittore, a Milano, accusati di essere i mandanti di un omicidio volontario, numerosi altri reati e anche di stalking.

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