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CANTONE
26.03.21 - 06:000

Sempre più palestre in casa. Chi è del settore, però, teme altro

Tra gli appassionati c'è chi ha deciso di non aspettare, e si è attrezzato per allenarsi tra le quattro mura domestiche.

A intimorire i professionisti del settore, tuttavia, è altro: la paura dei propri clienti a ritornare e la sostenibilità dell'ennesima riapertura

LUGANO - La chiusura delle palestre pesa, specie per chi il fitness lo vive come un'esigenza. Sui social, le pagine dedicate agli appassionati del settore sono diventate - da vetrina di muscoli e consigli quale erano - un muro del pianto. La domanda che ricorre più spesso è: quando potremo tornare ad allenarci?

C'è, tuttavia, chi ha preferito un approccio proattivo e, invece di attendere, si è attrezzato. Il proverbio della montagna e di Maometto è quanto mai calzante.

«Ho bisogno della mia "droga buona"» - L.* è tra questi. «Vivo il fitness come un'esigenza. Mi alleno 4/5 volte a settimana e dovermi fermare significava togliermi quella "droga buona" dalla quale dipendo. Così pian piano ho iniziato ad allestire il mio garage». Il ticinese ha la fortuna di avere uno spazio a disposizione. «Sono partito da una panca e due manubri. Pian piano è arrivato il resto. Adesso ho un rack, una torre per le trazioni e una macchina multifunzione». Insomma, quanto basta per non restare fermi. Il tutto a un costo ragionevole: «Molto l'ho preso usato. Ho speso circa 3mila franchi in totale, ma mi sono creato una "tana" è talmente comoda e personale che facilmente non tornerò ad allenarmi in una sala pesi». 

La stessa soluzione l’ha adottata S.* «Nel mio condominio c’era uno spazio non utilizzato. Ho chiesto di poterlo trasformare in un’area fitness. Hanno accettato, così mi sono tirato su le maniche. Il risultato ha sorpreso anche me».

Qui l’investimento si aggira a poco meno di 4mila franchi. Grazie, anche in questo caso, alle offerte di articoli usati trovati in rete: «Ho speso 1000 franchi per la bike, 1200 per la rastrelliera con manubri esagonali fino a 24 chili, 350 franchi per i tappetti in gomma, 700 per il bilanciere con i pesi, 80 per la sbarra per le trazioni, 100 per la plyobox, 70 franchi per la kettle ball da 24 chili, 100 per uno squat rack e 150 per la panca».

E l’investimento sembra fruttare: «Mi alleno anche 4 volte la settimana, praticando sia crossfit che bodybuilding, non mi manca nulla». 

«Due esperienze non paragonabili» - Le home gym rimpiazzeranno quindi le sale attrezzi? La direttrice dell’A-CLUB Fitness & Wellness di Savosa, Simona Malagoni non crede: «Parliamo di due esperienze che non possono essere paragonate. Un conto è allenarsi da soli, un conto è farlo in un centro organizzato, specializzato in cui ci sono dei professionisti che ti seguono passo dopo passo, in un percorso sicuramente più articolato e sicuro di quanto possa essere tra le mura domestiche. La differenza è abissale», sottolinea.

Ciò non toglie che vi siano comunque delle preoccupazioni in vista di un’apertura che al momento non ha ancora una data. «Il nostro settore sta vivendo un momento veramente drammatico, molto più di quanto stia sopportando la ristorazione di cui oggi tutti parlano, e lo dico con cognizione di causa, visto che come azienda abbiamo anche un ristorante e siamo affiliati alla Gastrosocial», ammette Malagoni.

«Paura della paura» - L’idea di spostare le attrezzature all’esterno, come sta accadendo ad esempio in quel di Milano, non la sfiora nemmeno. «Non è quella la soluzione. E addirittura si andrebbero a creare altri problemi. Oggi la vera questione è che oltre a non sapere quando potremo tornare a lavorare, ci dobbiamo confrontare con la paura dei nostri utenti. Dalla chiusura del mese di marzo molte dinamiche sono cambiate e anche il modo di vivere e percepire “la palestra o il centro fitness” inteso come luogo di socializzazione ed allenamento da parte degli utenti è letteralmente cambiato».

Le persone sono passate dal percepire e vivere il centro fitness come parte integrante della loro routine per il raggiungimento e il mantenimento del benessere psicofisico – traducibile in qualità di vita, tanto da frequentare mediamente il Club 4 volte a settimana -, a un’idea di «ambiente pericoloso e ad alto rischio di contagio e quindi momentaneamente da evitare. Nulla di più sbagliato». «La nostra prima preoccupazione, sia come A-CLUB che come Federazione dei Centri Fitness e di tutti i centri facenti parte della Federazione - sottolinea Malagoni -, è stata quella di organizzarci e strutturarci per rendere i nostri ambienti sicuri, con relativi costi».

Tuttavia, oltre agli appassionati – «quelli che non possono fare a meno della palestra e che verrebbero in qualsiasi situazione e condizione» - c’è tutto il resto del bacino d’utenza. «Persone a cui magari lo stesso datore di lavoro ha sconsigliato l’allenamento perché considerava il centro fitness un luogo a rischio». È proprio questo pregiudizio che Malagoni vuole combattere.

Il problema della sostenibilità - Anche se i problemi non finiscono qui. «La nostra preoccupazione è pure capire come ci faranno aprire e in che modalità. E se queste saranno sostenibili», aggiunge. «Riaperture parziali come quelle dello scorso anno non sono più possibili economicamente, specie per un centro di migliaia di metri quadri che ha spese importanti da affrontare, anche oggi che è chiuso».

Discussione in corso - A tal proposito qualcosa si sta muovendo, anche se per il momento è ancora in stato embrionale. «Stiamo discutendo, assieme al DSS e al DFE, oltre che con l’ordine dei medici e le casse malati, tutte le questioni di natura economica, sanitaria e sociale». Il concetto che la direttrice dell’A-Club vuole che passi è semplice: «La prevenzione è fondamentale - sottolinea -. Non si può pensare di abbandonare l’attività fisica senza il rischio d'incorrere in patologie quali la depressione, l’obesità, il diabete di tipo 2 o malattie cardiovascolari. E allenarsi in un centro fitness è sicuro. Questi sono luoghi sanificati, con un trattamento dell’aria costante, con delle distanze garantite. Luoghi in cui torneremo per stare bene e anche socializzare. Come sempre si è fatto».

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