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16.03.21 - 16:280

I bambini hanno diritto a “un vero accesso” alla scuola dell’infanzia

Lo ha deciso il Gran Consiglio approvato il rapporto della Commissione formazione su una mozione del 2018

In particolare, si nota come in alcuni asili (le differenze sono tra comuni e regioni) sia più difficile ottenere la frequenza a tempo pieno del primo anno (facoltativo, 32 ore).

BELLINZONA - "Il bambino non è pronto". Sono tante le mamme e i papà che si lamentano di sentirsi dire questa frase dal maestro al primo anno di asilo (scuola dell'infanzia) facoltativo. Soprattutto, si notano differenze nel percorso (e nel tempo) di inserimento dei bambini nelle varie regioni del cantone. Una situazione che va "controllata" e "risolta" secondo il Gran Consiglio, che ha oggi approvato (con 70 sì 4 no 2 astenuti) un rapporto della Commissione formazione e cultura.

Una mozione presentata tre anni fa (da Beretta Piccoli, Dadò e Gendotti) precisava che «un inserimento graduale dovrebbe andare in favore del bambino, e non essere strumentalizzato per creare uno schema di "rallentamento" ingiustificato della frequenza scolastica». E chiedeva che la frequenza a tempo pieno diventasse «la norma e l'obiettivo per tutti gli allievi».

La Commissione formazione e cultura ritiene «sostanzialmente adeguate e ben strutturate» le attuali direttive, ma precisa che «non si deve negare o procrastinare l’accesso alla scuola dell’infanzia se non vi sono validi motivi pedagogici o comportamentali». Per questo invita il Consiglio di Stato «a operare per eliminare le differenze ingiustificate» tra regioni, considerato che in alcuni circondari si tende a giungere alla frequenza a tempo pieno del bambino di 3 anni dopo un periodo più lungo. «Veniamo a sapere che a oggi (e siamo a marzo), bambini di almeno tre anni e mezzo non possono entrare a tempo pieno (32 ore settimanali) al primo anno facoltativo - ha detto oggi in aula la relatrice Maddalena Ermotti-Lepori -. In Ticino stiamo andando indietro».

Manuele Bertoli, ha confermato che il tema «è reale» ed «è difficile non pensare a una prassi diversa messa in atto dagli istituti» considerato che «si arriva a differenze quantitative evidenti e significative». Il direttore del DECS, dal canto suo, ha anche assicurato che «la discussione c'è», perché «i bambini di tre anni hanno il diritto di andare a scuola se i genitori lo vogliono».

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