Villaggi Traditi
LUGANO
14.04.21 - 10:280
Aggiornamento : 10:47

Nasce il movimento di chi si sente tradito… dalla Città

La piattaforma villaggitraditi.ch dedica il primo capitolo alla piscina di Carona e al controverso progetto di “glamping” 

LUGANO - La tempistica è elettorale, ma la delusione non data di oggi: «Dopo 9 anni di matrimonio, la sposa si sente trascurata, se non addirittura tradita». Sono le parole con cui si presenta al pubblico il neo-costituito movimento “Villaggi traditi”, una piattaforma internet che mira a «una visione identitaria della città e dei suoi villaggi aggregati».

Il matrimonio è quello del 2013 tra Lugano e altri 7 comuni, tra cui Carona. Da un lato la Città, dall’altro i villaggi che portavano in dote le loro peculiarità paesaggistiche, residenziali e di svago. «A 9 anni dalle ultime aggregazioni, le attese verso la cura di questi territori, di Carona nello specifico, ma anche di Sonvico, di Brè, di Gandria da tempo villaggi facenti parte di Lugano, sono andate deluse» sostiene il movimento.

L’accusa generale  mossa da “Villaggi traditi”? Le promesse non mantenute dal Municipio: «Oggi è sempre più chiaro che non c’è nemmeno un abbozzo di Piano direttore comunale. Ciò che si osserva è la mancanza di riflessione, di pensiero politico e culturale, di una strategia che diriga l’azione del Municipio verso un armonioso sviluppo nella realtà odierna». Secondo il nuovo movimento «non si capisce quale identità voglia avere questa Grande Lugano» e, ancora, in realtà «si va in tutte le direzioni, disordinatamente e svogliatamente, senza un’idea precisa. Col rischio di fare letteralmente dei disastri».

Fulcro della delusione, o se vogliamo del tradimento, viene indicata Carona. Un villaggio protetto a livello federale, ma dove negli ultimi anni «troppi problemi sono rimasti irrisolti. La viabilità è un esempio clamoroso, con auto che sfrecciano o che intasano la stretta strada che taglia in due il paese». Ma è al futuro della storica (in tutti i sensi) piscina che “Villaggi traditi” dedica i riflettori e le critiche.

Il mal di pancia nasce dal progetto, «che fa acqua da tutte le parti», del Municipio che prevede il coinvolgimento di un partner privato (il TCS, ndr.). «Su un investimento totale di 7 milioni di franchi, necessari al risanamento della piscina e annessi il Municipio ce ne mette ben 6. Un autentico regalo all’investitore privato, che con un solo milione si prende tutta la zona più pregiata. E a cosa servirebbe l’unico milioncino sborsato dall’imprenditore? A costruire 50 casette di legno da sparpagliare nel cosiddetto Glamping, un campeggio che vuole essere glamour». Non è finita, continua la critica: «Ecco l’ultima (si spera) sorpresa. L’infrastruttura viene sì risanata con i soldi pubblici, ma alla popolazione rimane con soltanto 1/3 del sedime, che in questo modo perde tutta la zona collinare più pregiata. E, udite udite, c’è persino il rischio che a luganesi e turisti non sia nemmeno concesso di accedere alla piscina. Un’ipotesi evocata nel progetto complessivo, là dove si parla di un possibile uso esclusivo dei clienti del Club Village». Nel criticato matrimonio con il privato il peso della dote sarebbe in questo caso tutto della Città. E la sposa sembra non apprezzare il mènage à trois.

Commenti
 
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Mat78 5 mesi fa su tio
Peccato che nel frattempo c'è stato una forte crisi delle casse della città dovute al minor gettito fiscale, specie delle banche. Se cambiano le condizioni, cambia anche il progetto...certo che se poi spendi centinaia di milioni tra LAC e stadio...nei paesi periferici si sentono presi in giro.
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