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31 gennaio 2021...sulla spiaggia di Perth
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CANTONE / AUSTRALIA
07.02.21 - 23:150

«Fino al blocco non mettevamo nemmeno la mascherina»

V. ha deciso di lasciare il Ticino per l'Australia. Perth, la città dove vive, è stata Covid-free per 10 mesi.

Negli ultimi giorni, per un solo positivo, la città è andata in lockdown. «Temono la variante inglese. Ma torneremo presto alla normalità».

PERTH - «Erano circa 10 mesi che non avevamo nemmeno un caso e confido che tornerà ad essere di nuovo così una volta superato questo lockdown». V.* quattro anni fa ha deciso di lasciare il Ticino per l'Australia. Oggi vive a Perth, la capitale dello Stato dell'Australia occidentale che il 31 gennaio ha imposto un lockdown totale di cinque giorni per la scoperta di un singolo positivo al coronavirus. Un caso che ha spinto le autorità a chiudere tutto, non solo in città, ma anche nelle aree limitrofe.

«Stando ai media il positivo è un agente della sicurezza impiegato in un hotel per le quarantene. Dalla pandemia, i confini qui sono blindati. Chi può rientrare in Australia sono solo i residenti. Che devono sottostare a un periodo di quarantena in hotel adibiti allo scopo. Le autorità, temendo che l'agente di sicurezza potesse aver contratto la variante inglese del virus, hanno preferito bloccare tutto».

Fino a questo momento, in quel di Perth, il coronavirus era una presenza non ingombrante, quasi un vago ricordo: «L'unica accortezza è quella che riguarda il mantenimento delle distanze di sicurezza. Si rispetta il classico metro e mezzo un po' ovunque. Per il resto tutto funziona normalmente. Non dobbiamo mettere nemmeno la mascherina».

Ovviamente, con la chiusura, tutto è cambiato: «Siamo ritornati ad essere confinati in casa. Hanno chiuso tutto. Ci si può muovere solo per l'ora di attività all'aria aperta o per fare la spesa. Ovviamente, c'è l'obbligo di mascherina». E non è mancata una nuova misteriosa “sparizione” della carta igienica: «Ancora una volta, come nel precedente lockdown, c'è stato l'assalto ai supermercati e a questa benedetta carta igienica. Forse perché la usano al posto dei tovaglioli di carta...». 

Nonostante le rigide restrizioni, la popolazione sembrerebbe rispondere bene: «Ciò ci ha garantito fino ad ora una vita quasi normale. Dall'inizio della pandemia l'intera Australia ha registrato meno di 29.000 contagi e meno di mille decessi per Covid. Questo anche perché in generale c’è un grande rispetto delle disposizioni». E infatti con l'annuncio di nessun ulteriore contagio, giovedì la notizia: «Senza altri positivi si riapre, gradualmente». 

Ovviamente non è tutt'oro quello che luccica Specie per chi, come V., lavora nell'hospitality. «L'anno scorso, quando siamo entrati in lockdown, ha chiuso tutto. Con il turismo azzerato io ho perso il lavoro e per non rimanere senza visto mi sono dovuto adattare. Con la mia ragazza abbiamo dato fondo ai nostri risparmi e, non trovando altro, mi sono messo a fare delivery. Dapprima in bici, ma macinavo fino a 700 chilometri a settimana. Alla fine mi sono comprato un'auto e ho tirato avanti così per 4 mesi». 

In quel periodo, come in tutte le altre nazioni, l'Australia non è rimasta con le mani in mano: «Hanno rivisto il modo in cui gli australiani avrebbero dovuto convivere con il virus. Sono comparsi cartelli ovunque, sono stati ripensati i locali pubblici e istruiti i dipendenti su come ci si sarebbe dovuti comportare. Così, pian piano, sono arrivati i primi allentamenti. Di sicuro le rigide chiusure, anche tra i diversi stati australiani, hanno aiutato a gestire la situazione. 

In tutto questo V. (che durante l'intervista telefonica, mentre è al supermercato a fare la spesa sfodera un inglese dall'accento singolarissimo, tipico degli australiani) confida di essersi scoperto innamorato di questo strano paese: «Perché resto qui? L'inverno dura solo tre mesi e le temperature non scendono sotto i 10 gradi. Per il resto è solo sole, oceano e molto meno stress. Un autentico paradiso».

*nome noto alla redazione. 

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