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Angelo e Marina
BELLINZONA
15.02.21 - 08:110
Aggiornamento : 15:25

«Senza aiuti non sopravviveremo ancora a lungo»

La testimonianza di Angelo e Marina, comproprietari di un ristorante da agosto, chiusi senza ricevere un soldo.

Sono tra i 6'000 svizzeri dimenticati dai casi di rigore. «Le spese fisse continuano a esserci e solo con l'asporto non è possibile far fronte a tutti gli impegni finanziari. E intanto i risparmi di una vita sono andati in fumo».

CAMORINO - Sono circa 6'000 in tutta la Svizzera. Sono i "dimenticati" dai casi di rigore. Sono coloro che hanno aperto un'attività dopo l'inizio di marzo 2020. Per poi venire frenati dalla pandemia e affossati dalle restrizioni. Dalla Confederazione queste persone non riceveranno un franco, poiché i bilanci degli anni precedenti, ovviamente, non esistono. Una situazione, questa, in cui si trovano anche numerosi imprenditori, esercenti e commercianti della Svizzera Italiana. La loro disperazione è palpabile. La testimonianza di alcuni di loro straziante.

Il sogno trasformato in incubo - Come quella proveniente da Camorino e più precisamente da Angelo e Marina, che ad agosto, fiduciosi che il peggio fosse ormai alle spalle, hanno firmato il contratto per prendere la gerenza del ristorante "Centrale". «Avere un locale è stato sempre quello che desideravo. E finalmente dopo tanta attesa quel momento è arrivato», ci confida Angelo, comproprietario e cuoco. Un sogno che però, tempo due mesi, si è trasformato in un incubo. Prima - era il 12 dicembre - le autorità impongono la chiusura anticipata di tutti i locali alle 19.00. Poi, dieci giorni dopo, arriva la mazzata definitiva: bar e ristoranti dovranno abbassare le serrande almeno fino al 28 febbraio.

«Situazione critica» - Per i due giovani comproprietari - 40 anni lui, 34 lei - inizia un periodo difficilissimo dal punto di vista finanziario. «Non avendo diritto a nessun aiuto la situazione è davvero critica. I risparmi di una vita sono andati in fumo», ci rivela con amarezza Marina che del Centrale è pure la gerente. «Le spese fisse continuano a esserci e solo con l'asporto non è possibile far fronte a tutti gli impegni finanziari. E questo nonostante i proprietari dello stabile, per quanto possibile e benché non fossero obbligati a farlo, ci sono venuti incontro con una riduzione dell'affitto», precisa la giovane.

Infine arriva l'appello rivolto alle autorità: «Anche noi che abbiamo aperto da poco abbiamo bisogno di aiuti. Senza non sopravviveremo ancora a lungo. Aiutateci o fateci riaprire. Ne va del nostro futuro e di quello di numerosi altri settori».

La lotta dell'Usam - Qualcosa, a ogni modo, potrebbe presto smuoversi anche in questo ambito. Con in particolar modo l'Unione svizzera delle arti e mestieri, che sta lottando in prima linea per far cambiare opinione alla Confederazione. Secondo il presidente dell'Usam, Fabio Regazzi, infatti, la stragrande maggioranza di chi ha aperto dopo marzo - e che quindi non può per ora accedere agli aiuti - lo ha fatto in buona fede e non per sfruttare il sistema. «In questo modo Berna esclude troppa gente», ha precisato Regazzi in un'intervista a Tio.ch / 20 minuti. «Ci saranno forse casi singoli in cui qualcuno ha aperto sapendo che gli affari non sarebbero andati bene e sperando in un sostegno pubblico. Ma in generale abbiamo a che fare con persone oneste. E che sfortunatamente hanno deciso di aprire in un periodo imprevedibile». Proprio come Angelo e Marina.

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Commenti
 
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Volpino. 11 mesi fa su tio
Ma allora cosa gli spetta a coloro che hanno esaurito la disoccupazione oppure non ne hanno diritto e non vogliono andare in assistenza per non pregiudicare il loro futuro, p.es. i giovani neodiplomati che hanno appena terminato la loro formazione professionale? Di queste persone non ne parla nessuno, eppure anche loro hanno delle fatture da pagare ecc.. Tutti andrebbero aiutati senza distinzione perché con la crisi economica provocata dal Covid-19 non è colpa loro se ci sono meno posti di lavoro.
ceresade36@gmail.com 11 mesi fa su tio
Niente aiuti ristorati nazionali che tantte persone hanno bisogno ma questi che sono ingiro che no lavorano no fano niente vivono dell'assistenza di questo no si parla evvero????
gp46 11 mesi fa su tio
Fra le altre cose hanno una cucina deliziosa, dispiacerebbe non poter piu' provare le loro specialità...
streciadalbüter 11 mesi fa su tio
Sono gli inconvenienti del libero commercio.Sono anche dell`opinione che in Ticino ci sono troppi ristoranti.
seo56 11 mesi fa su tio
@streciadalbüter Condivido
Gio58 11 mesi fa su tio
@streciadalbüter Questo non ha niente a che vedere con il libero commercio. Dov'è il libero commercio se la chiusura delle attività viene IMPOSTA? Il Consiglio Federale DEVE risarcire queste realtà perchè le stesse non sono responsabili delle difficoltà che stanno attraversando.
Libero pensatore 11 mesi fa su tio
Penso che si potrebbe pensare di aiutare queste persone basando l’aiuto per lo meno sulla base dei bilanci della gestione precedente o, in alternativa, prendendo come parametro le medie del settore. Regazzi si ricordi di quello che sta facendo lo stato per l’economia anche quando la pandemia sarà finita. Perché è giusto ricevere quando si ha bisogno, ma è anche giusto dare quando si va bene.
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