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Le discoteche: «Non ci chiudono perché non vogliono darci gli aiuti»
Keystone
CANTONE
02.12.21 - 06:000
Aggiornamento : 11:22

Le discoteche: «Non ci chiudono perché non vogliono darci gli aiuti»

Il Woodstock di Bellinzona e il Jungle di Lugano bocciano mascherina e consumazione al tavolo auspicate da Berna.

E l'alternativa sarebbe una sola: «Introdurre il tampone obbligatorio per tutti, vaccinati e non».

LUGANO - Serata in discoteca? Sì, ma con la mascherina. E, per sorseggiare birra o cocktail, tutti seduti. È questa la proposta, una delle molteplici, formulata e messa in consultazione martedì dal Consiglio federale. E mentre si attende una decisione ufficiale, la movida locale vede nero, e ai ticinesi passa la voglia di scatenarsi in pista (vedi video).

Un concetto «invivibile» - «Per una discoteca imporre la mascherina e la consumazione solo da seduti è praticamente come dire “chiudete”», commenta Marco Acocella, gerente del Woodstock di Bellinzona. «È invivibile come concetto di locale notturno, oltre che difficilmente praticabile dal punto di vista dei controlli».

Puntare tutto sui test - Ma l’alternativa, secondo Acocella, c’è. «E la proponiamo al Cantone, così che possa eventualmente essere esposta al Governo federale nel quadro della consultazione». L’idea non è tanto quella di fare un passo indietro, «ma piuttosto uno in avanti, introducendo il tampone obbligatorio per tutti, vaccinati e non, per accedere alla discoteca, lasciando da parte queste nuove disposizioni». Questo perché, spiega Acocella, «il vaccino, sì, aiuta, ma c'è comunque la possibilità di contagiarsi. Noi ci faremmo carico del costo dei test per tutta la nostra clientela».

«Niente chiusura per non darci gli aiuti» - Una possibilità, quella dei test per tutti, che piace anche ad Andrea Montini, comproprietario della discoteca Jungle e del bar-ristorante Shaker di Lugano. Un Montini che, dopo le disposizioni annunciate, si dice però deluso. «Il danno, per il Jungle, sarebbe enorme. Tenere aperto con l’obbligo di tenere la mascherina e di consumare solo da seduti è insostenibile. E per noi sicuramente è quasi meglio chiudere il club». L’impressione, continua, «è che non ci vogliano chiudere per non concedere gli aiuti. È questo il messaggio che passa, e a noi dà fastidio». 

Percorrere altre strade - E, per quanto riguarda i rischi epidemiologici, Montini fa chiarezza: «Mettere il divertimento contro la salute può sembrare un discorso un po’ eccessivo. Però si potrebbero trovare delle soluzioni diverse, per esempio imponendo il test a tutti, vaccinati e non, con la valenza di 24 ore come proposto da Berna».

L'impegno c'è - L’attenzione verso la situazione sanitaria non sarebbe inoltre mai mancata, sottolinea infine Montini: «Siamo stati, con lo Shaker, i primi in Svizzera a introdurre il Covid Pass obbligatorio in un ristorante. L’abbiamo fatto di nostra iniziativa ad agosto, creando un protocollo su misura con la Polizia e la Città di Lugano».

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