Paola Bordoli
Paola Bordoli nel suo ristorante.
CANTONE
20.04.21 - 08:000
Aggiornamento : 10:14

«Noi che abbiamo la "terrazza", ma che abbiamo deciso di restare chiusi»

Alcuni ristoratori, pur avendo gli spazi esterni, non hanno approfittato degli allentamenti. Ecco perché.

I casi di Paola e Marco Bordoli di Gordola e di Valerio Bruno di Cadenazzo, penalizzati da pochi posti, posizione sfavorevole e temperature ancora troppo basse.

GORDOLA/ CADENAZZO - Via libera agli spazi aperti degli esercizi pubblici. Non tutti però festeggiano di fronte agli allentamenti anti Covid per la ristorazione. C'è una fetta di esercenti che, pur avendo a disposizione una "terrazza", non ha riaperto i battenti. Il caso di Paola Bordoli, gerente dell'osteria Bellavista di Gordemo (Gordola) che lavora con il figlio Marco, è lampante: «Il nostro ristorante è situato in una zona periferica, abbiamo pochi spazi esterni e le temperature meteorologiche sono ancora troppo basse. Come si fa? Riaprire con queste condizioni specifiche sarebbe un suicidio». 

Tanti piccoli dettagli che fanno la differenza – Nonostante l'euforia di alcuni, il Covid-19 e le norme per contenerlo continuano a creare grattacapi a più di un esercente. «L'apertura delle "terrazze" è un vantaggio se ti trovi in un posto soleggiato e vicino al lago – sostiene Valerio Bruno, responsabile del Ristorante Al Ponte di Cadenazzo –. Da noi attualmente c'è poco sole e fa ancora piuttosto freddo. Abbiamo 40 posti all'esterno, è vero. Ma col discorso del mantenimento delle distanze si dimezzano. Poi se apro, apro sul serio. Devo fare venire il pizzaiolo per quattro pizze? E chi lo paga poi?»

«Non tutti partono con le stesse condizioni» – Paola Bordoli e Valerio Bruno si trovano in buona (si fa per dire) compagnia. Sono in diversi gli esercizi pubblici dotati di spazi esterni a non avere approfittato degli allentamenti consentiti dal Consiglio federale. «Noi – evidenzia Massimo Suter, presidente di GastroTicino – abbiamo sempre pensato che la riapertura delle "terrazze" potesse creare disparità. E infatti è così. Le crea anche tra chi questi spazi aperti li ha. Non tutti partono con le stesse condizioni, è ovvio. La location, in questo preciso momento, fa la differenza. E ci dispiace davvero». 

«Decisione comunque assurda» – Suter è categorico. E non cambia di una virgola la sua posizione: «Le persone che sono ancora ferme al palo sono vittime di una decisione che, da qualsiasi lato la si guardi, è assurda. Allo stato attuale delle cose, con i contagi stabili e sotto controllo, non si capisce davvero perché aprire solo le "terrazze". Quello che posso dire a questi onesti lavoratori è di continuare a tenere duro. Presto tornerà il sereno anche per loro». 
 

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