RSI
COMANO
12.04.21 - 18:290
Aggiornamento : 20.04.21 - 17:38

Molestie e sessismo in RSI: «Non permetterò mai più simili derive»

Parla il nuovo direttore della RSI, Mario Timbal, che affronta con noi le critiche verso una tv "sprecona".

Ma anche di informazione, di politicizzazione e di satira. Su Rete Due ha le idee molto chiare, e ci svela cosa porterebbe via dalla tv italiana.

COMANO - Mario Timbal, 44 anni, da pochi giorni è entrato di fatto nelle stanze dei bottoni della RSI. Il nuovo direttore si è presentato stamani in streaming davanti ai suoi dipendenti. Lo abbiamo incontrato per capire quale sarà il futuro volto che intende dare all’azienda.

Fino a ieri era uno dei tanti spettatori della RSI, oggi invece la dirige. Un pregio e un difetto dell’azienda?
«Il pregio è la qualità, l’autorevolezza di ciò che viene proposto. Un pregio che dobbiamo continuare a mantenere. È difficile parlare invece di difetti, posso invece parlare su ciò che potremmo fare di più e in questo caso insisterei sul concetto di trasversalità dei contenuti: ovvero come fare in modo che i contenuti non restino isolati in un’unica trasmissione o in un unico vettore».
 
Lei non è un uomo di tv, nel senso che non arriva dalla televisione. Qualcuno ha evidenziato questo aspetto. Cosa risponde a chi l’accusa di conoscere poco il mezzo radiotelevisivo?
«È un’accusa più che legittima. Però faccio notare che non vengo a fare televisione, vengo a dirigere un'azienda che crea contenuti culturali. Da anni il mio lavoro è creare le condizioni migliori per permettere alla gente di produrre contenuti e farli arrivare al più vasto pubblico possibile. Non vedo una barriera in tutto ciò. Cercherò di completare le mie competenze con quelle più specifiche legate al mezzo televisivo e radiofonico, e porterò la mia esperienza che ritengo possa essere utile per questa fase di transizione».
 
Il suo bagaglio culturale è di prestigio. Parliamo allora di cultura: in tv cultura non fa rima con auditel. 
«Fortunatamente il servizio pubblico non vive solo di auditel e di entrate pubblicitarie. La RSI ha un importante ruolo culturale nella Svizzera italiana. Un ruolo che porta con sé delle competenze, che dovranno diventare - a mio avviso - maggiormente trasversali. Vorrei ad esempio che contenuti che nascono su Rete Due possano diffondersi trasversalmente anche su altri vettori, cercando di toccare un pubblico più ampio».
 
Spesso viene criticata l'informazione. La si accusa che sia di parte. È d’accordo con queste affermazioni?
«Non sono d’accordo con queste affermazioni, ma sarò garante che questo non succeda in futuro. Quello che vorrei è un'informazione che sia talmente autorevole - e questo lo è già - da poter essere anche coraggiosa. Quel coraggio che permette a tutti i giornalisti di poter raccontare la realtà nella sua complessità e in modo critico».  
 
Ritiene che la RSI sia troppo politicizzata?
«Non penso che ci sia una politicizzazione. Vorrei dimostrare che non siamo né di destra, né di sinistra e per questo lavorerò per cercare di sviluppare quel coraggio di cui parlavo prima».
 
Negli scorsi giorni si è polemizzato contro una trasmissione romanda che ha preso in giro il Ticino. Alla RSI un tempo c'era la Palmita che faceva satira, in seguito la presa in giro del potere è scomparsa. Lei pensa che ci sia una lacuna?
«C’è sicuramente uno spazio di sviluppo. La satira è una delle cose più difficili da fare. Penso che il servizio della tv romanda abbia pienamente adempito a quello che è il compito della satira. Spero che in futuro riusciremo anche noi a sviluppare questo tipo di programmazione».
 
È un uomo che ha lavorato e vissuto anche all’estero. Tra chi vorrebbe una tv più legata al territorio e chi la vuole più aperta al mondo, lei dove si colloca?
«Mi colloco proprio a cavallo, cercando di trovare il giusto equilibrio tra apertura e territorio. Riuscire a evitare le accuse di provincialismo, ma anche di essere troppo distanti. Si tratta di un esercizio difficilissimo che richiede alternanza, intelligenza e un po’ di audacia».
 
È arrivato in un momento in cui la RSI è travolta dalle polemiche di sessismo e molestie. C’è un’inchiesta in corso. Avrà il compito di dover affrontare anche questa tegola. Come l’affronterà?
«Ho assunto la responsabilità del dossier sin dal primo giorno. Gli accertamenti sono in corso e aspettiamo i risultati per l’estate. Ci sono delle riflessioni da fare sugli strumenti da adottare per prevenire queste situazioni e sulle azioni che dovremmo intraprendere per sviluppare una cultura aziendale che non permetta più simili derive».
 
Un’altra tegola è quella di Rete Due. Verrà smantellata o diventerà solo musicale?
«Né l’una, né l’altra. Non credo nelle radio solo musicali. Sono convinto che le radio abbiano la loro specificità nel flusso parlato. Non sono qui per smantellare Rete Due, né per impoverirla».
 
Vi accusano di essere spreconi, che spesso i soldi vengono usati o spesi male. Lei come pensa di affrontare questo aspetto, ammesso che condivida la tesi.
«Prima di condividere questa tesi dovrei chinarmi in maniera approfondita sulle cifre della RSI. Se ci saranno possibilità di risparmiare le adotterò, senza che questo influisca sulla qualità di ciò che produciamo. Cercheremo di ottimizzare l’utilizzo di ogni singolo franco ma non credo che questo sia sufficiente per trovare un nuovo equilibrio».
 
Guardando oltre confine, in questo caso all’Italia, cosa le piacerebbe portarle via televisivamente parlando.
«Porterei via un po’ il coraggio di sperimentare. Stiamo parlando di un paese che ha un’enorme macchina culturale. Sanno sperimentare e hanno coraggio».
 
Quali sono state le trasmissioni della RSI che guardava fino a ieri da telespettatore?
«Da bambino guardavo Scacciapensieri, oggi lo guardano i miei figli. Negli anni a seguire la costante che ha attraversato tutta la mia vita è stata sicuramente l’informazione della RSI».

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