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«L'effetto del vaccino così breve ha cambiato le carte in tavola»
Ti-Press/ M.L.
CANTONE
30.11.21 - 07:400
Aggiornamento : 13:57

«L'effetto del vaccino così breve ha cambiato le carte in tavola»

Mattia Lepori, vice capo dell'area medica dell'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), ospite di Piazza Ticino. 

L'esperto, con grande onestà, critica l'applicazione del Certificato Covid. E spera in alcune restrizioni che potrebbero rendere l'imminente inverno meno doloroso. Guarda il video.

BELLINZONA - Come in un infinito giorno della marmotta. In cui le cose si ripetono senza sosta. È la claustrofobica situazione creata dal Covid-19. Anche e soprattutto negli ospedali. Ne sa qualcosa Mattia Lepori, vice capo dell'area medica dell'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), ospite di Piazza Ticino.

Siamo arrivati a fine novembre 2021 con la curva dei contagi di nuovo alta. Quanto è grande la frustrazione?
«C'è incertezza. Stanchezza. La metafora del giorno della marmotta ci sta. Siamo preoccupati per lo sforzo che verrà di nuovo richiesto agli operatori sanitari. E anche per il fatto che forse dovremo ancora sacrificare attività non urgenti per curare malati Covid. In estate era stato fatto un calcolo sui posti letto. Probabilmente sarà necessario riconvertire letti "normali" per i pazienti che hanno il coronavirus». 

Non è un po' deluso dalla breve efficacia temporale del vaccino?
«È stata sicuramente una notizia negativa maturata in queste ultime settimane. E ha cambiato le carte in tavola rispetto a quanto ci si immaginava in estate. Inizialmente si pensava a una copertura di almeno 12 mesi. Ci si sta rendendo conto che non è così. Sarà necessario un richiamo. Ciò non significa che i vaccini non siano efficienti. Lo sono. Qui stiamo parlando di tempo, di durata».

Ora c'è pure la variante Omicron...
«Come tutte le novità danno luogo a un dibattito che da scientifico si trasforma in mediatico. Bisogna stare vigili, ma evitare l'ennesimo allarmismo. Non mi piace la diffusione di questa discussione ad ambienti non competenti. Purtroppo all'interno della comunità scientifica ci sono persone che si sono prestate a questo gioco. Un medico, come il sottoscritto, non può sapere tutto. Neanche sulle varianti. Bisogna essere umili di fronte alla pandemia, anche se per la popolazione questo mutamento continuo è duro da sopportare».

Come si fa a convincere una persona a fare la terza dose partendo dal fatto che le prime due non sono bastate e che c'è l'incognita Omicron?
«Ci vuole un atto di solidarietà sociale. E non bisogna scordare che prima di tutto ci si vaccina per proteggere sé stessi dai decorsi gravi. La variante Omicron, in realtà, potrebbe rappresentare uno stimolo ulteriore per vaccinarsi».

Domanda provocatoria: il Certificato Covid ha creato false certezze?
«Nell'applicazione del Certificato Covid c'è stato un errore comunicativo. È passato un messaggio sbagliato, come se il fatto di avere un Certificato Covid e accedere a determinate attività presupponesse lo stop ad altre misure di sicurezza, in particolare al chiuso. Il vaccino ha un ruolo di protezione più alto se abbinato ad altri strumenti che già conosciamo. Col "liberi tutti" è stato fatto il passo più lungo della gamba».

Se potesse, cosa cambierebbe?
«Si può andare a vedere un film, uno spettacolo teatrale o una mostra indossando la mascherina. Anche se si ha il Certificato Covid. È chiaro che in una palestra durante l'allenamento o in un ristorante mentre si mangia la mascherina non la puoi mettere. Evidentemente bisogna cercare dei compromessi tenendo conto degli interessi della collettività».

Si aspetta misure restrittive nelle prossime settimane?
«Credo che si renderanno necessarie. Penso sia assolutamente utile tornare al porto della mascherina nelle situazioni al chiuso che lo consentono».

Il tampone dà più certezze del Certificato Covid?
«Anche il tampone non rappresenta la bacchetta magica. Ha una validità di 48 ore. Ti dice come stai adesso, non come stai domani. Al momento non esiste la misura certa in assoluto». 

Lei sarebbe favorevole alla regola del 2G?
«Non lo so. Testare il più possibile è importante. E poi col 2G creeremmo ulteriori tensioni sociali di cui non abbiamo proprio bisogno». 

Come si sente, da medico, quando riceve una persona che con una vaccinazione avrebbe potuto evitare un ricovero?
«Anche prima del Covid ricevevamo pazienti affetti da altre malattie che, per un motivo o l'altro, avrebbero potuto evitare il loro ricovero. È evidente che in questo periodo storico particolare possano nascere situazioni scoraggianti. I sanitari sono di fronte a un altro inverno duro. La cosa più triste sinceramente è vedere gente che pensa che noi medici o infermieri abbiamo degli interessi nel posticipare la fine di questa pandemia. Credetemi, ne avremmo fatto tutti volentieri a meno».

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