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CANTONE
01.04.21 - 06:000
Aggiornamento : 10:14

«Abbiamo perso ben di più»

Aziende escluse dagli aiuti di rigore. La Camera di commercio chiede al Consiglio di Stato di intervenire

Vini Tamborini: fatturato crollato del 55 per cento a gennaio. Ma per i parametri federali non basta. Albertoni (Cc-Ti): «Ritardi e criteri troppo restrittivi. Così rischiamo di perdere aziende storiche»

LUGANO - Il 40 per cento in meno, rispetto al fatturato dell'anno scorso. La linea tracciata da Berna per gli aiuti alle aziende in crisi assomiglia a una fossa scavata troppo profonda. Chi ci finisce, in realtà, è già morto o quasi. Così almeno secondo la Camera di commercio, che ieri ha lanciato un appello al Consiglio di Stato per estendere la platea dei beneficiari. 

Parametri «troppo rigidi», aziende che rischiano di restare tagliate fuori «perché magari hanno avuto un calo di fatturato "soltanto" del 39 per cento». Sono le rimostranze raccolte dall'organizzazione mantello delle imprese in Ticino, e inviate con una lettera accorata a Palazzo delle Orsoline. Il governo potrebbe integrare l'intervento, abbassare l'asticella (al 35 per cento, al 30) come fatto in altri cantoni (a Ginevra è il 25%). 

«La situazione è decisamente critica» incalza il direttore Luca Albertoni. «Gli aiuti federali sono in ritardo e ci sono aziende che, pur avendone diritto, stanno ancora aspettando». Ma il problema principale riguarda la lista dei settori ammessi, «troppo restrittiva», mentre le misure anti-Covid colpiscono tutta l'economia e il rischio «è che con il prolungarsi della crisi il territorio possa perdere anche aziende solide, che sono attive magari da più generazioni». 

La più colpita è la filiera della ristorazione, che parte dalle terrazze chiuse e arriva fino ad aziende come la Plastifil di Mendrisio. Specializzata anche in componenti per forni  e apparecchi per cucinare da quattro generazioni, i 150 dipendenti non hanno potuto accedere al lavoro ridotto (salvo due mesi nella primavera scorsa) perché «lavoriamo anche in altri settori come il medicale e il tecnico, avendo tutti i processi in casa, dobbiamo tenere aperti tutti i processi per garantire la produzione» spiega il presidente Martino Piccioli.

Le vendite della Plastifil «sono diminuite soprattutto in quello della ristorazione, ma anche altri settori hanno sofferto“ ma il fatturato complessivo è lontano dal 40 per cento, spiega Piccioli. «L'intervento federale andrebbe ripensato per le aziende multi-settore, degli aiuti proporzionati alle perdite - conclude l'imprenditore - sarebbero senz'altro meglio di una lista chiusa, in cui per forza di cose qualcuno viene dimenticato». 

Anche la filiera del vino è in fortissima sofferenza. L'Interprofessione della vite e del vino ticinesi ha lanciato più volte l'allarme, chiedendo al Cantone un'iniezione di liquidità. E anche qui la sensazione di essere stati dimenticati è forte. C'è chi ha perso ben oltre il 40 per cento nei mesi più critici: a gennaio, ad esempio, la cantina Tamborini di Lamone ha registrato un calo del 55 per cento anno su anno. «Ma con i parametri attuali non è abbastanza, per chiedere gli aiuti» lamenta il direttore Mattia Bernardoni. «È incredibile ma è così». 

Il Consiglio federale ha mantenuto un arco temporale di 12 mesi, per i casi di rigore. «Per rientrare nei criteri di accesso, abbiamo calcolato, dovremmo realizzare un fatturato pari a zero fino a giugno. Ma questo significherebbe essere già falliti, praticamente». Un aiuto su base mensile, secondo Bernardoni, sarebbe auspicabile da parte del Cantone. L'azienda - fondata 77 anni fa, 35 dipendenti - non ha deciso licenziamenti «e questo grazie al lavoro ridotto» conclude Bernardoni. «Ma se non si salvaguardano i datori di lavoro, il rischio è di ritrovarsi con un danno molto maggiore per tutti, più avanti».  

 

 

Commenti
 
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pillola rossa 6 mesi fa su tio
La resilienza non vende
lollo68 6 mesi fa su tio
Invece di una catena alimentare qui c'è una catena economica! Purtroppo i politici non si rendono conto delle conseguenze che ci saranno! Pensano di incassare le stesse imposte?🤭
Big Luca 6 mesi fa su tio
Essendo imprenditore nella medesima situazione della Tamborini e di molti altri (oltretutto senza aver avuto diritto a IPG o ILR), capisco pienamente lo sfogo. Il vero problema é che fintanto che a gestire la situazione pandemica ci saranno "sinistroidi" e parassiti della nomenklatura statale (con il pancino sempre al caldo e salario assicurato), sarà utipistico avere soluzioni alla pandemia di tipo "manageriale" in tempi rapidi e soluzioni efficienti secondo le vere necessità.
pillola rossa 6 mesi fa su tio
Linea Resilience...
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