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03.02.21 - 19:420

Covid e hotel: tante chiusure, ma il "wellness" regge e fa gola

La pandemia ha messo in ginocchio il settore dell'hotellerie. Tanti hanno serrato le porte per contenere i costi.

C'è però chi ha deciso di sfidare a muso duro questa situazione critica. Uscendone vincente.

LUGANO - La pandemia in atto ha assestato la sua stoccata anche nel settore dell'hotellerie. A farne le spese, in particolare, sarebbero le realtà votate al lusso. Un esempio sono l'Hotel Monte Rosa a Zermatt o il Posthotel di Davos. O ancora il Badrutt's Palace e il Carlton di St. Moritz. Il motivo? I turisti latitano e mantenere in piedi strutture di questo tipo costa più che tenerle chiuse.

Il problema però non riguarda solo le località sciistiche. Anche in Ticino il settore è in sofferenza, come dimostrano le diverse chiusure sul territorio cantonale.

Assenza del segmento business e paura dei contagi - «Come tanti altri nel luganese siamo chiusi fino al 5 di marzo» spiega il resident manager del Grand hotel Villa Castagnola, Max Ferrara. Il motivo è chiaro: «Non c'è turismo, è tutto fermo. Lugano, lo sappiamo è una location che lavora di economia, finanza, con le banche. Tenere aperto costerebbe più che chiudere. E così si è fatto. Fortunatamente i nostri dipendenti possono usufruire del regime di lavoro ridotto».

Anche il Resort Collina d'Oro si è visto costretto alla chiusura, questa volta fino al 3 di marzo: «Già a fine 2020 abbiamo notato una drastica riduzione del numero di prenotazioni per i primi mesi dell’anno. Tale riduzione è stata causata principalmente dalla pandemia e delle restrizioni imposte dalla Confederazione» sottolinea l'hotel manager Pietro Inselmini. «La nostra regione - aggiunge - ha perso di attrattività turistica con la chiusura dei ristoranti e la successiva chiusura dei negozi, inoltre i numeri di contagi giornalieri in Ticino all’inizio di gennaio 2021 erano veramente preoccupanti». A ciò si è andata ad aggiungere «la totale assenza del segmento business, fondamentale durante questo periodo di “bassa stagione”, e l’impossibilità di organizzare eventi e meeting per le aziende. Non da ultimo, l’impossibilità di accogliere ospiti esterni».

Gli "stagionali" - Altri, fortunatamente, non stanno pagando lo scotto di questo periodo nero, avendo la fortuna di essere strutture che aprono stagionalmente. Così è ad esempio, per l'hotel Giardino di Ascona, che sarà chiuso fino al 26 di marzo. O per l'albergo Villa Orselina di Locarno, chiuso fino al 19 marzo, dal quale ci spiegano: «A livello di prenotazioni, per noi qualcosa inizia a moversi dalla fine di febbraio. Adesso un bilancio sarebbe troppo precoce».

Chiusi, ma non per covid - Altra eccezione è l'Eden Roc di Ascona che, solitamente aperto in questo periodo dell'anno, si trova chiuso fino al 12 di marzo, ma per lavori di ristrutturazione. «Peraltro rimandati a questo periodo proprio in seguito a delle interruzioni precedenti causate dalla pandemia», spiegano.

Chi resiste e viene premiato - C'è tuttavia chi, complici forse le numerose chiusure sul territorio, soffre meno di altri. «Devo dire che, tutto sommato, le cose non stanno andando male, anche se molto si muove con i last minute» spiega Rossella Polato, che si occupa del marketing dello Swiss Diamond Hotel di Lugano. «Abbiamo chiuso meglio dell'anno scorso considerando il periodo - ammette -. Contrariamente alle aspettative».

Effetto "resort" - Molto del turismo, chiaramente, si concentra nei fine settimana: «I numeri non sono altissimi, ma interessanti. Specie se si considera che, per forza di cose, le attività degli avventori si concentrano tutte all'interno della nostra struttura».

Il traino, per lo Swiss Diamond, sta anche nell'offerta legata al benessere: «Siamo fortunati ad avere la zona wellness e SPA. In settimana riusciamo a lavorare anche con i ticinesi. Alcuni, per uscire dalla routine, prendono una camera. Tra l'altro loro possono usufruire della promozione "Vivi in Ticino" che gli garantisce un ulteriore 20% di sconto». Stranieri? «Nessuno, tutti svizzeri, ma è così già da questa estate».

«Rischiare ha ripagato» - Risultati superiori alle attese vengono riferiti anche dal CEO di Ticino Hotels Group, Maurizio Migliardi che gestisce Villa Principe Leopoldo, il Kurhaus di Cademario, Villa Sassa e il Park Hotel Principe. «L’andamento è positivo - ammette -. Poter continuare ad offrire i nostri servizi ed essere rimasti aperti ha dato i suoi frutti e la risposta è stata superiore alle nostre piú rosee aspettative».

Anche qui la clientela è rigorosamente nazionale: «Per la maggior parte si tratta naturalmente di svizzeri, che desiderano prendersi una pausa dal quotidiano e concedersi una breve vacanza, una parentesi per ricaricarsi. In generale cercano privacy, sicurezza, riservatezza e qualità dei servizi».

Migliardi conferma: chi ha una SPA, in questo periodo, gode di una marcia in più. «Kurhaus è una destinazione legata al benessere da piú di 100 anni. La sua area benessere e i trattamenti offerti sono, oggi come oggi, un importante punto di forza. Anche per questo motivo abbiamo deciso di ampliare l’offerta wellness, per andare incontro alla nuove esigenze e promuovere al meglio l’ equilibrio psicofisico, considerandone l’utilità, soprattutto nei tempi che stiamo vivendo».

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