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MENDRISIO
06.07.21 - 06:000

«In autunno nuove restrizioni, vedrete»

Il medico più controverso del Ticino torna sulla scena. Ed entra di nuovo in rotta di collisione con l'Ordine

MENDRISIO - Roberto Ostinelli rimarrà con noi anche dopo il lockdown, un po' come il virus. Il medico più controverso del Ticino - sospeso dall'Ordine a febbraio - è stato senz'altro uno dei protagonisti della pandemia alle nostre latitudini. Assieme al dottor Merlani e il dottor Garzoni, per citarne alcuni, ma dalla parte opposta della barricata.

La novità - ma era nell'aria - è che non ha intenzione di sparire dalla scena. Il medico internista di Mendrisio ha diramato un comunicato in cui annuncia di avere creato un'associazione, Arca21, per promuovere la libertà di pensiero a livello locale e non solo. Si occupa di agricoltura, medicina, consumi, e somiglia vagamente a un movimento politico (ma non lo è - forse). Lo abbiamo intervistato per capirne di più. 

Dottor Ostinelli, è tornato a far sentire la sua voce, a sei mesi dalla sospensione dall'Ordine dei medici. 
«Non è esatto. Tecnicamente non sono ancora stato sospeso un solo giorno»

A febbraio l'Omct ha preso un provvedimento, a seguito delle sue affermazioni sui social. 
«Ho fatto ricorso, e ora la vertenza è pendente presso la Associazione dei medici svizzeri (Fmh). La notizia della sospensione è stata diffusa dall'Ordine come certa e definitiva, cosa che non era: su questa vicenda è in corso una causa legale tra me e l'Ordine».

La sua attività, quindi, è proseguita normalmente. 
«Assolutamente. A eccezione del fatto che ho dovuto spiegare ai miei pazienti che lo studio rimaneva aperto: un po' di lavoro supplementare». 

E non ha perso pazienti, a seguito delle sue dichiarazioni sul Covid?
«Difficile dirlo. Può darsi. Di sicuro sono arrivati alcuni pazienti nuovi, spinti proprio dalla condivisione delle mie idee». 

Ora ha creato un'associazione. Le sue idee hanno un seguito?
«Abbiamo creato l'associazione a fine aprile. Al momento abbiamo oltre un migliaio di iscritti». 

Nel concreto, su quali attività vi state concentrando?
«Attualmente abbiamo realizzato un social network interno, per la condivisione di opinioni e notizie al riparo dalla censura. Ultimamente i social tradizionali hanno dimostrato di non dare spazio alle opinioni critiche. I miei post vengono regolarmente bloccati»

Le tematiche trattate sono tante: sanità, educazione, informazione. Addirittura l'agricoltura. 
«La base del benessere è un'alimentazione sana. Vogliamo creare una rete di produttori locali, ma anche di medici, professionisti, accomunati dalla sensibilità critica nei confronti della situazione attuale». 

Una "cosa" politica?
«Inevitabilmente ci occupiamo di temi comuni alla politica, ma l'associazione è espressamente a-politica. Io personalmente vorrei che ne rimanesse il più possibile lontana». 

E lei, in futuro, non pensa di entrare in politica?
«Mai. La politica è paralizzata dagli interessi di gruppi economici e di potere. Non mi interessa. E me l'hanno già proposto, guardi: due esponenti di un partito ticinese, alle scorse comunali. Volevano candidarmi, ho rifiutato». 

Quale partito?
«Non lo dirò»

Le sue posizioni sono allineate a quelle dell'Udc, a livello nazionale. Ad esempio per quanto riguarda la legge Covid. 
«Personalmente non sono vicino all'Udc, ma ho votato "no" al referendum sulla legge Covid. Mi preoccupa il ricatto finanziario a cui è stata sottoposta la popolazione. Come mi preoccupa tutta la gestione della pandemia, a livello federale e cantonale. Ci si è affidati a comitati scientifici e apparati di contact-tracing, trascurando l'unica vera cura al Covid». 

Sarebbe?
«La relazione medico-paziente, che è completamente saltata negli ultimi mesi. Senza una presa a carico efficace, il sistema immunitario va in crisi e possono esserci conseguenze gravi. Ma il Covid, lo dico senza problemi, di per sé è curabile e non servono i vaccini, se non per le persone molto anziane». 

Lei ribadisce, quindi, la sua posizione anti-vaccini. 
«Stiamo assistendo a una campagna vaccinale irresponsabile, addirittura vengono vaccinati gli adolescenti. Il dilagare delle varianti non è altro che una conseguenza di questa politica: vaccinare così velocemente un numero così grande di persone, mette inevitabilmente sotto pressione il virus, che muta più rapidamente proprio nei paesi dove si è vaccinato di più. Israele, Gran Bretagna. Per fortuna, in Svizzera si è proceduto più lentamente, ma le conseguenze arriveranno anche qui e tornerà il lockdown.

Il Consiglio federale non ne è così sicuro. Ha elaborato diversi scenari. 
«In autunno-inverno avremo nuovi provvedimenti restrittivi. Ce lo stanno già dicendo. Con la strategia attuale, non si può che andare in quella direzione». 

Lei è già stato oggetto di provvedimenti, per queste posizioni. Continuerà a metterci la faccia?
«Ritengo che sia un mio dovere, come medico. Chiaro che c'è modo e modo di dire le cose. Anche da qui nasce l'idea dell'associazione». 

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