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La dogana di Ponte Tresa.
CANTONE/ITALIA
21.05.21 - 12:240
Aggiornamento : 18:57

«Troppa burocrazia, rivogliamo i ticinesi»

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa Mastromarino punta il dito contro il nuovo tracciamento dei turisti

LAVENA PONTE TRESA - «Un formulario? Non sapevo». Massimo Mastromarino di solito è "sul pezzo" per le questioni transfrontaliere. Ma del nuovo formulario introdotto dall'Italia per il tracciamento dei turisti non sa niente, nemmeno lui. «Mandatemi i link, faccio qualche chiamata».

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa è alla guida dell'Associazione Comuni italiani di Confine, che da anni rappresenta a Roma le istanze (spesso i reclami) della famigerata "fascia dei venti kilometri". Famoso per le uscite energiche - ne ha avute anche per il Consiglio di Stato in passato - settimana scorsa si è messo letteralmente in mutande in dogana, per protestare contro il tampone obbligatorio per i turisti. 

Una misura che «penalizza fortemente» i commercianti del Varesotto e del Comasco, già provati da mesi di assenza dei consumatori ticinesi. «È ora che il governo italiano usi la lente di ingrandimento per le regioni di confine» riattacca Mastromarino, dopo avere visionato le indicazioni del Ministero della salute (nero su bianco sul web). «Non siamo stati informati di questa novità e chiederemo spiegazioni. In ogni caso, è l'ennesima dimostrazione di scarsa attenzione per le zone di frontiera».

Il timore - spiega il sindaco - è che l'aumento di burocrazia possa disincentivare ancor di più il turismo della spesa. «Da settimane chiediamo una semplificazione degli ingressi in giornata, e invece ci troviamo con ulteriori complicazioni assurde» lamenta Mastromarino. Il lobbying prosegue da tempo, ma per ora senza risultati. «I nostri rappresentanti politici, eletti sul territorio, fanno il possibile ma il pallino è in mano al Ministero della salute che deve fare considerazioni diverse, partendo da quello che ha detto Draghi: dobbiamo correre dei rischi calcolati. E l'apertura delle frontiere è uno di questi». 

Il modello invocato è quello della Germania, che settimana scorsa ha tolto le restrizioni ai turisti entro le 24 ore. Risultato: code di svizzero-tedeschi nei supermercati del Baden Würtenberg. I commercianti italiani «meriterebbero lo stesso trattamento» conclude Mastromarino. Ma scene simili alla frontiera sud, nel bene e nel male, sembrano ancora lungi da venire.

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