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CHIASSO
24.10.21 - 10:030
Aggiornamento : 17:16

Gino Mäder, il talento rossocrociato del ciclismo abbracciato dai tifosi momò

Miglior giovane all'ultima Vuelta, Gino Mäder è "tornato" nel Mendrisiotto accolto da un fans club nato un po' per caso.

«Quando nel 2018 mi dissero che avrebbero creato un fans club per me pensavo a uno scherzo», sorride il 24enne. Che a tio.ch/20minuti ha confidato: «Sogno il Giro d'Italia». Prima c'è però il Tour de Suisse e la tappa con arrivo a Novazzano.

CHIASSO - Ai più il suo nome forse dirà poco, ma Gino Mäder è uno dei talenti più cristallini del ciclismo. Lo scorso anno ha conquistato la maglia di miglior giovane alla Vuelta di Spagna e il quinto posto nella classifica finale. Un piazzamento nella Top 5 in uno dei tre grandi giro (Tour de France, Giro d'Italia e appunto Vuelta) che a uno svizzero non riusciva dai tempi di Alex Zülle e Laurent Dufaux. Nel 1999, una vita fa.

Tifosi per caso - Approfittando del periodo di pausa dalle competizioni, questo weekend il 24enne ha deciso di rendere visita, assieme a tutta la sua famiglia, al suo fan club. A Flawil, in Canton San Gallo, dove è nato? No. A Zurigo, dove risiede con la compagna? Nemmeno. In Ticino, dove un manipolo di appassionati ha deciso di crearne uno. «È nato tutto un po' per caso, quando Gino era ancora pressoché sconosciuto», ci ha spiegato il presidente Nadir Fieni. «Era il 2018 ed eravamo a Innsbruck a seguire i Mondiali. A un certo punto è comparso il papà di Gino Mäder, classificatosi quarto nella gara Under 23. Vedendo che eravamo svizzeri abbiamo cominciato a parlare e ci siamo dati appuntamento al giorno successivo per seguire insieme la gara dei professionisti. Figuriamoci se verranno, ci siamo detti. E invece il giorno dopo sono arrivati lui e Gino. Da cosa nasce cosa e così abbiamo deciso di creare il fans club».

Accolto dai fan e da Toto Cavadini - Un sodalizio che oggi conta una ventina di persone e che evidentemente porta fortuna a Mäder, visto che in giugno il club si è recato ad Andermatt per vedere l'ultima tappa del Tour de Suisse, conclusasi proprio con le braccia del 24enne alzate al cielo. E per ricambiare l'affetto, il giovane ciclista ha quindi deciso di accettare l'invito e di recarsi a Chiasso appositamente per far visita ai suoi tifosi. Un incontro che per scelta è stato pubblicizzato solo con un passaparola e che si è velocemente trasformato in un momento di festa con pietanze, bibite e musica tipicamente momò. «Avevamo pensato a un DJ, ma alla fine chiamato il Toto Cavadini», ci ha confidato ridendo un altro membro del club.

Ticinesi gente simpatica - E che sia un ragazzo alla mano Mäder l'ha dimostrato anche concedendoci un'intervista in cui ci ha spiegato come, nonostante in passato abbia corso per un anno con la maglia del Velo Club Mendrisio, conosca «purtroppo» poco il Ticino, «una delle regioni più belle della Svizzera e con gente simpaticissima». «Sono stato qualche volta al Centro sportivo di Tenero, ma quando correvo per il VC Mendrisio ho trascorso davvero poco tempo qui. La famiglia della mia ragazza però ha una casa ad Acquarossa e conto di andarci qualche volta», assicura Mäder. Sul fans club a lui dedicato si è invece detto incredulo, a maggior ragione perché nato quando era ancora un ciclista praticamente sconosciuto.

Nessun rimpianto - Ma l'incontro è stato anche evidentemente l'occasione per parlare di ciclismo. Partendo dal recente passato. Durante l'ultima stagione c'è stato l'ottimo risultato alla Vuelta, che poteva essere pure migliore se non avesse dovuto lavorare per Jack Haig (giunto 3°). «Ma non ho rimpianti - ribatte Mäder - ero lì per aiutarlo e sono contentissimo così». E poi c'è stata anche la tappa alla Parigi-Nizza "rubatagli" a pochi metri dal traguardo da Primoz Roglic: «Con il poco vantaggio che avevo all'inizio della salita finale sapevo che sarebbe stata dura ed ero stupito di essere ancora in testa all'ultimo chilometro. Chiaramente ci credevo - ricorda il ciclista -. Ma se Roglic mi avesse lasciato la vittoria chi era con lui avrebbe potuto superarlo. Quindi fa male perdere così, ma fa parte del gioco e bisogna accettarlo».

A Novazzano sognando il Giro - Per quanto riguarda i suoi obiettivi futuri, il programma delle corse per il prossimo anno deve ancora essere definito con la sua squadra (la Bahrain Victorius), ma quasi sicuramente sarà al via del Tour de Suisse, in cui ci sarà una tappa con arrivo a Novazzano. Il sogno della carriera è invece chiarissimo: «Se dovessi scegliere una corsa che vorrei vincere, sceglierei sicuramente il Giro d'Italia. È una corsa speciale e affascinante. E poi le gare a tappe di tre settimane mi si addicono di più rispetto alle corse di un giorno».

Oltre le gambe c'è di più - Cortese e disponibile, Gino Mäder è anche decisamente maturo per la sua giovane età. Innanzitutto per l'iniziativa avuta durante la Vuelta di versare un euro in beneficenza per ogni corridore che battuto in ogni tappa: «Alla fine ho versato 4'529 euro a Justdiggit, un'organizzazione che si occupa di lottare contro il riscaldamento globale piantando alberi in zone aride come quella del Sahara. Certo, non mi aspettavo di pagare così tanto!», sorride. In Spagna si era come detto presentato senza troppe ambizioni personali. E poi per la risposta dataci quando gli abbiamo chiesto se i genitori - entrambi ex ciclisti - si fossero ispirati a Bartali quando hanno deciso di chiamarlo Gino. «No - chiarisce - ma sono comunque onorato e fiero di essere accostato a lui. Sono tuttavia lontanissimo da ciò che è stato Bartali per il ciclismo e non solo. Ciò che ha fatto per gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale l'ha reso un uomo con la U maiuscola». Pensieri che per un ragazzo di 24 anni, cresciuto a pane e ciclismo, sono tutt'altro che scontati.

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