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02.04.21 - 12:190
Aggiornamento : 12:50

L'Mps contro la Garzoni: «Prezzi folli. Il lupo perde il pelo...»

Il caso dei subappalti a matrioska per la realizzazione per Campus Supsi/Usi finisce in un'interpellanza

LUGANO - “Il lupo perde il pelo ma non il vizio!”. Scrive il Movimento per il socialismo in un’interpellanza con cui chiede al Consiglio di Stato di esprimersi sul «grave caso di illegalità» emerso al cantiere del Campus Supsi/Usi di Viganello, inaugurato la scorsa settimana. L’atto parlamentare, intitolato “Impresa di costruzioni Garzoni SA e appalti truccati”, parte da una vicenda di quindici anni fa per concentrarsi poi su fatti più recenti, le irregolarità avvenute nel 2017 sul cantiere, di cui si è riferito ieri in cronaca. 

Un tuffo nel passato - Nel rispolverare vecchi scheletri l’Mps ricorda che «nel 2006 l’impresa di costruzione Garzoni fu oggetto di un procedimento penale a seguito di un appalto truccato con la Cassa pensione della città di Lugano». Anche a seguito della denuncia pubblica promossa dallo stesso Mps il presidente del CdA dell’impresa «dovette uscire dal consiglio di amministrazione di Bancastato. CdA in cui era stato proposto dall’allora consigliera di stato PLRT Marina Masoni».

Il subappalto del subappalto - L’interpellanza dell’Mps si concentra quindi sul mancato rispetto della Legge sulle commesse pubbliche, segnalata due anni e mezzo fa dal sindacato Unia all’Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche. E ripercorre la vicenda dei subappalti a “matrioska” nella posa dell’acciaio, nell’ambito di un appalto di 17,2 milioni di franchi per lavori edili che si era aggiudicato la Garzoni SA. Punta il dito quindi sul «manifesto non rispetto del bando», con il subappaltatore di primo grado, quello legale, che ha subappaltato a un’altra ditta la posa concreta dell’acciaio d’armatura.

Dumping e fallimento - L'Mps evidenzia anche un’altra problematica, «intimamente legata al subappalto del subappalto»: «Infatti i prezzi della posa ottenuti dalla ditta Garzoni SA con il primo appaltatore sono di 30 centesimo al chilo, ampiamento sottocosto». Con questi «prezzi folli», scrive l’Mps, «il guadagno del secondo subappaltatore non poteva avvenire che tramite il dumping salariale, il mancato rispetto dei disposti contrattuali e legali, per concludersi nel fallimento pianificato». In definitiva, conclude, l’interpellanza, «un’operazione indegna» finita con una perdita per le varie istituzioni pubbliche di 680mila franchi. Da parte sua la Garzoni, ricordiamo, ha replicato di avere «operato nel pieno rispetto delle leggi. Siamo completamente estranei e non abbiamo nulla a che vedere con il fallimento della Pleschina (la ditta subappaltatrice di secondo grado, ndr)».

Le domande dell'interpellanza al Consiglio di Stato: 

1) Come valuta, in generale, questa grave vicenda nella sua qualità di massima autorità nel campo dell’applicazione della LCPubb?

2) Come giudica la gestione da parte del committente, ossia Consorzio USI / SUPSI per il Campus di Lugano-Viganello, soprattutto alla luce delle segnalazioni tempestive inoltrate dal sindacato Unia?

3) Trova ammissibile che a due anni e mezzo dalla segnalazione dei fatti, l’Ufficio di vigilanza delle commesse pubbliche non abbia ancora emesso una decisione?

4) Con questa lentezza come pensa il Consiglio di Stato che si possa combattere il dumping salariale e la concorrenza sleale? Non si tratta, infatti, di un caso complicato…

5) Quali misure urgenti adotterà il Consiglio di Stato affinché sui cantieri pubblici di sua competenza non avvengano questi gravi abusi, in particolare forme di dumping?

6) Nel caso concreto, come pensa di agire immediatamente affinché l’Ufficio di vigilanza delle commesse pubbliche emetta il più rapidamente possibile una decisione sul caso in questione?

7) Se il problema dell’Ufficio di vigilanza fosse una situazione di sovraccarico a causa di una dotazione di personale insufficiente, cosa intende fare il Consiglio di Stato per reagire concretamene in tempi rapidi?

8) Come valuta il fatto che l’Ufficio di vigilanza non voglia nemmeno dichiarare pubblicamente se un’inchiesta sia stata aperta o meno?

9) Questa triste vicenda ripropone con forza la problematica dei fallimenti a catena, pilotati, a scopo di lucro. Alla luce di questo ennesimo caso, il Governo non considera che sia giunto il momento di un cambiamento radicale di politica, abbandonando le misure adottate finora che si sono rivelate di fatto inefficaci?

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