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CANTONE/SVIZZERA
20.05.21 - 08:060
Aggiornamento : 09:52

No ai pesticidi sui campi da calcio: «Il gioco sarebbe compromesso»

Secondo un esperto del settore l’iniziativa chiederebbe un cambiamento troppo drastico: «Non si può passare da 0 a 100».

E l’arrivo di un insetto distruttivo per i manti erbosi, unito a un sì all’iniziativa, potrebbe avere conseguenze «pericolose».

BELLINZONA - Lo sport. Un’attività che siamo soliti vivere e osservare su uno sfondo verde. Quello dei campi da calcio, golf, tennis e rugby. Un verde brillante, riflesso di un’erba fitta e mantenuta in perfetto ordine, per assicurare le migliori condizioni di gioco. Un’erba però, che, per essere quello che è, spesso necessita di sostanze chimiche. E con all’orizzonte l’iniziativa contro i pesticidi, in votazione il prossimo 13 giugno, il mondo dello sport ha qualche cruccio in più per la testa.

Difficoltà e cambi di direzione - Ivan Martinelli è proprietario della Martinelli Service SAGL, azienda specializzata nella progettazione, realizzazione e manutenzione di campi sportivi. Per lui il problema non sono i funghi, il cui trattamento con prodotti biologici sarebbe già molto diffuso, ma le erbacce. «Per le malerbe ancora non esistono alternative naturali. Certo, le si potrebbe strappare a mano, ma su un campo di 7’000 metri quadri come quello da calcio il tutto diventa molto complicato». E, «se il prato si va a riempire di infestanti», sottolinea Gianfranco Campa, Direttore generale dell’FC Morbio inferiore e giardiniere, «non si riesce a giocare bene. Questo perché la palla non corre diritta, ma può rimbalzare e cambiare direzione». In questo modo, sottolinea Campa, il gioco sarebbe dunque in parte compromesso. E l’erba artificiale non rappresenterebbe un’alternativa: «Non è che il campo sintetico non inquini, è tutta plastica e ogni 10 anni va smaltito. Si riproporrebbe dunque lo stesso problema, ma in un’altra forma».

Il progresso recente - Martinelli sottolinea inoltre che «i pesticidi attualmente in uso non sono più quelli degli anni 80, hanno un impatto minimo sul suolo e sono testati dalla Confederazione». La migliore strada da imboccare sarebbe dunque quella della via di mezzo, sul modello in vigore nell’Unione Europea: «Dove si può si utilizza il bio, dove non si può i prodotti chimici. Non si può passare da 0 a 100». 

Effetti pericolosi - Ciò che richiede l’iniziativa sarebbe inoltre «eccessivo e molto pericoloso» continua Martinelli, considerando che nel nostro territorio si è appena insediato un insetto altamente distruttivo per la vegetazione, che non sarebbe possibile contrastare se non con l’uso di sostanze chimiche. Un insetto che rovina tappeti erbosi, campi sportivi compresi. «Si tratta di una larva, la popillia japonica, che è giunta in Ticino dalla vicina Lombardia, e che distrugge le radici di erba nei prati, rendendo il terreno instabile e pieno di zolle di terra. Quando la larva si trasforma in coleottero, si nutre poi delle foglie di vite». Attualmente, continua Martinelli, non esiste un suo antagonista naturale, e potrebbe essere così ancora per molti anni: «Se non abbiamo la possibilità di tenere questo nuovo insetto sotto controllo, le conseguenze sarebbero rovinose». 

Non semplice, ma fattibile - Un po’ diversa la visione di Raffaele Caminada, proprietario di Caminada Sementi, e del suo tecnico agronomo, Damiano Ballarini. «È vero», spiega Caminada, «non si possono controllare le malerbe infestanti con i prodotti naturali. È però possibile combatterle con delle pratiche agronomiche. Se solitamente su un campo sportivo si va a riseminare 1-2 volte l’anno, virando su un eco-green al 100% lo si deve fare in 4 o 5 occasioni». Tutto questo implica però dei costi maggiori, aggiunge Ballarini. «Richiede più manutenzione, più manodopera. Rimane però realizzabile, noi lo facciamo da cinque anni in un campo da calcio sottocenerino».

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