Glamilla
A sinistra Gioele Bianchi, a destra il fratello Gregory
CANTONE
21.06.21 - 06:000

«A noi giovani piace avere il destino nelle nostre mani»

Il movimento ticinese delle bocce è in fermento e la Federazione svizzera è alla ricerca di giovani leve

I fratelli, e campioni svizzeri, Gioele e Gregory Bianchi raccontano perché hanno preferito questo sport al calcio

LUGANO - È uno dei giochi più antichi che siano mai esistiti, le sue origini risalgono al 7000 avanti Cristo. Lo sport delle bocce nasce come una disciplina per nobili e oggi è diffuso in tutti e cinque i continenti per un totale di 110 nazioni con milioni di tesserati.

Grande tradizione in Ticino
Giuseppe Cassina di Cureggia è il presidente della Federazione svizzera di bocce, che comprende 15 federazioni per un totale di 1.700 tesserati, oltre a una sezione femminile. «Da sempre il Ticino rappresenta il punto di riferimento nazionale, siamo un cantone di grande tradizione», sottolinea il presidente. «Il rilancio del settore giovanile è uno degli obiettivi prioritari del mio mandato, vogliamo avvicinare i ragazzi al gioco delle bocce. Piacere e divertimento sono i primi scopi da raggiungere, in seguito verrà anche lo spirito competitivo».

Campione svizzero a 15 anni
Chi ha già compiuto il salto di qualità è Gioele Bianchi, che a soli 15 anni ha già vinto un titolo nazionale fra gli adulti insieme a suo fratello Gregory (20), risultando il più giovane campione svizzero della storia. «È una soddisfazione speciale, una finale di questo livello è impegnativa ed emozionante». La scelta di Gioele e Gregory, che hanno preferito le bocce al calcio, è stata ampiamente ripagata, loro che si allenavano regolarmente con la palla nella società del loro paese. «Uno sport di squadra può frenare l’evoluzione personale, si dipende dall’impegno e dal rendimento di tutti i compagni. In questa disciplina hai il destino nelle tue mani. Puoi concentrarti anche sull’aspetto mentale e preparare le partite nei minimi dettagli. Perché nelle bocce sono proprio i dettagli a fare la differenza».

Calcio messo da parte
Gregory Bianchi ha giocato a calcio fino agli Allievi B, ma ha deciso di concentrarsi (con successo) sull’attività bocciofila. «L’adrenalina che ti riserva la competizione è unica, concentrazione e tecnica richiedono sempre il massimo. Sono un accostatore, prima di tirare registro mentalmente le distanze e poi metto in gioco la boccia. Ci vogliono precisione e sangue freddo». Suo fratello Gioele, che gioca regolarmente con gli adulti, è un colpitore, ma viene descritto dagli specialisti come un giocatore completo. Come si trasmette questa passione ai vostri coetanei? «Giochiamo spesso a bocce con i nostri amici, la trovano una disciplina divertente. Bisogna tirare, il resto vien da sé», sorridono i fratelli Bianchi. «È uno sport completo che richiede doti di coordinamento e di preparazione mentale. Ogni giorno ti dà la carica per scendere in campo».

Il reclutamento fra le priorità
Gregory e Gioele sono fra gli ambasciatori per il ricambio generazionale nel movimento svizzero. La Federazione nazionale, con il responsabile del settore giovanile Aldo Giannuzzi, è pronta ad appoggiare ogni iniziativa che permetta ai ragazzi di avvicinarsi a questo sport, in cui sono presenti altri talenti come Ryan Regazzoni, Jacopo Faul, Giona Nonella, Numa Cariboni, Giorgia Cavadini e i già affermati Aramis Gianinazzi, Vasco Berri e Laura Riso.

Doppio titolo iridato e campioni del domani
Solo lui, il mesolcinese Davide Bianchi, tesserato per la “Centrale” di Novazzano, è riuscito nella storia dell’intero movimento bocciofilo elvetico a conquistare due titoli di campione del mondo, nel 2005 a Detroit e nel 2015 a Roma. «Hanno segnato la mia vita e quella della mia famiglia. Mia moglie Nicla e i due ragazzi mi sono stati molto vicino, un risultato del genere non può essere frutto della casualità».

Davide Bianchi, a 52 anni, resta uno degli esponenti di punta a livello nazionale e dedica la sua esperienza alla crescita tecnica e competitiva dei suoi figli Gregory e Gioele, che hanno vinto con lui il titolo svizzero di terna. «Siamo cresciuti con queste emozioni nel cuore», raccontano i due ragazzi. «La medaglia d’oro di Roma è impressa nella nostra memoria perché eravamo presenti con la mamma. Il feeling per le bocce è arrivato anche da un avvenimento così prestigioso, siamo molto orgogliosi di nostro padre». «Adesso mi dedico al loro talento, sia Gregory che Gioele hanno una buona impostazione», conclude un papà felice.

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