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LUGANO
10.04.21 - 11:150

La nostra lingua s'impoverisce, per fortuna che esiste Dante

L'intramontabile grandezza di Dante Alighieri viene celebrata nel 700esimo dalla sua morte

di Redazione
MANUELE MOGHINI

LUGANO - Il 2021 segna il 700esimo anniversario dalla morte di Dante Alighieri, figura cardine della letteratura che non cessa di stimolare l’interesse di critica e pubblico. Ne parliamo con Yvonne Pesenti, dal 2017 presidente della Società Dante Alighieri della Svizzera italiana, che si occupa della tutela, promozione e diffusione della lingua e della cultura italiana.

Sono molte le iniziative di cui il poeta è protagonista, soprattutto quest’anno.
«Dante continua a essere molto attuale e soprattutto molto amato, non solo dagli esperti di letteratura, ma anche dal pubblico che si avvicina alla sua opera poetica».

Cosa propone la Società Dante Alighieri per celebrare l’anniversario?
«Dal 2018 organizziamo, in collaborazione con il centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura, nell’ambito del programma LAC edu, le “Colazioni Letterarie”, che propongono incontri con personalità di spicco del mondo della cultura – di solito nella Hall del LAC, al momento purtroppo solo in streaming. Data l’importanza di tale evento, non potevamo esimerci dal dedicare buona parte della rassegna di quest’anno alla figura di Dante».

Quale riscontro genera la personalità dantesca nella popolazione?
«Per i primi due eventi abbiamo avuto una partecipazione incredibile: ogni volta oltre 400 persone hanno seguito la conferenza in streaming, moltissime altre via Facebook. Siamo grati a LAC edu per questa collaborazione. Il LAC è il cuore della cultura luganese, ha un pubblico fedele e affezionato: si è creata una bella sinergia».

Come vengono scelti i relatori per il ciclo?
«Dante è un gradissimo autore classico, ma è il poeta di tutti. Noi vogliamo raggiungere il grande pubblico, non solo gli specialisti, perciò invitiamo studiosi che sappiano parlare a tutti gli appassionati di letteratura, anzi: a chiunque ami leggere».

Come spiega il successo del Poeta dopo tutti questi secoli?
«Oltre a essere una figura letteraria che non ha eguali, Dante è un autore attualissimo. È scomparso da 700 anni, ed è ancora molto letto: la sua opera ancora ci interpella. E poi ci ha regalato una lingua! Una grande percentuale di parole ed espressioni della Commedia sono ancora presenti nell’italiano moderno. La sua opera è universale, e lo dimostra il grande apprezzamento per la miriade di iniziative che gli sono dedicate per questo importante anniversario».

Come vede il rapporto delle generazioni più giovani con Dante?
«Naturalmente credo valga la pena studiarlo: la Divina Commedia è bellissima. Non è di facile lettura, ma affronta temi vicini a noi; inoltre è un testo che ci coinvolge emotivamente. La lingua di altri grandi della letteratura, ad esempio Petrarca, è forse più pura, ma Dante è più vivo».

Quale insegnamento possiamo trarre dal sommo Poeta?
«Uno tra tanti: leggere Dante ci confronta con l’impoverimento in atto nella nostra lingua. Il nostro linguaggio si muove entro confini sempre più ristretti, mentre la lingua di Dante è molto ricca - di parole, concetti, espressioni idiomatiche. È un valore che dobbiamo riconquistare: utilizzando un vocabolario più ampio ci esprimiamo meglio, e quindi pensiamo meglio. Tornare a un linguaggio più articolato ci permette di ragionare in modo chiaro e analitico».


Yvonne Pesenti

I versi danteschi continuano a parlare di noi
Tra le tre parti che compongono il famoso poema dantesco, forse l’Inferno è quella che maggiormente è rimasta impressa nell’immaginario collettivo. Con la sua estrema vividezza, un linguaggio a volte anche comico-grottesco e le numerose metafore, l’Inferno ci regala molti episodi memorabili, che trattano temi ancora oggi attuali: la drammatica storia d’amore adultero tra Paolo e Francesca, la straziante vicenda del Conte Ugolino, il racconto di Ulisse, ma anche la scena iniziale che vede Dante sperduto nella selva oscura. «Alcune vicende narrate nella Divina Commedia sono diventate dei veri e propri paradigmi» afferma Yvonne Pesenti. «La caratteristica dei classici è proprio questa: non smettono mai di parlarci e possono sempre essere ricondotti al nostro presente. La pandemia che viviamo e l’incertezza che ne deriva, ci rimanda ad esempio alla bellissima metafora dantesca della selva oscura».

Yvonne Pesenti
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