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16.06.21 - 07:060
Aggiornamento : 09:07

Arresti cardiaci sui campi da calcio: «I defibrillatori ci sono, manca la formazione»

Episodi paragonabili a quanto accaduto al calciatore della Danimarca Christian Eriksen capitano anche in Ticino.

E succedono anche fra i più giovani. Per il direttore della Fondazione Ticino Cuore Claudio Benvenuti è necessario formare maggiormente chi ruota attorno alle società: «Sapere come reagire è già un buon passo per salvare una vita».

LUGANO - Le immagini del calciatore danese Christian Eriksen che stramazza al suolo a seguito di un arresto cardiaco hanno fatto il giro del mondo. Un fatto, quello avvenuto lo scorso sabato, che ha scioccato tutti. Appassionati sportivi e non. Episodi del genere, nella miriade di partite che si disputano ogni anno, non sono però purtroppo inediti nel mondo del pallone. E se Lionello Manfredonia e Giancarlo Antognoni (solo per citare due casi celebri) ce l'hanno fatta e sono sopravvissuti, lo stesso non si può dire per Renato Curi, Marc-Vivien Foé e Antonio Puerta, morti sul terreno da gioco per cause cardiache.

In Ticino dai tre ai sei casi all'anno - Se un arresto cardiaco può capitare a uno sportivo d'élite, costantemente monitorato da un punto di vista medico, a maggior ragione può succedere a qualsiasi sportivo amatoriale. E infatti in Ticino si contano ogni anno dai tre ai sei casi, conferma il direttore della Fondazione Ticino Cuore Claudio Benvenuti. «Circa il 70% degli arresti cardiaci avviene in casa. Il restante 30% è ripartito su diversi luoghi pubblici, fra le quali evidentemente ci sono anche le strutture sportive». Nella casistica rientrano però anche allenatori, accompagnatori e spettatori, non necessariamente gli atleti.

Almeno una visita medica è necessaria - Non molti, forse, ma di tutte le età: «C'è l'80enne che gioca a tennis, certo. Ma abbiamo pure assistito ad arresti cardiaci in ragazzi molto giovani, anche adolescenti, durante la pratica sportiva. Un fatto che può essere indice di un problema cardiaco importante ma magari mai diagnosticato», spiega Benvenuti. Ecco perché chi fa sport dovrebbe sempre sottoporsi a una visita medica cardiologica, anche in giovane età: «Almeno una volta va fatta, anche solamente dal medico curante. Poi, a dipendenza di quello che emerge e dal tipo di attività sportiva praticata, si definisce se ha senso farne altre e se rivolgersi a un medico più specializzato nelle valutazioni cardiologiche».

I defibrillatori ci sono - Ma a volte, come il caso di Eriksen insegna, un arresto cardiaco non è prevedibile. E in questi casi è fondamentale essere pronti per poter prestare soccorso immediato. Sostanzialmente i fattori chiave sono due: avere un defibrillatore nelle vicinanze di un impianto sportivo ed essere formati per sapere cosa fare. Nel primo caso, benché si possa sempre migliorare, la copertura è abbastanza buona, secondo l'esperto. Magari l'apparecchio non si trova direttamente negli spogliatoi, ma ce n'è uno pubblico poco distante.

A mancare è la formazione - Dove invece ci sono ampi margini di miglioramento è proprio nella formazione delle persone che ruotano attorno alle società sportive. «Troppe poche persone hanno fatto un corso sul riconoscere un arresto cardiaco, praticare una rianimazione e utilizzare un defibrillatore», sottolinea Benvenuti, che auspicherebbe un intervento in questo senso da parte delle varie federazioni sportive. «In Italia, dal mese scorso, è entrata in vigore una legge che obbliga le società ad avere un defibrillatore e del personale formato. Addirittura all'arbitro viene richiesto di controllare il defibrillatore e se non è funzionante di non far disputare la partita».

Panico di fronte all'ignoto - Per Benvenuti non occorre arrivare a tanto, ma un po' di sensibilizzazione in più è necessaria. Perché chi ha seguito un corso sa perlomeno come reagire - è importante sottolineare che c'è sempre la possibilità di restare in contatto telefonicamente con il 144 -, mentre chi non l'ha seguito viene preso dal panico tipico di chi è confrontato con qualcosa d'ignoto. Sono sempre situazioni emotivamente drammatiche, ma la lucidità in questi casi può davvero salvare una vita.

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