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11.05.21 - 06:000
Aggiornamento : 10:10

«Uno come lei in sei mesi ritroverà il lavoro»

Troppo qualificati e costosi? Di sicuro la disoccupazione dopo 50 anni diventa un vicolo cieco per i bancari

Il direttore dell'Associazione bancaria ticinese inquadra però il problema nel contesto generale: «Spesso si tratta di profili difficili da ricollocare. I numeri potrebbero essere più elevati se non ci fosse una certa mobilità tra banche e società finanziarie»

LUGANO - Da tempo hanno perso il lavoro e, molti di loro, anche la fiducia. Sono i disoccupati over 50. Dopo l’annuncio della creazione di una figura, a livello cantonale, il “job mentor”, che dovrebbe aiutarli, in diversi hanno scritto a tio/20Minuti per raccontare le loro storie. Per sfogare soprattutto una frustrazione fatta di centinaia e centinaia di candidature inoltrate senza risposta. 

Quattro lingue e una bocca - Come Roberto, 55 anni, di cui una trentina investiti nel settore finanziario: «Ho lavorato in banche e fiduciarie con cariche manageriali e sono stato responsabile del personale». Da oltre un lustro è senza impiego e senza diritto all’assistenza perché proprietario dell’abitazione dove abita: «Vivo con i miei risparmi da 5 anni e dovrò farlo fino alla pensione perché non ho diritto a nessun sussidio». Quattro lingue e molta esperienza non sono servite: «All’Ufficio regionale di collocamento mi hanno anche detto: “Credevamo che uno come lei dopo sei mesi di disoccupazione avrebbe trovato”. Forse non conoscono il mondo reale. In compenso non mi hanno proposto nulla». 

Un problema solo delle banche? «No» - Tra le testimonianze non sono poche quelle provenienti dal ramo finanziario. A Franco Citterio, direttore dell’Associazione Bancaria Ticinese (ABT), abbiamo chiesto se il problema nella Piazza è più acuto che altrove: «Non credo - risponde - che sia una prerogativa del nostro settore, ma il problema sicuramente esiste. Molte volte sono profili difficili da ricollocare». Perché? «Talvolta si tratta di persone specializzate in ambiti difficilmente reperibili a livello cantonale. I cambiamenti tecnologici hanno inoltre spiazzato certi profili. Ma poi possono pesare le condizioni economiche fuori mercato rispetto ad altre professioni». In altre parole, si tratterebbe di salari pesanti con oneri sociali altrettanto importanti. «Sono tutti fattori che spingono fuori mercato un cinquantenne» dice Citterio.

La valvola del prepensionamento - Quanto alla consapevolezza da parte del datore di lavoro, il direttore dell’ABT ritiene che «una certa sensibilità ci sia. Naturalmente il nostro è anche un settore che negli ultimi anni ha ridotto gli effettivi. Ciò però è avvenuto sovente attraverso la fluttuazione naturale del personale e con i prepensionamenti. In casi estremi anche con dei licenziamenti. Chiaramente se dovesse esserci un’ulteriore riduzione, senza il cuscinetto dei sessantenni, il rischio riguarderebbe direttamente le fasce più giovani».

Chi si mette in proprio - Il problema esiste, ma prosegue Citterio, «non mi sembra sia numericamente fuori controllo. Purtroppo, come in altri settori, non si considera sufficientemente l’esperienza delle persone. Per cui il cinquantenne sconta il suo costo più elevato». I dati per il settore finanziario (compresi i fiduciari e gli assicuratori) indicano, a marzo 2021, circa 315 disoccupati. «Numeri che potrebbero essere più elevati se non ci fosse, da tempo, una mobilità tra banche e società finanziarie. Spesso vediamo bancari che, o per scelta o perché costretti, avviano una loro attività». Il posto garantito a vita in banca appartiene, insomma, a un’altra epoca. «Da un pezzo ormai» conclude il direttore dell’ABT.

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