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CANTONE
03.02.21 - 17:360

I disabili «grandi dimenticati» nella strategia vaccinale

Interrogazione di Henrik Bang e cofirmatari al Consiglio di Stato affinché vengano inseriti tra le priorità

BELLINZONA - Le persone con disabilità che vivono in case, istituti speciali e reparti medicalizzati non solo non hanno ancora potuto beneficiare della vaccinazione anti Covid-19, ma nemmeno sanno se e quando saranno inserite in una lista di priorità. Dell'argomento si è già parlato più volte ed è stato rilanciato da Danilo Forini, direttore cantonale di Pro Infirmis, quando sono emerse le "vaccinazioni improprie" nei consigli di fondazioni delle case anziani. La questione viene ora portata sul tavolo del Consiglio di Stato dal gruppo socialista, con un'interrogazione.

Stando ai firmatari (il primo è Henrik Bang) «in Ticino si è applicata la strategia nazionale di vaccinazione Covid-19 in maniera particolarmente dogmatica rispetto alla priorità assoluta del fattore età», nonostante l’UFSP abbia indicato che «è responsabilità dei cantoni definire correttamente i gruppi target e somministrare le dosi di vaccinazione disponibili a coloro che hanno più bisogno di essere protetti».

All'attenzione del Governo viene inoltre portata la testimonianza di una donna, madre di un 36enne affetto da tetraparesi spastica con grave disabilità e con spesso problematiche polmonari e neurologiche associate. «Forse non si capisce bene cosa vuol dire far rimanere in camera in isolamento una persona che non riesce ad esprimersi verbalmente», scrive la donna. Una testimonianza che si somma a quella di un'altra madre alle prese col figlio «che non sta mai fermo» e che non rispetta le misure anti Covid.

I socialisti definiscono le persone che vivono o frequentano istituti per invalidi Lispi come «i grandi dimenticati di questa strategia vaccinale, assimilati alle persone che scontano delle pene in carcere, in ultima posizione di priorità prima della popolazione sana».

Le domande poste al Consiglio di Stato:

1. Quali sono state le considerazioni che hanno portato a non inserire con priorità assoluta in Ticino la categoria “persone affette da malattie croniche ad altissimo rischio indipendentemente dall’età”?
2. Perché non si sono considerate le “case medicalizzate” e i “reparti medicalizzati” Lispi - sottoposte alla Legge sanitaria e a vigilanza dell’Ufficio del medico cantonale - come “Pflegeheimen”, assimilabili quindi alle case per anziani nella strategia nazionale?
3. È possibile procedere immediatamente alla vaccinazione del centinaio di ospiti con malattie croniche ad altissimo rischio ospitate in questi reparti?
4. Conferma che in generale le persone con malattie croniche, a prescindere dall’età, saranno le prossime persone (assieme agli over 80 anni) a poter accedere alla vaccinazione, non appena le forniture di vaccini lo permetteranno?
5. Come e quando si intende procedere con la vaccinazione delle persone disabili che vivono “segregati” nelle strutture residenziali e di coloro a domicilio che sono privati di buona parte dell’offerta ambulatoriale?
6. Il Consiglio di Stato non ritiene opportuno, se non dovesse ritenere di avere i margini di manovra per agire differentemente, di sollevare presso le autorità federali, come più volte fatto in questa pandemia, un’accorata richiesta di riconsiderare la priorità di vaccinazione delle persone con disabilità?
7. Come giudica il Consiglio di Stato queste somministrazioni “privilegiate” a categorie non previste nelle Case per anziani?
8. Quali misure di controllo sono in vigore e quali nuove misure sono previste per evitare somministrazioni non previste?

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