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Una discoteca chiusa durante il lockdown (foto d'archivio).
LUGANO
19.05.21 - 06:000
Aggiornamento : 12:17

Il "Be" chiude i battenti: «Non è tempo di discoteche»

Il locale luganese abbassa la serranda, dopo mesi di chiusura forzata. La vita notturna sempre più in affanno

Mentre continuano gli assembramenti nelle piazze fino all'alba, tra gli operatori del settore aumenta il malumore: «Non si può fermare il divertimento. È ora di riaprire»

LUGANO - La notte è ancora lunga. E qualcuno non ce la fa ad arrivare fino all'alba. Il settore delle discoteche in Ticino esce dalla pandemia con le ossa rotte, anzi non ne esce ancora: il Consiglio federale settimana scorsa ha chiarito che le «manifestazioni da ballo» non possono riaprire per ora. Se ne parlerà nei prossimi mesi. 

Intanto le settimane si accumulano e con esse le bollette e i solleciti dell'affitto. La discoteca Be di via Trevano, una delle più grandi di Lugano, è il primo nome grosso a chiudere i battenti. In un'intervista a tio.ch/20minuti, a luglio il gestore aveva lamentato problemi finanziari dovuti al lockdown. Nelle scorse settimane il padrone di casa ha ricevuto la disdetta dell'affitto: il locale di 800 metri quadri sarà vuoto da fine giugno. Sei i dipendenti a rischio disoccupazione, più una ventina di collaboratori occasionali. 

«Stiamo cercando una ricollocazione per i dipendenti fissi» assicura il gestore del locale, in cerca di un'altra sede per il post-lockdown. Il proprietario delle mura invece è più sfiduciato sul futuro della vita notturna: «Sinceramente non sappiamo se ci sarà mai più una discoteca in questo stabile» spiega. «Stiamo ragionando su un'altra destinazione, meno esposta alla pandemia».

A pesare sul settore sono gli affitti pre-Covid, molto alti in particolare a Lugano: in via Trevano proprio «un mancato accordo su una riduzione dell'affitto» ha causato la chiusura, spiegano i gestori. Ma in generale i locali notturni navigano in acque incerte già da qualche anno in realtà: incassi in calo, concorrenza spietata. «La clientela negli anni è cambiata e la spesa media per il divertimento notturno è crollata» spiega un ex gestore ritiratosi nel 2020 dalla scena. A Lugano le locazioni per una discoteca di medie dimensioni si aggirano sui 10-15mila franchi al mese. «Servono incassi stratosferici per rimanere in piedi. È un lavoro duro che impone sacrifici, e ne vale sempre meno la pena». 

Il Covid ha complicato le cose, e anche chi è sceso in campo a pandemia iniziata è tutt'altro che tranquillo. La neonata The Jungle, aperta a fine estate da una cordata di imprenditori di cui fanno parte il pilota Andrea Iannone e il rapper Gué Pequeno, è ferma da ottobre con tutto il personale (15 collaboratori) a casa. Trattandosi di una nuova impresa, la discoteca ha ricevuto «pochissimi aiuti» spiega il socio Andrea Montini. «Ma non ci scoraggiamo. Sapevamo di lanciarci in tempi difficili, è stata una scommessa e non vediamo l'ora di ripartire». 

Ma la pazienza ha un limite e i malumori nel settore aumentano, assieme alle folle notturne assembrate in piazza Cioccaro o alla Foce. Anche i party privati nelle abitazioni, sempre più diffusi, non vanno giù a chi freme dietro la serranda. «È un grande dispiacere vedere ogni weekend ripetersi le stesse scene» lamenta Montini. «Prima della chiusura dei locali la gente si rifornisce di alcol per tutta la notte. Non si può arginare il divertimento, allora tanto vale riaprire le discoteche».

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