CHIASSO/MERIDE
21.03.14 - 09:540
Aggiornamento : 24.11.14 - 07:29

Jurassic Art: i dinosauri tornano in vita al museo

Apre una mostra dedicata ai colossali lucertoloni ritratti dal pennello dei più bravi paleoartisti.

CHIASSO/MERIDE - Si apre proprio oggi venerdì 21 marzo alle 18.30, presso lo Spazio Officina di Chiasso, la mostra “Viaggio nel tempo: i paleoartisti”. Un’opportunità per avvicinarsi agli animali preistorici che riprendono vita attraverso l’investigazione artistica di illustratori specializzati. Oltre a Max Ernst, con il suo surreale bestiario, saranno ben 13 gli artisti in mostra con un progetto espositivo presso il Museo dei fossili del Monte San Giorgio a Meride. Numerosi, inoltre, anche gli eventi collaterali in programma: laboratori per bambini, per adulti, film e due conferenze. 

Ma come lavora un paleoartista? Ne abbiamo discusso con Davide Bonadonna, uno fra i più quotati specialisti in Italia, presente alla mostra con alcune delle sue opere.

Che cos’è e cosa fa un paleoartista?
"Quelli che vengono chiamati paleoartisti, o come preferisco paleoillustratori, sono artisti che collaborano con i paleontologi per ricostruire gli animali preistorici e gli ambienti in cui vivevano. In questo senso l’interfacciarsi con il paleontologo è fondamentale, deve esserci uno scambio di informazioni costante".

Come si diventa paleoartisti? Qual è stato il tuo percorso?
"Io arrivo da un’esperienza personale particolare: ho studiato per 2 anni scienze naturali all’università, poi ho abbandonato gli studi per dedicarmi a tempo pieno ad illustrare. Ho sempre avuto una grande passione per l’illustrazione naturalistica e mi sono anche occupato a lungo di illustrazione medico-scientifica. L’incontro con i dinosauri è stato abbastanza folgorante e ho scoperto che, attraverso di loro, potevo esprimermi nel migliore dei modi unendo le mie due passioni: quella naturalistica e quella medica. Ricostruire animali preistorici richiede una forte competenza anatomica, in fin dei conti non si può “mettere la carne sulle ossa” senza sapere quello che si fa".

Come procedi solitamente? Quali strumenti utilizzi?
"Solitamente si parte da materiale fotografico oppure da  illustrazioni delle ossa fossili. Queste si integrano con una ricerca online per vedere se altri artisti si sono già cimentati con lo stesso animale e poi si cerca di tracciare un parallelo con animali attualmente esistenti per trarne ispirazione. Poi io lavoro con pennello e tempera elaborando anche con il computer, tento di sfruttare al meglio entrambi gli strumenti".

So che hai anche realizzato dei modelli per dei musei e parchi a tema.
"In quel caso si parte da modelli in 3d degli animali, come nel caso della mostra itinerante “Dinosauri in carne ed ossa”. Poi gli stessi sono stati realizzati fisicamente per mezzo di frese e con il lavoro di scultura".

E per quanto riguarda la resa dei colori? Di che colore erano i dinosauri?
"Questo aspetto è uno di quelli in cui ci è permesso muoverci con più libertà. A parte un’eccezione ( ) nessuno sa di che colore fossero. Certo, molto probabilmente non saranno stati rosa a pois ma non è nemmeno escluso che lo fossero. Se teniamo conto del fatto che i dinosauri sono i diretti antenati degli uccelli è facile immaginare che anche loro sarebbero potuti essere particolarmente variopinti e questo ci permette una certa espressività. Resta il fatto che il dubbio c’è sempre. Un’esempio che si fa spesso, se qualcuno trovasse lo scheletro di una zebra, mai e poi mai (anche basandosi su altri animali simili e sull’ambiente circostante) potrebbe inventarsi che, di fatto, era bianca a righe nere".

Secondo te il mitico Dylophosaurus di “Jurassic Park”, sputava veramente veleno?
"Non credo proprio, ma in verità nemmeno per questo aspetto possiamo essere sicuri al 100%. Purequel collare giallo e rosso che apriva prima di sputare, non possiamo ricostruirlo dai fossili. Anche in questo caso, pensa alle ossa di un tacchino, o di un pollo. Partendo da lì, come puoi immaginarti i bargigli, cresta e tutto quanto?"

Guardando alcuni lavori sul tuo sito ce n’è uno che spicca. Un cucciolo di T-rex, che sembra un po’ un pulcino. Solitamente non si rappresentano i cuccioli di dinosauro.
"È stato un esperimento, anche perché nessuno ha mai ritrovato le ossa di un cucciolo di Tirannosauro e, in generale, i ritrovamenti di piccoli dinosauro sono molto rari. Ho voluto esplorare l’idea del T-rex neonato proprio per un gioco di contrari. Noi ce lo immaginiamo come il più cattivo fra i dinosauri, eppure anche lui faceva uova e cuccioli. L’idea del piumino (come quello di un pulcino) deriva dalla stretta parentela con gli uccelli. È possibile che anche il T-Rex adulto potesse avere delle chiazze più o meno esteso di proto-piume morbide".

Un ultima domanda, alla mostra ci sono diversi tuoi colleghi, tu li conosci? Com’è la “scena” dei paleoartisti?
"Diciamo che conosco molto bene quelli italiani, alla fine siamo circa una decina, ci sentiamo spesso e ci scambiamo opiniono continuamente.  È interessante notare come, ognuno, ha il proprio personalissimo approccio e stile e questo si traduce in una varietà notevole nell’espressione che, sicuramente, alla mostra non potrà passare inosservata".

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