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LUGANO
09.09.21 - 06:450
Aggiornamento : 08:43

«Ieri puntavano sull'arte, oggi vogliono far mercato»

Vita da gallerista per oltre quarant'anni nel mondo dell'arte.

Elena Buchmann ripercorre la sua carriera che l'ha resa testimone delle evoluzioni del panorama artistico contemporaneo.

di Redazione
MANUELE MOGHINI

LUGANO - Da oltre quarant’anni Elena Buchmann ha fatto dell’arte il centro della sua vita. Collezionista appassionata, rappresenta una figura di spicco nel panorama svizzero, che ha visto evolvere e di cui è stata protagonista insieme ai “suoi” artisti.

Come è iniziato il suo lungo viaggio nell’arte?
«Mio marito Felix e io eravamo già giovani collezionisti. Nel 1975 si è liberato uno spazio sotto il suo studio di pubblicità e marketing a San Gallo, per cui abbiamo deciso di esporre gli artisti svizzeri che vedevamo nei musei e di cui ci piacevano le opere. Il primo è stato il grigionese Matias Spescha».

Poi come si è evoluta la vostra attività?
«Nel 1983 ci siamo trasferiti a Basilea, in un ampio spazio situato proprio accanto al museo d’arte contemporanea, adatto all’esposizione di sculture, che ci interessavano molto. In questi anni abbiamo deciso di dedicarci interamente all’arte e ci siamo anche aperti ad artisti internazionali, come Mario Merz o Richard Long».

Come sviluppavate i rapporti con gli artisti?
«A quell’epoca esponevamo solo autori ancora in vita, il dialogo diretto con loro era fondamentale. Entravamo in contatto con nuove personalità in modo naturale, attraverso una fitta concatenazione di conoscenze. Ciò che ha stimolato i nostri contatti è sempre stata la curiosità nei confronti delle opere che avevamo la possibilità di vedere».

Dalla Svizzera interna siete poi approdati in Ticino.
«A partire dal 2000 abbiamo deciso di rallentare il ritmo delle mostre, inoltre mio marito amava cambiare continuamente. Ci siamo quindi installati in uno spazio ancora più ampio, ad Agra, per riuscire a esporre sculture di grandi dimensioni. Visitatori e collezionisti venivano a trovarci sulla Collina d’Oro, tuttavia lo scorso anno ho deciso di mantenere solo lo spazio situato nel centro di Lugano».

Come mai questa decisione?
«Sono convinta che di questi tempi sia necessaria una maggiore raggiungibilità, così è più facile ricevere visite. Inoltre, qui mi trovo nel pieno della città e con le vetrate della galleria posso offrire ai passanti e ai visitatori del vicino Museo d’Arte della Svizzera italiana una gradevole visuale delle opere d’arte che espongo».

Quale tipo di rapporto ha instaurato con gli artisti con cui ha lavorato?
«Sono sempre stati di collaborazioni molto intense. Negli anni ho collezionato alcuni aneddoti indimenticabili, come il legame con Dieter Roth: ricordo che quando veniva a cena a casa nostra intratteneva i nostri figli con una piccola fisarmonica».

Come è cambiato il panorama dell’arte nel corso degli anni?
«Prima di tutto oggi gli artisti sono molto più numerosi. Se un tempo ci si “sentiva” artista, adesso è sempre più una vera professione: i giovani emergenti sono subito orientati a entrare nel flusso del mercato. Il maggior numero di artisti attira poi collezionisti e compratori più numerosi, tra cui attualmente figurano anche coloro che vedono l’arte contemporanea come un investimento».

Qual è stato il ruolo del suo lavoro nella sua vita privata?
«I miei figli sono cresciuti circondati dall’arte e dai personaggi che ho sempre frequentato. Oggi anche mio figlio è gallerista, si occupa di gestire la Buchmann Galerie a Berlino».

Ad Art Basel per vendere e comprare arte
«Alla fine del mese ci attende l’annuale appuntamento a Basilea: con la mia galleria sono presente ad Art Basel ininterrottamente dal 1981. È un grande impegno perché è necessario mantenere costante un’offerta di alto livello, in quanto si tratta di una delle fiere più quotate del mondo», afferma Elena Buchmann, che anche quest’anno parteciperà alla manifestazione che avrà luogo a fine settembre nella città sul Reno.

«Lo scopo delle fiere d’arte rimane in primis la compravendita di opere, e si tratta di un sistema che a mio avviso ancora oggi funziona molto bene: tra gli stand si crea un’atmosfera vivace che incoraggia i compratori ad acquistare. Inoltre, questi momenti costituiscono grandissime occasioni per promuovere i propri artisti, perché alle fiere partecipano anche i curatori dei più importanti musei, che sono sempre in cerca di nuovi nomi da esporre».

Zanotti
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