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10.12.21 - 06:000
Aggiornamento : 10:06

«Contro Omicron possiamo ancora alzare un piccolo muro. Per rallentarla»

Il medico cantonale Giorgio Merlani sull'arrivo della più contagiosa variante: «Era qualcosa che ci attendevamo»

E sulle condizioni del paziente "Omicron": «Non presenta segni di gravita allo stato attuale»

BELLINZONA - Il rilevamento di Omicron in Ticino era solo una questione di tempo. «Che la variante ora sia presente in Ticino è, sì, una notizia, ma è anche qualcosa che ci attendevamo» commenta il medico cantonale Giorgio Merlani. La scoperta del "paziente Omicron 1" è emersa grazie ai parametri di osservazioni adottati dall’Ufficio del medico cantonale (provenienza da paesi con trasmissione comunitaria della variante, eventuali contatti e indizi microbiologici).

«Nel caso emerso c’è stata l’esposizione in un Paese» precisa ancora il medico cantonale.

Come sta il paziente? 
«Non presenta segni di gravità allo stato attuale».

Oggi cosa si può ragionevolmente fare contro Omicron in Ticino? Rallentarne la diffusione, fermarla?
«L’abbiamo visto purtroppo a livello mondiale, con la diffusione del virus all’inizio e con le diverse varianti dopo, sono esse che decidono come si diffondono. Noi possiamo cercare di alzare un piccolo muro, possiamo rallentare e contenere, ma non garantire che non arrivino».

E sul fatto che ora ci sia a tutti gli effetti?
«L’aspetto più importante ora sarà capire la tempistica e la velocità con cui si diffonderà ed è per quello che investiamo ancora delle energie per cercare di contenerla e rallentarla».

Gli ultimi giorni sono stati un crescendo di cattive notizie. Dalle cure intense sotto pressione oltralpe, ai contagi in aumento anche in Ticino, ai cinque morti per Covid dopo il giorno festivo. Cosa succede?
«È la conferma dell’andamento epidemiologico. Con sempre più casi sono inevitabili gli aumenti di ricoveri negli ospedali e in cure intense. Sappiamo che c’è un ritardo di tempo tra un aumento e l’altro. I cinque decessi sono in ogni caso qualcosa che colpisce». 

La pressione sulle cure intense in Ticino è meno pesante rispetto ad oltre San Gottardo. Si arriverà a Natale senza peggioramenti?
«A Natale si arriverà “tranquilli” se riusciremo a contenere le infezioni. Ma questo dipenderà dalle misure in atto e da come sapremo comportarci. Ricordo che tutte le misure che funzionano per Omicron, funzionano anche per Delta. Non dimentichiamoci delle buone abitudini: lavarsi spesso le mani e, soprattutto, portare la mascherina quando non si possono tenere le distanze».

E sulle cure intense?
«Le cure intense, ricordiamoci, non accolgono solo pazienti coronavirus, anche se sono una dozzina di persone non significa che questo non abbia un impatto sul personale dell’ospedale. E comunque sono dodici letti occupati da casi Covid, invece che da persone che devono sottoporsi a un intervento chirurgico o hanno avuto un incidente. Più che chiedersi quanti posti abbiamo ancora, dovremmo domandarci quanti posti abbiamo dovuto occupare a scapito di altre cure». 

Infine c’è il logorio del personale curante. Come va?
«Osservo che ci sono cittadini che scrivono lamentandosi per aver atteso troppo in pronto soccorso e per avere un tampone. Il personale è due anni che lavora al fronte e fa tutto il possibile, ma è chiaro che la stanchezza subentra per tutti. Anche questo è coronavirus, non sono solo i contagi, ma anche la qualità delle cure che alla lunga rischia di risentirne».

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