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CANTONE
26.04.21 - 06:000
Aggiornamento : 07:19

«Sono gay, non mi hanno fatto donare il sangue»

La protesta di un giovane ticinese, quindi la risposta dell'ematologo: «Nessuna discriminazione»

L'approccio attuale, in Svizzera, si basa su una legge, quella dei prodotti terapeutici. Una timida apertura c'è stata nel 2017, ma qualche novità ulteriore potrebbe arrivare nei prossimi mesi

LUGANO - Il suo voleva essere un gesto di solidarietà. Spinto dalle belle parole della Croce Rossa Ticino - negli scorsi giorni alla Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona per parlare di donazione di sangue -, Matteo intendeva fare la sua parte. 

Si è così presentato come potenziale donatore, ma è stato respinto. Il motivo? Matteo è gay. E tra le domande del questionario sottopostogli, vi è anche quella relativa all'orientamento sessuale. O meglio, viene chiesto se abbia avuto rapporti con uomini (la dicitura è "uomini con altri uomini"). 

Il ragazzo, interdetto, ha provato a insistere citando il nuovo codice 261bis del codice penale, che vieta la discriminazione in base al'orientamento sessuale. Ma non c'è stato nulla da fare. Se n'è andato, così, con l'amaro in bocca e un senso di frustrazione. 

«Approccio scientifico non discriminatorio» - Ma si può davvero parlare di discriminazione? A chiarire la questione è il Dott. Stefano Fontana, ematologo e direttore medico del Servizio Trasfusionale della Svizzera italiana. «Il nostro - spiega - è un approccio prettamente scientifico e farmacologico. I prodotti sanguigni sono considerati dalla legge svizzera dei medicamenti. Di conseguenza sottostiamo a una serie di regole che sono estremamente rigide e che rispondono alla Legge sui prodotti terapeutici». 

Esami del sangue e del donatore - Da qui deriva tutta la serie di analisi sul sangue donato, ma anche a monte, con l’esame attento dei donatori: «I test sul sangue sono uno dei controlli, ma non l’unico. La sicurezza è data anche dalla selezione dei donatori: vanno scelti quelli che non presentano dei rischi superiori alla media. A questo scopo i donatori di sangue compilano e firmano un questionario medico, che è allo stesso tempo uno strumento di valutazione e contratto tra noi e il donatore. Quindi alla domanda se non sia troppo facile nascondere indicazioni importanti, la risposta è che il donatore con questo atto assume comunque una grossa responsabilità di fronte ai pazienti che riceveranno il suo sangue». 

Standard di sicurezza - Tutto ciò, sottolinea, ha l’unico scopo «di ottenere dei prodotti sanguigni che siano sicuri, pensando soprattutto alla protezione dei pazienti». «Gli standard di sicurezza richiesti alla trasfusione da parte della società e delle autorità sono fortunatamente estremamente alti. Questo è in parte ancora il risultato della risposta alla diffusione dell'HIV negli anni '80», prosegue l'ematologo.

«Donare il sangue non è un diritto» - Un approccio il nostro che, come in questo caso, può creare delle incomprensioni. «A volte i criteri di selezione dei donatori toccano aspetti molto personali, che potrebbero portare a pensare che il nostro modo di agire sia discriminatorio - ammette Fontana -. I criteri di scelta, però, si basano su principi legati esclusivamente alla valutazione scientifica e alla sicurezza. E va anche detto che donare il sangue non è un diritto, mentre lo è quello di ricevere una trasfusione sicura».  

«Circa trenta volte più a rischio» - «Il rischio - prosegue - non sta nell'appartenenza o meno a una categoria di persone, ma al tipo di contatto sessuale, tra uomo a uomo. Contatto che, dati alla mano, favorisce la trasmissione di certe malattie infettive, ad esempio l'HIV. Noi sappiamo che gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini, globalmente, sono circa trenta volte più a rischio della media della popolazione. Una differenza rilevante». 

«Mancano studi approfonditi» - Fontana aggiunge tuttavia che gli studi non valutano, ad esempio, chi ha una relazione stabile o altre caratteristiche specifiche. «Non c'è nessuna analisi che vada più a fondo. Questo è evidentemente un grosso ostacolo per poter cambiare le cose. Sarebbero necessari studi epidemiologici con grandissimi numeri». Numeri impossibili in Svizzera, dove non c'è nemmeno la massa critica per condurli. 

Prime timide aperture - Un'apertura, quasi simbolica, si è vista nel 2017. «Prima di allora gli uomini che avevano rapporti con altri uomini non potevano donare del tutto. Oggi lo possono fare se non hanno avuto rapporti nell'ultimo anno. Ciò è stato possibile sulla scorta di dati arrivati da altri paesi. Un'apertura discutibile, certo, perché non porta a grandi cambiamenti, ma con un importante valore simbolico». Apertura che non sembra in ogni caso fermarsi qui: «Le discussioni continuano. Già quest’anno ci si incontrerà nuovamente per rivedere la questione e verificare se si possa fare un nuovo passo avanti».  

Nei paesi confinanti

Nel mondo la questione è affrontata in maniera più o meno diversa, tra nazioni che ancora vedono totalmente interdetta la donazione agli uomini che hanno rapporti con altri uomini e nazioni che hanno invece aperto senza restrizioni.

Un esempio?

  • In Italia la donazione è consentita indipendentemente dall'orientamento sessuale. O meglio, è consentita trascorsi 4 mesi da un rapporto a rischio.
  • La Francia, dal primo febbraio del 2020 ha implementato una politica che consente agli uomini gay e bisessuali di donare sangue dopo un periodo senza rapporti di 4 mesi.
  • Lo stesso vale per l'Austria.
  • La Germania, invece, rispetta i 12 mesi, come avviene in Svizzera.
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