Vales
Una riabilitazione che fa gruppo
CANTONE
06.09.21 - 06:300
Aggiornamento : 11:44

La riabilitazione dopo il cancro al seno avviene anche in pedana

L’associazione Vales propone un programma speciale di riabilitazione per le donne operate di cancro al seno

Elena Franconi: «Cercavamo qualcosa che unisse sport e riabilitazione post cure oncologiche, che fosse tanto innovativo quanto specialistico»

di Redazione
MATTEO CASARI

LUGANO - L’idea è giunta in Ticino grazie al fisioterapista Roberto Bianchini, fondatore dell’organizzazione che ha voluto creare un’attività riabilitativa per aiutare le pazienti. Elena Franconi, membro di Vales e responsabile del progetto, ci ha fatto conoscere quest’attività innovativa.

Perché proprio la scelta della scherma?
«Nessuno di noi dello studio conosceva bene questa disciplina. Cercavamo qualcosa che unisse sport e riabilitazione post cure oncologiche, che fosse tanto innovativo quanto specialistico, e ci siamo ispirati all’idea di alcuni colleghi francesi. Loro sono riusciti, dopo anni di prove, a constatare quanto la riabilitazione tramite la “scherma terapeutica” apportasse molteplici benefici, in uno scenario post operatorio di tumore al seno».

In cosa consiste l’attività che le partecipanti intraprendono?
«La nostra è una “scherma terapeutica”, non è la stessa che si vede alle Olimpiadi, non ci sono duelli. In questo caso è un lavoro individuale e di gruppo, che consiste in un percorso impegnativo. La nostra peculiarità è che la disciplina è insegnata da una maestra d’armi, che è affiancata da un fisioterapista».

Cosa si chiede alle pazienti?
«Diversifichiamo il percorso in base alla loro situazione dopo l’intervento, e dato che questa può essere molto variabile, si possono incontrare delle difficoltà. Vogliamo aiutare ogni persona a raggiungere tutti gli obiettivi del programma».

I movimenti con la sciabola riabilitano il corpo dopo l’operazione?
«Proprio questo rende la disciplina ideale per accelerare la guarigione post operatoria. Le conseguenze dell’intervento spesso sfociano in dolori e difficoltà nel muoversi. Le gestualità con la sciabola aiutano pian piano a riacquisire ampiezza, confidenza e grazia nei movimenti, partendo dalla parte più colpita, ovvero il braccio, coinvolgendo man mano tutto il corpo».

Quali sono i benefici effettivi?
«I vantaggi sono molteplici. Lo scenario post-operatorio può risultare più o meno complesso, traumi e cicatrici rischiano di compromettere anche la postura e la mobilità quotidiana. La scherma ha dei benefici provati che diminuiscono la recidività della malattia, oltre a ridurre linfedemi, attenuare i dolori, e riprendere un corretto movimento».

Un impegno come questo è d’aiuto anche a livello psicologico e sociale.
«Certamente. Risulta fondamentale stare in gruppo poiché aiuta a non chiudersi nella propria abitazione o in sé stessi. Avere uno scopo da raggiungere, frequentare un ambiente che non sia ospedale o casa e confrontarsi con persone dalla situazione simile è molto confortante. Combattere la malattia con una sciabola in mano rafforza l’autostima. Inoltre, rispetto ad altri sport come il nuoto, l’abbigliamento comodo usato è anche un’arma contro le cicatrici e segni eventuali lasciati dall’operazione o dalle cure».

Che obiettivi vi siete prefissati in futuro?
«Dare l’opportunità a più persone è la nostra priorità, in quanto questa attività offre un netto miglioramento della qualità della vita. Per questo prendiamo in considerazione l’eventualità di aprire altre sedi. Attestare che il nostro impegno è utile e rende felice chi partecipa è già un successo».

Dalla Francia tra riabilitazione e divertimento
L’idea della “scherma terapeutica” proviene dalla Francia. Roberto Bianchini e i suoi collaboratori, tramite il suo studio a Lugano, hanno voluto creare in Ticino un’attività innovativa e ludica per affrontare la riabilitazione, seguendo già da molti anni pazienti oncologici. Il target delle donne affette da tumore al seno è stato scelto in quanto molto frequente e sempre in aumento. È stato in Francia che il team ticinese di fisioterapisti ha potuto conoscere la dottoressa Dominique Hornus-Dragne, le cui tecniche di riabilitazione fisica sono state adattate con successo alla disciplina della scherma. Elena Franconi, collaboratrice di Bianchini da molti anni, ha vissuto in prima persona la genesi del progetto: «Volevamo vedere sul posto questa attività, ma la dottoressa fece di più. Ci offrì una vera e propria formazione in materia, e così io e Roberto Bianchini, unitamente alla maestra d’armi Cinzia Sacchetti, partimmo per Tolosa e tornammo con la nostra idea».

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