Foto di Davide Giordano
Un'immagine scattata all'ex macello di Lugano.
BELLINZONA
04.06.21 - 08:010
Aggiornamento : 11:02

«Anche noi abbiamo avuto il nostro giorno delle ruspe»

Tra il 1996 e il 1997 un gruppo di autogestiti occupò "Casa Cinzia", nella Capitale. I ricordi di due protagonisti.

Dario Zanetti, ex comandante della Polizia comunale: «All'inizio i rapporti erano buoni. Poi i ragazzi cominciarono a volere fare di testa loro». Luca Dattrino, autore di un libro sul tema: «Erano comunque più aperti rispetto ai molinari».

BELLINZONA - «Anche noi abbiamo avuto le nostre grane con l'autogestione in passato». Dario Zanetti, 80 anni, è stato a lungo comandante della Polizia comunale di Bellinzona. Il passato a cui allude è quello a cavallo tra l'autunno del 1996 e la primavera del 1997. Più precisamente quando la Capitale venne confrontata con l'occupazione di "Casa Cinzia", in vicolo Von Mentlen, da parte dei cosiddetti "pastorizzati", un gruppo alternativo composto da oltre un centinaio di persone. 

Il lungo inverno – La vicenda, su cui i giornalisti Spartaco De Bernardi e Luca Dattrino scrissero addirittura un libro (edito da Salvioni), torna a galla nei giorni in cui gli occupanti dell'ex Macello stanno dando parecchio filo da torcere alla Città di Lugano. Zanetti traccia un parallelismo: «Quei giovani arrivarono ai primi di ottobre e se ne andarono a marzo. Occupando in un secondo tempo un ex tipografia e un'ex birreria, prima dell'addio definitivo. Lunedì 24 febbraio 1997, proprio come accaduto a Lugano, intervennero le ruspe che abbatterono "Casa Cinzia"».

Non fu una sorpresa – Dattrino ha ancora in mente diversi passaggi di quella storia. «Le ruspe non arrivarono a sorpresa. I ragazzi erano stati avvisati. Si sapeva che non sarebbero potuti restare lì dentro a lungo. Avevano occupato una casa privata, confondendola con una proprietà del Comune. Adesso, al posto di "Casa Cinzia" sorge un palazzo amministrativo, in cui ha sede anche l'ufficio del medico cantonale». 

Aggregazione – Un gruppo di ragazzi non politicizzati. Di anarchici. Dattrino non rammenta da dove arrivassero esattamente. «Dal Bellinzonese in generale. E sinceramente dopo la loro partenza non so nemmeno che fine abbiano fatto. Alcuni si stabilirono probabilmente al Maglio di Canobbio. A un certo punto a "Casa Cinzia" le cose sembravano anche funzionare bene. Era stata creata una mensa, c'era aggregazione». 

I rapporti che si deteriorano – «Nel corso dei primi tempi – precisa Zanetti – c'era un buon dialogo con questi giovani. In particolare sul mantenimento dell'ordine e sulla convivenza dei vicini. Col tempo però i rapporti mutarono. I ragazzi volevano fare un po' di testa loro. Saltò fuori il problema delle droghe. Ci fu qualche fermo, qualche arresto. Il sindaco dell'epoca, Paolo Agustoni, affiancato dal municipale Didio Bassetti, ebbe un ruolo chiave». 

«Un'esperienza qualificante» – Zanetti ha avuto a che fare direttamente in più di un'occasione con gli autogestiti di "Casa Cinzia". Incontrandoli e parlando con loro. «Siamo stati capaci di gestire anche gli aspetti più emozionali. Per me è stata un'esperienza qualificante. Mi ha insegnato tanto. Diversi di questi ragazzi erano educati. E io potevo anche comprendere la loro voglia di stare fuori dagli schemi». 

Come nella fattoria di Orwell – Quel sogno di fine estate che ricordava un po la "Fattoria degli animali" di Orwell svanì nel giro di pochi mesi. «Va detto – spiega Dattrino – che probabilmente i "pastorizzati" erano più aperti al dialogo rispetto ai molinari di oggi. E anche più disposti a collaborare con le istituzioni. Bellinzona riuscì a risolvere comunque la vicenda in maniera signorile». 

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