Cristina Rickert
NOVAGGIO/ AU
10.05.21 - 08:530
Aggiornamento : 10:56

Ha lanciato una linea di moda partendo dalle vele da kitesurf

In tempo di pandemia c'è anche chi riesce a emergere. È il caso della 38enne Cristina Rickert.

Tecnica di abbigliamento, amante dello sport e col pallino della sostenibilità ambientale. L'idea geniale di una giovane imprenditrice.

NOVAGGIO/ AU - Non solo imprenditori che piangono o che falliscono. Durante la pandemia c'è stato anche chi ha trovato e lanciato nuove idee. Tra cui Cristina Rickert, 38 anni, cresciuta a Novaggio, nel Malcantone. Di professione tecnica di abbigliamento, Cristina oggi realizza vestiti e accessori riciclando le vele da kitesurf. «Lo spunto mi è arrivato grazie a mio fratello Roland, che mi ha trasmesso anche la passione per questo sport». 

Il rispetto dell'ambiente – La 38enne da qualche tempo vive ad Au, nel canton San Gallo, terra di origine del padre. Ma per la moda ha girato il mondo. Da New York a Rimini, dove ha anche imparato a fare scarpe. «Ho sempre avuto a cuore la sostenibilità e la salute degli esseri viventi. Ideare una linea basata sul rispetto dell'ambiente, il marchio FAR appunto, mi emoziona».  

A caccia nelle cantine – E così Cristina è costantemente alla ricerca di vele ormai inutilizzabili. «Da quando anch'io pratico questa disciplina è molto più facile reperirle. Se ne trovano un po' ovunque nelle cantine degli appassionati. E siccome non sanno cosa farsene, me le danno volentieri. Il kitesurf è uno sport per cui è necessario avere sia il lago sia il vento. In Ticino ci sono poche possibilità. Alcuni frequentano la zona di Caslano. Oltre Gottardo invece ci sono luoghi cult, come ad esempio il lago di Silvaplana nella regione di San Moritz, oppure il lago di Walenstadt o il Bodensee non troppo lontani da casa mia».
 
Ogni pezzo ha una sua storia – Giacche, borse, gadget. Ogni prodotto è un pezzo unico e ha una sua storia. «Anche perché ogni vela apparteneva a una persona che col kitesurf ha vissuto determinate emozioni. Solitamente ogni oggetto che creo ha un nome legato a una località in cui si può praticare la disciplina. Gli affari? Al momento vendo solo online. Aspetto con trepidazione la riapertura dei grandi eventi. Questi sono prodotti che hanno bisogno di essere visti e toccati». 

Il progetto con gli studenti – Le ore che passano dal concepimento alla realizzazione di ogni singola opera non sono calcolabili. «Ho la fortuna di avere le attrezzature di lavorazione a casa mia. Mi baso anche su collaborazioni esterne però. Ad esempio quella con la Scuola specializzata superiore di tecnica dell'abbigliamento e della moda (STA) di Lugano, che io stessa ho frequentato. Gli studenti stanno collaborando con me nella realizzazione di un gilet. È un progetto bellissimo. Oltre al materiale delle vele, che è un poliestere, usiamo anche un prodotto realizzato con la plastica raccolta nel mare».


 

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