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LUGANO
31.05.21 - 18:350
Aggiornamento : 22:15

Le macerie del macello trasudano silenzi

Montano interrogativi (e denunce) sulla presenza di amianto nelle macerie del centro autogestito

La SUVA si trincera dietro il segreto d'ufficio: «Potrebbe essere tutto a posto, come potrebbe non esserlo». Ma, tra gli esperti di bonifiche da sostanze nocive, le immagini della demolizione notturna lasciano più di una perplessità...

LUGANO - Una «nefasta demolizione di muri pieni di emozioni». Così l’ha definita la capodicastero immobili, Cristina Zanini Barzaghi, lei contraria all’uno-due sgombero e ruspe attuato dalla polizia con l’assenso a maggioranza del Municipio. 

La domanda senza risposte - Ma se le emozioni fanno solo male al cuore, a due giorni dalla notte delle ruspe, ci si interroga sulla presenza di sostanze dannose per la salute nell’ala del centro autogestito di cui resta solo un cumulo di macerie. C’era amianto in quei muri dell’ex macello? I municipali si rimpallano la competenza per rispondere, la ditta che ha eseguito la demolizione «non rilascia interviste», gli organi cantonali non rispondono. Intanto i Verdi hanno sporto denuncia penale.

Le prescrizioni - La questione, secondo gli esperti di bonifiche interpellati da Tio/20Minuti, non può essere archiviata con un’alzata di spalle o con una domanda di demolizione in sanatoria. Decisivo è richiamare le prescrizioni per la “Demolizione con escavatore di edifici in presenza di amianto” imposte dalla stessa SUVA, la più grande assicurazione infortuni della Svizzera.

Alla ricerca della perizia - È un problema che si pone solo per l’abbattimento di edifici costruiti prima del 1990. «Generalmente - sottolinea la SUVA - si deve intervenire su materiali e strutture contenenti amianto. In questi casi si devono adottare misure di protezione adeguate e i lavori devono essere preparati ed eseguiti a regola d’arte».  Solo l’autorità comunale, che abbiamo interpellato invano, potrebbe chiarire se ha eseguito delle perizie volte ad escludere, nello stabile demolito nottetempo, la presenza di sostanze nocive come amianto, ma anche Pcb (bifenili policlururati), piombo, idrocarburi aromatici policiclici (Pah), etc. Se tale documento esiste il caso non si pone. Ma avrebbe del paranormale essere riusciti a ispezionare uno stabile cui non avevano accesso.

Il segreto d'ufficio - Ma se, invece, come molte spie lasciano intendere, la demolizione è stata fatta senza le necessarie verifiche, non è stata solo la notte delle ruspe, ma anche della messa in pericolo della salute pubblica. Chiariranno, forse. Intanto si può ricordare che, in caso di demolizioni con presenza di amianto o quando non si hanno elementi per escluderla, prima di procedere occorre notificare i lavori alla SUVA con almeno due settimane d’anticipo per ottenerne preavviso favorevole. In parallelo è necessario un parere favorevole della Sezione della protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo. Da noi interpellato sul caso, Nicola Skory della SUVA deve richiamarsi al segreto d’ufficio: «Non posso dare informazioni su nessun caso inerente procedure eseguite o in corso. Potrebbe essere tutto a posto, come potrebbe non esserlo».

Un velo di polvere e dubbi - In una demolizione eseguita con la complicità del buio non è semplice ricostruire l’accaduto. Ma qualcosa si può senz’altro dire, con l’aiuto delle riprese video, delle foto e degli esperti, sul rispetto delle norme nel caso di presenza, o sospetta presenza di amianto: «Diversi dubbi possono sorgere. Ad esempio - spiega lo specialista - sul posto non c’erano teli o barriere fisiche per proteggere dalle polveri le persone presenti e chi abita nelle vicinanze. Perché si vedevano i pompieri con la tenuta di protezione e le mascherine anche per l’amianto? Gli operai e i poliziotti erano protetti a dovere? Perché sono stati usati dei normali idranti per bagnare le superfici e non i necessari nebulizzatori che abbattono le polveri?».

La finestra sul cortile - Infine c’è la questione dei vicini. L’autorità comunale ha avvisato i confinanti affinché, ad esempio, tenessero le finestre chiuse? Non pare il caso: «Rientrati dal weekend abbiamo trovato la sorpresa - ci risponde al telefono uno di loro -. Un po’ di polvere l’abbiamo trovata perché avevamo una finestra aperta. E anche la bici di sotto era bella impolverata». 

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