CECAL, tutti sotto un tetto: «Un unicum in Svizzera»
FVR / M. Franjo
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CANTONE
21.09.21 - 12:070
Aggiornamento : 16:11

CECAL, tutti sotto un tetto: «Un unicum in Svizzera»

È stata inaugurata oggi la Centrale Comune di Allarme che riunisce gli enti di primo intervento a livello cantonale.

Gobbi: «Un risultato storico per un cantone all’avanguardia nella protezione della popolazione». De Rosa: «Un salvavita». Cocchi: «Giorno importante».

BELLINZONA - Tutti sotto a un tetto. Dal primo aprile scorso. Gli enti di primo intervento a livello cantonale - 112, 117, 118 e 144, oltre al numero della centrale d’intervento dell’Amministrazione federale delle Dogane (AFD) - hanno trovato casa a Bellinzona. E oggi la Centrale Comune di Allarme (CECAL) - completata di recente con gli ultimi tasselli, l’avvento nello stabile della Centrale d’allarme cantonale (144) e della Federazione Cantonale Ticinese Ambulanze (FCTSA) - vive finalmente il giorno del suo battesimo ufficiale. 

Un unicum in Svizzera - A inaugurare la struttura vi è, naturalmente, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. «Questo è un risultato che si può definire storico», esordisce con orgoglio il Consigliere di Stato. «La Centrale è un unicum a livello svizzero e questo ci pone sempre più come cantone all’avanguardia nella protezione della popolazione. Le attività degli enti di primo intervento in questo modo vengono coordinate».

Visione lungimirante - La Centrale, durante la pandemia, ha pure ospitato lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC). «Riunire sotto un unico tetto queste diverse realtà è stato lungimirante, soprattutto durante il periodo più buio della crisi. Quando gli spostamenti erano sconsigliati, infatti, è stato fondamentale poter riunire la maggior parte degli attori in uno spazio adeguato», sottolinea Gobbi. 

Un salvavita - La vicinanza di tutti gli enti è fondamentale per intervenire in maniera rapida ed efficace. «Unire le forze migliora la tempestività e la qualità dell’intervento», ha da parte sua precisato il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. «Questa vicinanza ha giovato ai cittadini nel momento del bisogno». E la prova la si è avuta nella primavera del 2020 con l’avvento del coronavirus. «La centrale è stata una delle nostre forze. E con l’integrazione del 144 è diventata ancora di più un salvavita, garantendo il riconoscimento e la segnalazione precoce».

«Giorno importante» - Ovviamente soddisfatto per il completamento del progetto d’integrazione di tutti gli enti anche il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi: «Oggi è un giorno importante. L’integrazione del 144 rappresenta la chiusura del cerchio». Un maggior coordinamento che va a braccetto anche con la tecnologia. «La nostra Centrale è attualmente la più moderna della Svizzera. L’integrazione dei vari partner è stata semplice». La CECAL è oggi un vero e proprio centro di competenze. «Chi cerca aiuto - conclude Cocchi - atterra in questo centro. Grazie a questo oggi siamo ancora più celeri e coordinati».

Primi della classe - L’ultimo a intervenire è il Presidente della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), il Dottor Luciano Anselmi. «Eravamo i primi della classe dieci anni fa quando abbiamo introdotto il 144, siamo nuovamente i primi della classe ora con questo Centro». Per Anselmi la popolazione non potrà che beneficiare di questa nuova situazione: «Il coordinamento delle risorse sarà sempre più mirato, efficiente e rapido. D’altronde basterà aprire una porta e discutere con i colleghi per preparare un intervento». 

I numeri - Il lavoro, numeri alla mano, di certo non manca. In pochi anni il numero delle chiamate è infatti passato da 256’000 (2018) a 372’000 (2020). «Ogni due ore un ticinese richiede il nostro intervento», ricorda il Presidente di FCTSA, che poi snocciola altri dati. «Un ticinese su quindici ha avuto un contatto con i servizi di soccorso, mentre ai centralini arrivano oltre undici chiamate all’ora (in totale 104’663 nel 2020, ndr)». Anche per quanto riguarda la rianimazione di una persona in arresto cardiaco il Ticino è all’avanguardia: «Più di un ticinese su sei è in grado di effettuare una rianimazione», conclude Anselmi. «Il tasso di sopravvivenza è attualmente al 60%, sul livello di quello che troviamo ad esempio a Las Vegas. La media svizzera è invece solo del 20%».

FVR / M. Franjo
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