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29.04.21 - 08:190
Aggiornamento : 10:30

Swisscom e quella pubblicità giudicata insulsa e sessista

Un collettivo femminile ha sottoscritto una lettera aperta inviata all'azienda di telecomunicazioni parastatale.

Sotto la lente un cartellone che ritrae una giovane donna con in mano un cellulare e che sottolinea come la tecnica non le interessi.

LUGANO - Se l'obiettivo era che facesse discutere, beh è stato certamente raggiunto. L'immagine dell'azienda, però, è un'altra cosa. Nelle scorse settimane Swisscom ha esposto un cartellone pubblicitario che ritrae una giovane donna con in mano un cellulare asserendo che la tecnica non le interessa. Di che suscitare l'indignazione del gruppo Gender Covid 19, del Coordinamento donne della sinistra e di altre donne (vedi box in fondo all'articolo), i quali giudicano il cartellone assolutamente sessista e hanno deciso di scrivere una lettera aperta per farlo presente proprio all'azienda di telecomunicazioni.

Oltre a ricordare a Swisscom che quel cellulare "pensato per un uomo" funziona grazie al microprocessore al suo interno, inventato da Sophie Wilson, una donna, viene ricordato che una ventina di anni fa fu proprio Swisscom una delle promotrici delle prime esperienze di formazione tecnica/informatica al femminile. «Ti scriviamo - si legge ancora nella missiva - perché sei un’azienda parastatale e ora con un messaggio pubblicitario insulso e superficiale spazzi via decenni di rivendicazioni, lotte e riconoscimenti. Perché le donne non si occupano d'idee che fanno spettacolo, ma lavorano a progetti concreti e preziosi per l’assieme delle professioni tecniche, come Ada Byron, che ha impostato il sistema di programmazione (il primo computer), senza il quale tu oggi probabilmente non saresti la Swisscom che conosciamo».

Insomma, nella pubblicità Swisscom si dice pronta a esserci anche per le donne, «quando invece dovrebbe sperare che siano le donne come noi a esserci per Swisscom». Perché le donne rappresentano la metà della popolazione, perché sono certamente un target d'acquisto ma, soprattutto, perché le donne che si interessano alla tecnica spesso e volentieri cambiano il mondo. Proprio per questo l'invito del gruppo di donne è di rimuovere immediatamente quei cartelloni, «cosi da poter continuare a pensarti come la “nostra” Swisscom».

Chi ha sottoscritto la lettera
Gruppo Gender Covid19 rappresentato da Jessica Bottinelli, geomatica e da Mattea David, architetta d’interni
Marialuisa Parodi, Economista
Coordinamento donne della sinistra, rappresentate da Lisa Boscolo e Nancy Lunghi co-presidenti
Gina La Mantia, Lorena Gianolli, Pepita Vera Conforti, comitato coordinamento
Giulia Petralli, giovane verde
Federica De Rossa, Professoressa di Diritto nell’Università della Svizzera italiana
Cecilia Beti, ing. civile SUP, direttrice centro professionale Lugano-Trevano
Yannick Demaria, studente in Lettere e Scienze politiche e membro di Comitato Gioventù Socialista
Daniele Alves Barreiro, membro della Gioventù Socialista

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