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La clinica Santa Chiara di Locarno
LOCARNO
04.06.21 - 11:030

«Noi speculatori? Forse lo è chi vuole pagare 3 ciò che vale 10»

Acquisto della Santa Chiara, Fabio Rezzonico mette sul tavolo le migliori carte del Gruppo Swiss Medical Network

Il direttore per il Ticino di SMN rivela: «Siamo pronti ad investire 20 milioni di franchi nei prossimi tre anni per il rilancio della clinica locarnese». Cifra che farebbe salire a 35 milioni quanto il Gruppo intende destinare all'operazione.

LOCARNO - Finora quella con in palio la Clinica Santa Chiara è stata una strana partita a poker dove chi punta meno vince. O meglio sembra vincere, perché poi un pretore, accogliendo l’istanza di alcuni azionisti, ha congelato la vendita alla Moncucco. Spetterà a un commissario valutare chi, tra i sei offerenti, dispone delle carte migliori...

Direttor Fabio Rezzonico, Swiss Medical Network (SMN), ha rilanciato l’offerta d’acquisto a tutti gli azionisti. Perché non aspettare il responso del commissario?
«In realtà - risponde Rezzonico, direttore per il Ticino di SMN - si tratta di due questioni indipendenti e nessuno ci ha comunicato ufficialmente che la Clinica Santa Chiara sia stata venduta. Molti azionisti sono interessati alla nostra offerta e questo non solamente in termini finanziari, abbiamo fatto un’offerta giusta e onesta, ma anche dal punto di vista progettuale, avendo presentato un progetto fattibile, credibile e immediatamente implementabile, sfruttando le peculiarità delle tre cliniche (Rezzonico allude ad Ars Medica e Clinica Sant’Anna, di cui SMN è proprietario, ndr)».

Corre voce che per convincere i medici scettici abbiate proposto loro, oltre al prezzo d’acquisto, anche un onorario maggiorato…
«Assolutamente no. E sono categorico: noi abbiamo offerto il prezzo giusto e lo abbiamo fatto in modo molto trasparente. Se qualche offerente offrisse di compensare al medico il minor introito derivante da un prezzo d’offerta più basso del nostro, con un aumento dell’onorario futuro pagato al medico, per permettergli di recuperare nel tempo quanto perso con il prezzo d’acquisto, beh, sarebbe molto grave! Mi auguro non sia vero».

La Clinica Santa Chiara ha grossi problemi di liquidità e, se la partita per la vendita non dovesse chiudersi a breve, dovrà depositare i bilanci. Lei come la vede?
«Non conosco i tempi necessari al commissario per chiudere il rapporto e nemmeno quanto tempo occorre alla Clinica Moncucco per recuperare i fondi necessari all’acquisto. Quello che posso dirle è che noi possiamo concludere l’operazione oggi stesso, i soldi sono già su un conto bancario appositamente riservato, sia per pagare gli azionisti sia per fare l’aumento di capitale indispensabile per salvare la Clinica e assicurarle la necessaria liquidità».

Qualche maligno sostiene che il mancato pagamento da parte del Cantone dei costi Covid, che di fatto ha tolto ossigeno alla Clinica Santa Chiara accelerandone la vendita per non fallire, non sia una mossa così innocente...
«Mi verrebbe voglia di rispondere che a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Questa lettura dei fatti potrebbe starci, se guardo a come sono andate le cose, ma francamente ci credo poco. Ho troppo rispetto per l’Autorità e per la Direzione del DSS per credere che possano aver architettato una mossa del genere. Sono persone per bene, serie e corrette. La mia risposta: una barzelletta!».

Poniamo che, alla fine, siate voi ad acquistare la Santa Chiara. Ci sarebbe una vostra disponibilità a discutere con l’EOC eventuali collaborazioni?
«Se c’è una persona che si è sempre adoperata per creare i presupposti per una collaborazione con l’Ente ospedaliero cantonale, quello sono io. L’ho sempre fatto nell’interesse del paziente e della sanità. Potrei fare molti esempi, ma mi dilungherei troppo».

E con la Moncucco?
«Per sposarsi bisogna essere in due e prima bisogna piacersi. Comunque tranquillizzo tutti, assolutamente sì, sia con Moncucco, ma non solo, se necessario». 

Per esempio con chi altri?
«Con il Cardiocentro. Trovo assurdo e irrispettoso pensare di creare un centro di cardiologia al di fuori del CCT. Lì ci sono tutte le conoscenze necessarie per la migliore cura. Noi dobbiamo adoperarci per sostenere il centro e favorire le collaborazioni. Ad esempio potenziando il nostro servizio di cardiologia con medici in rotazione del CCT. Oltre ad arricchire l’offerta formativa per il medico aumenteremmo la qualità della cura per il paziente, senza costi supplementari o peggio ancora con la creazione di inutili e dannosi doppioni».

Il fatto che il centro di potere del suo gruppo si trovi in Svizzera interna è visto, da alcuni, con timore...
«Sorrido! Chi vede questo come un problema non sa cosa dice. Far parte di un Gruppo nazionale è senza dubbio un vantaggio e un valore aggiunto importante. Il nostro Gruppo ha per ogni regione un Direttore Generale, che pur dovendo rendere conto alla Direzione Generale, ha piena autonomia sul proprio territorio. In 20 anni il nostro Gruppo ha acquistato 23 Cliniche e non ne ha mai venduta o chiusa alcuna. Anzi, ha sempre investito con fondi e nelle persone per assicurare la loro continuità. E così sarà anche per la Santa Chiara».

Meglio, sarebbe. Prima dovreste però convincere chi afferma che la vostra è una mera speculazione finanziaria. O no?
«O io non so più parlare Italiano, oppure chi sostiene questo non sa cosa dice o non ha altri validi argomenti. Da quanto mi risulta, una speculazione finanziaria è quando si offre di pagare 3 per qualche cosa che vale invece 10, per esempio. E non il contrario, proprio come la nostra offerta: ripeto corretta e onesta. Dieci milioni per le azioni, 5 milioni di aumento di capitale per la liquidità (ciò che risolverebbe il problema legato al deposito del bilancio, ossia il fallimento della Santa Chiara) e 20 milioni di investimenti nei prossimi tre anni. Speculazione finanziaria? Mah!».

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