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«Chi sceglie di fare l'agente di polizia sa che deve avere una corazza»
Ti-Press (Francesca Agosta)
Un'immagine scattata lo scorso weekend a Lugano.
CANTONE
29.03.21 - 19:300

«Chi sceglie di fare l'agente di polizia sa che deve avere una corazza»

Matteo Cocchi, comandante della Cantonale, ospite di Piazza Ticino. Guarda la video intervista.

Il Covid mette tutti a dura prova. «Il nostro a volte è un compito ingrato – ammette –. Ma dobbiamo fare rispettare le regole. Aumentano gli atteggiamenti rissosi e aggressivi».

BELLINZONA - Ancora settimane di fuoco per Matteo Cocchi. Il comandante della Polizia Cantonale è stato ospite di piazzaticino.ch, la piazza virtuale di Tio/20Minuti. E ha raccontato la sua seconda "maledetta primavera" consecutiva. «Abbiamo un compito a volte ingrato – ha ammesso, riferendosi in particolare alle misure anti Covid-19 –. Dobbiamo fare rispettare le leggi. È il nostro mestiere».  

Tantissime micro regole per fare fronte alla pandemia. Come fa la polizia a destreggiarsi in questo labirinto?
«Ci siamo abituati a un susseguirsi di regole e di cambiamenti. L'anno scorso le regole cambiavano quasi giornalmente. Questo crea problemi a chi lavora al fronte. Gli agenti sono sottoposti a un continuo "ricevere" informazioni».

"Se dovremo multare, multeremo". Lo ha dichiarato lei stesso. Intanto crescono gli assembramenti. 
«Prima della multa c'è una serie di altre possibilità. È ad esempio fondamentale il dialogo con la gente e con i partner sul territorio. La polizia da sola non può risolvere tutto».  

Non teme che la polizia diventi una specie di organo inquisitore? Un anno fa sono stati multati ragazzini che giocavano a carte...
«Un anno fa eravamo di fronte a una situazione nuova. Non capivamo cosa stava succedendo e dove stavamo andando. C'è stato tra l'altro anche un lockdown in cui non si poteva fare quasi nulla. Oggi ci sono varie attività che possono essere svolte, ci troviamo davanti a un'evoluzione che ha oltre un anno di vita. Anche per gli agenti è più facile sapere come muoversi».

Da parte di alcuni cittadini si nota una certa insofferenza verso la polizia. Quanto "pesa" indossare quella divisa?
«L'agente di polizia oggi deve avere una corazza. Chi sceglie di fare l'agente di polizia si apre a un mondo diverso. Fare il poliziotto vuol dire anche intervenire dove le cose non funzionano. Con o senza Covid ci sono circostanze in cui magari siamo gentili e poi veniamo aggrediti. Un poliziotto deve sapere anche adattare i toni. La maggioranza dei cittadini, giovani compresi, rispettano comunque le regole. E riceviamo anche tanti attestati di stima». 

Assembramenti a gogo lo scorso fine settimana. È preoccupato per il periodo delle vacanze pasquali?
«La preoccupazione c'è. Ci siamo confrontati con i grandi Comuni. La nostra strategia ci impone di anticipare eventuali problematiche. Faremo in modo di continuare a sensibilizzare sul campo». 

Ma questa sensibilizzazione poi concretamente funziona?
«Parliamo di turisti: già la scorsa estate abbiamo avuto buoni riscontri. Ci relazioniamo al turista nella sua lingua madre. Sia verbalmente, sia col materiale informativo. Cerchiamo di essere più "vicini" possibili alle persone con cui parliamo». 

La gente è sempre più esasperata. Come la mettiamo?
«In Ticino sono aumentati gli atteggiamenti rissosi e problematici. Si alzano facilmente i toni, c'è aggressività. Anche tra persone che si incontrano per strada. Capisco che si possa essere stufi. Anche a me piacerebbe andare al ristorante con la mia famiglia o trovarmi con gli amici. Tutti abbiamo bisogno di socialità». 

Si va verso l'estate. Un vantaggio?
«Questo potrebbe permetterci di tornare a una semi normalità come accaduto lo scorso anno. Spero che in autunno non si torni di nuovo a un peggioramento. A quel punto sarebbe davvero dura a livello sociale e di accettazione delle regole. Sono però fiducioso, anche grazie alle vaccinazioni». 

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA INTEGRALE




 

 

  

 

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