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COMANO
22.01.21 - 16:290
Aggiornamento : 18:30

Le molestie in RSI si scontrano con un primo scoglio

La direzione vuole un pool di avvocati in maggioranza uomini. Il sindacato SSM: «Non possiamo accettarlo»

La denuncia: «Donne umiliate e denigrate. Gerarchia e autoritarismo nella radio-tv di Stato»

COMANO - «Sì, alla RSI ci sono donne che vengono umiliate professionalmente e denigrate in pubblico». A parlare è Maria Chiara Fornari, recentemente nominata a capo del Sindacato Svizzero dei Massmedia, sezione Ticino (SSM). Parole, le sue, contenute in un’intervista che in Ticino è passata sotto silenzio, pubblicata sul quotidiano romando LeTemps, giornale che per primo rivelò casi di abusi e molestie all’interno della televisione della Svizzera francese (RTS).

Accuse pesanti. Maria Chiara Fornari, che da 30 anni lavora come giornalista alla RSI, conosce molto bene l’azienda. Finora il sindacato ha raccolto una quarantina di segnalazioni di presunte molestie e verranno inviate a un pool di avvocati che avrà il compito di analizzare e valutare i vari casi. Ed è qui che si viene sapere di un primo scoglio. «La direzione voleva imporci avvocati prevalentemente uomini, e noi non possiamo accettarlo. Un accordo non lo abbiamo ancora trovato» ha dichiarato al giornale romando.

Nell’intervista Maria Chiara Fornari parla di donne umiliate, di battute sessiste non solo nei corridoi, ma anche durante le riunioni, di abusi tenuti segreti, di un clima di omertà, di paura nel denunciare, di mancanza di rispetto. «Una giornalista che ha osato sporgere denuncia contro un suo superiore è finita per essere declassata e posta in condizioni professionali svantaggiose».

Un problema secondo le accuse che ha radici profonde. Alcuni casi risalgono a vent’anni fa, con dirigenti che avrebbero commesso abusi e che non sono mai stati fermati in tutti questi anni.  «I casi di molestie e di mobbing sono strettamente legate al fenomeno del bossing. La RSI è caratterizzata da una rigida gerarchia, un modus operandi autoritario e arcaico che esclude l'ascolto. Si fa pressione perfino contro il sindacato, con tentativi di intimidazione solo perché lavoriamo alla RSI».

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