Foto di Gianni Morici
BELLINZONA
09.02.21 - 07:000
Aggiornamento : 10:18

«Non ci sono abbastanza cestini, e ho visto gente multata per avere fatto pipì dietro a una pianta»

L'esercente Gianni Morici si aggrappa al take away: «La colpa non è dei clienti. Li stiamo mettendo in difficoltà».

In una zona come delle scuole superiori della Capitale girano ogni giorno centinaia di studenti. Che creano immondizia e non sanno dove andare a espletare i loro "bisogni".

BELLINZONA - «Speriamo davvero di essere quasi in fondo al tunnel. Perché così non si può andare avanti». Non sta parlando solo di soldi Gianni Morici, noto esercente di Bellinzona. Ma anche di ordine pubblico. Di decoro. Di recente ha fotografato i rifiuti lasciati da alcuni ragazzi nella zona di Viale Portone. «La foto fa sorridere. Il cestino è pieno. E i giovani quindi hanno lasciato "in ordine" l'immondizia su un muretto».  

Take away indigesto – Mancano contenitori per la spazzatura. E Morici è il primo a segnalarlo. Già da tempo. «In questa zona, durante i giorni scolastici, girano centinaia di studenti. Quelli del liceo, delle scuole professionali, della Commercio. Ci sono diversi esercizi pubblici che si basano sul take away. I ragazzi consumano, ma non sanno poi dove lasciare i rifiuti. Sono "costretti" ad abbandonarli per strada. Certo, noi facciamo la nostra parte. Abbiamo magari dei cestini. Ma non bastano».

«Servono almeno un paio di toi toi» – I clienti nei locali non possono entrare. E questo genera un altro tipo di problema. «Non ci sono luoghi in cui andare a espletare i propri "bisogni". Ho visto persone essere multate per avere fatto la pipì dietro a una pianta. Così non va. Perché non mettere dei toi toi? Ne servirebbero almeno un paio. I ragazzi rappresentano il nostro futuro. Io mi rendo conto che stanno facendo del loro meglio per rispettare le regole anti Covid. Ma dobbiamo anche metterli nelle condizioni di potersi muovere in un ambiente minimamente civile».  

La speranza di ripartire a marzo – Morici guarda alle prossime settimane con un velo di speranza. «I contagi sono bassi. Mi auspico che dal punto di vista sanitario si continui così. Noi esercenti stiamo stringendo i denti. Però abbiamo l'acqua alla gola. Non so fino a quando potremo resistere. È chiaro che vorremmo tutti una riapertura da inizio marzo. Da questo punto di vista, anche per ragioni organizzative, sarebbe fondamentale che la politica ci facesse capire quali saranno le intenzioni di massima già verso metà febbraio. In questo modo potremmo arrivare al meglio al momento della ripartenza. Sia dal punto di vista della sicurezza e dell'igiene, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento delle merci e il reclutamento del personale». 

 

 

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