foto Michel P.Zylberberg
Piricone nella sua bottega in via Trevano, a Lugano.
LUGANO
15.03.21 - 06:000
Aggiornamento : 10:07

L'artigiano messo alla porta: «Colpo durissimo»

Giuseppe Piricone lavora da 50 anni come restauratore a Lugano. Ma rischia di chiudere bottega

Artigiani in Ticino sempre più in difficoltà. L'associazione di categoria punta il dito contro la speculazione immobiliare: «Allontanati dalle città per i prezzi alti»

LUGANO - La bottega di Giuseppe Piricone, in via Trevano, è un luogo magico. Armadi, mobili d'ogni tipo, ovunque attrezzi che raccontano una storia. Un martello è appeso al banco di lavoro «almeno da quando ero bambina» ricorda la figlia Antonella. Un pezzo di vecchia Lugano che ha ricevuto disdetta dal padrone di casa. 

La comunicazione è arrivata a dicembre, dopo 31 anni di locazione e una storia di artigianato iniziata nel 1971, quando Piricone ha portato il mestiere con sé dalla Sicilia al Ceresio. Oggi che ha 80 anni ed è in pensione, "mastro" Giuseppe non manca un giorno dalla sua bottega di restauratore: dalle 8 di mattina al tramonto, puntualissimo. «E puntualmente ho sempre pagato l'affitto» assicura. Per lui come per i clienti - fedelissimi - la notizia della disdetta è stata «un colpo durissimo». 

Misteri del mercato immobiliare luganese, in un momento in cui (in teoria) lo sfitto abbonda e i canoni calano. Ma per i piccoli artigiani tradizionali «sopravvivere è sempre più difficile» conferma Roberto Barboni, presidente dell'associazione di categoria Ar-Ti. «La speculazione spinge queste attività lontano dai centri urbani, impoverendoli dal punto di vista culturale e sociale». In Ticino e nel Luganese in particolare «il fenomeno è molto marcato e un intero patrimonio di saperi sta ormai scomparendo» anche perché i guadagni (scarsi) non permettono di stare al passo con l'aumento degli affitti. 

Le autorità osservano - quasi - indifferenti. Abrogata la legge di promozione dell'artigianato nel 2012, quattro anni dopo si è esaurito l'ultimo piano di aiuti cantonali. Il Covid ha dato l'ennesima bordata, bloccando manifestazioni e mercatini. L'Ente regionale di sviluppo del Luganese e Ar-Ti stanno lavorando per riaprire la Fiera cantonale dell'artigianato (chiusa nel 2011) ma «occorre una spinta politica più forte per salvare il salvabile» incalza Barboni. «Quando muore una bottega, muore un tesoro di conoscenze, spesso irrecuperabili». 

Nel caso di Piricone, i figli non hanno seguito le orme paterne. «Il restauro è una passione, qualcosa che devi avere nel sangue. Mi sarebbe piaciuto passare l'attività a qualche giovane». Con la crisi economica, chissà, sarebbe anche un'idea. Ma a "mastro" Giuseppe servirebbe del tempo. Quello che nella bottega in via Trevano sembra essersi fermato, ma in realtà fuori corre, inesorabile. 

Commenti
 
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lollo68 8 mesi fa su tio
Un pezzo di storia di Molino Nuovo! Spero che qualcuno della zona proponga un posto adatto alla sua attività a prezzo onesto.
eruner 8 mesi fa su tio
La triste esperienza del signor Piricone mi suggerisce di aggiungere alcune informazioni supplementari. La professione di restauratore figura nell'elenco dei «Mestieri d'arte» per promuovere i quali è attiva un'Associazione svizzera (https://metiersdart.ch/it_) alla quale nel 2020 ha aderito anche il Ticino (su proposta del DECS e della Divisione per la formazione professionale). L'attenzione di Ar-Ti (e l'impegno dell'Ente Regionale per lo Sviluppo del Luganese - ERSL) è invece focalizzata in particolare sulle persone che producono (e vendono) oggetti che si ricollegano all'artigianato tradizionale e artistico del Ticino. L'ERSL sta collaborando con Ar-Ti e con le Associazioni degli artigiani di Blenio (con il negozio di Dongio) e di Vallemaggia (con il negozio a Maggia). Siamo ovviamente aperti alla collaborazione con tutte le altre associazioni di artigiani che non hanno, fino ad oggi, dato seguito al nostro invito. Matteo Oleggini, incaricato del dossier Artigianato per l'ERSL
Ro 8 mesi fa su tio
Da una “ società “ stolta cosa si può pretendete ?
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