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Un presidio di sorellanza e protesta davanti alla Procura
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18.12.21 - 15:070

Un presidio di sorellanza e protesta davanti alla Procura

Il collettivo Io l'8 ogni giorno si è riunito oggi a Lugano per far nuovamente sentire la propria voce.

«Oltre alla violenza che già subiscono, le donne devono scontrarsi anche con un sistema che non è capace di proteggerle», è stato sottolineato.

LUGANO - Un'aggressione subita da una donna pochi giorni fa all’autosilo Balestra di Lugano ha suscitato indignazione e sconcerto in molte persone. Come è possibile, si sono chiesti in molti, che una donna minacciata di morte, aggredita e che è riuscita a salvarsi grazie all’intervento di terzi, si ritrovi ora a dover vivere nella paura, mentre il suo aggressore è lasciato a piede libero?

«Purtroppo questo non è un caso isolato. È anzi ciò che normalmente succede in queste situazioni. Le donne minacciate e aggredite ancora oggi non ricevono il dovuto ascolto e la dovuta protezione. Nonostante le denunce, i colpevoli vengono lasciati liberi e possono continuare a terrorizzare, molestare e aggredire. Anche i provvedimenti restrittivi si rivelano purtroppo spesso illusori e inefficaci, come dimostrato dal recente tentato femminicidio di Solduno», lamenta il collettivo Io l'8 ogni giorno.

Che oggi ha organizzato un presidio "di sorellanza e protesta" davanti alla Procura di Lugano: «Oltre alla violenza che già subiscono, le donne devono scontrarsi anche con un sistema che non è capace di proteggerle», è stato più volte sottolineato. «Ma noi donne siamo stufe. Siamo stufe dell’inerzia delle autorità. Siamo stufe di dover aver paura. Siamo stufe di non essere credute. Siamo stufe di non ottenere giustizia». 

La violenza maschile sulle donne «è un fenomeno costantemente banalizzato, normalizzato e tollerato», ha ricordato ancora il collettivo. La polizia interviene infatti in Ticino mediamente tre volte al giorno per casi di violenza domestica. Inoltre, quasi una donna su due è confrontata in Svizzera a una qualche forma di violenza all’interno di una relazione di coppia. Il piano d’azione cantonale presentato il 24 novembre non si è tuttavia dimostrato all’altezza dell’obiettivo, per il collettivo, visto che il discorso di fondo sarebbe che tutto va già piuttosto bene, che non servono risorse supplementari, che gli strumenti esistenti sono già adeguati, che i vari professionisti sono già formati.

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