USI
Erez Boas, rettore dell'Università della Svizzera Italiana
LUGANO
01.07.21 - 07:030

Usi, in testa alle classifiche? «È solo questione di tempo»

L'Università della Svizzera Italiana conferma la sua crescita: è tra le prime 250 università migliori al mondo

di Redazione
BEATRICE GARAVAGLIA

LUGANO - Il QS World University Ranking è un appuntamento molto atteso per tutte le università del mondo: quello che stila, in base a diversi parametri, una classifica delle migliori Università. Da due anni l’Usi si è resa protagonista, l’anno scorso inserendosi come migliore new entry, quest’anno entrando nelle 250 migliori Università al mondo. Ci siamo confrontati con Erez Boas, rettore dell’Università.

Cosa è stato fatto negli ultimi anni per espandersi da parte dell’Usi?
«Abbiamo attratto professori internazionali di alto livello, provenienti dall’Italia, dalla Germania, dagli Stati Uniti. Non solo c’è un’attrattiva per gli studenti, anche i ricercatori riconoscono che ci sono delle buone condizioni di lavoro».

C’è stata una crescita del corpo studenti negli ultimi anni?
«Con quest’anno accademico abbiamo raggiunto il numero più alto di studenti dalla fondazione. In certe materie il fatto che figuriamo bene nei ranking rassicura gli studenti che si chiedono se venire da noi, perché per loro è un investimento importante in soldi e tempo».

Quali sbocchi professionali offre l’Usi nelle varie discipline?
«Gli sbocchi naturalmente sono relativi agli studi fatti. Intorno al 93% degli studenti ha un impiego in tempi ragionevoli, siamo in linea con quella che è la media nazionale del reclutamento, malgrado il fatto che tanti studenti vengono dall’estero e questi tassi di impiego dipendono dal mercato del lavoro. Se in Svizzera la disoccupazione è dell’ordine del 3-4%, in altri paesi dove i nostri studenti si recano il mercato del lavoro ha dei tassi di disoccupazione più alti».

Nonostante l’Usi abbia una facoltà di comunicazione, in Ticino è difficile trovare persone interessate alla strada del giornalismo. Cosa pensa di questa considerazione?
«Occorrerebbero dati approfonditi sul Ticino e la relativa analisi prima di poterlo stabilire e indagarne l’eventuale perché. Da quando è stata fondata la facoltà di Scienze della Comunicazione era chiaro che bisognasse parlare di giornalismo, ma noi per alcune ragioni, in particolare poiché vi sono scuole di giornalismo non troppo lontane, non ne abbiamo creata una vera e propria. Ci sono colleghi che sviluppano una visione critica dei media, ma ci concentriamo piuttosto sulla gestione dei media. In ogni caso, una delle competenze che si imparano in questa facoltà è lo scrivere bene, cosa che poi è utile in tutti gli ambienti, e non mancano i nostri laureati che, forti di questa competenza, hanno intrapreso la strada del giornalismo».

Secondo lei cosa manca all’Usi per raggiungere le altre Università svizzere al top?
«La risposta semplice alla sua domanda è altri 25/50 anni di storia. In queste graduatorie è molto importante cosa gli altri dicono dell‘Università, le reti che portano all‘impiego e altri punti cardine. Se manteniamo l’ottava posizione in Svizzera, in un sistema nazionale molto competitivo a livello mondiale, è già un ottimo risultato. Quelle davanti a noi sono tutte grandi università con una lunga storia. Con i mezzi di cui disponiamo stiamo crescendo ragionevolmente. Quello che ci vuole è ancora un po‘ di tempo e la volontà di continuare a fare del nostro meglio».

Importante parametro di scelta per gli studenti
Fondamentale parametro di scelta per gli studenti più ambiziosi di tutto il mondo, la classifica QS World University Ranking, stilata dalla società britannica Quacquarelli Symonds, è guardata con grande attenzione dagli stessi atenei, per il prestigio che le viene universalmente riconosciuto. Se ai primi posti sono estremamente rare le novità, con l’élite dell'educazione terziaria divisa principalmente tra le due sponde anglofoni dell'Atlantico, un vanto per il territorio elvetico è sicuramente la presenza del Politecnico di Zurigo in ottava posizione. Il Ranking QS quest’anno ha analizzato 1.673 università, prendendo in considerazione diversi parametri: l’attività di ricerca accademica, la qualità dell'insegnamento offerto, la reputazione del mondo del lavoro e il grado di internazionalizzazione. Un risultato importante, dunque, quello dell’Usi, che mette in risalto il Ticino nel mondo.

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