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LUGANO
21.01.21 - 06:080

"Spazio privato" o "ristorante mascherato"? Unica certezza, è aperto

Un'impresa di catering converte la propria cucina da spazio industriale a luogo per pranzi e cenette raffinate

Alcuni gerenti insorgono e segnalano l'iniziativa al servizio autorizzazioni del Cantone. Ma il promotore mostra una email della Hotline Covid: «In uno spazio privato e non accessibile al pubblico posso servire cena per un massimo di 5 persone» dice. Il nodo sta sui limiti del catering.

LUGANO - Dal 22 dicembre tutti gli esercizi pubblici del cantone sono chiusi. Tutti? No! Un piccolo ristorante, in via Pian Scairolo 26, resiste irriducibile alle direttive di Berna. Ma i diretti interessati rigettano con forza la definizione di "ristorante". «Siamo un catering che serve in uno spazio privato» dice l’ideatore Damiano Caverzasio. E sul loro sito, www.aroundexperience.com, già da prima delle chiusure, si insiste molto sul concetto o “concept” di approccio alla ristorazione. “Esclusivo. Unico. Privato”. 

Docks Lugano - È il nome della location raffinata. Parlano anche i prezzi. Non per tutte le tasche, visto che i menu business o degustazione variano dai 130 ai 250 franchi (350 menu tartufo) per persona. Si pranza e si cena, su riservazione, in uno spazio “industriale” di 1400 metri quadrati, con cucina professionale a vista. In pratica è stato convertito alla “ristorazione” il luogo dove la brigata prepara il catering. Il progetto denominato “Charity Chef Table for Africa” dichiara anche un’intenzione benefica: «Parte del ricavato sarà devoluto ai progetti in corso e futuri della Fondazione Nuovo Fiore in Africa».

Gerenti sul piede di guerra - Il concetto di “catering stanziale”, detta altrimenti se il catering non va dal cliente e il cliente che va dal catering, ha fatto però storcere il naso a più di un ristoratore. Qualcuno parla di furbata, e da nostre informazioni, l’iniziativa sarebbe stata segnalata al servizio autorizzazioni della Polizia cantonale a Bellinzona. Che ne avrebbe confermato la criticità. Usiamo il condizionale, visto che il promotore Damiano Caverzasio mostra il benestare giunto dalla Hotline Covid FCTSA: «Il limite di 5 persone - si legge nella email inviata l’altro ieri dalla Hotline - vale per manifestazioni private (cene o feste) che si svolgono al proprio domicilio o in strutture non accessibili al pubblico (in locali privati o anche all’aperto)». Email che contiene anche la raccomandazione di limitare gli incontri a due economie domestiche. Cinque persone dunque, che poi però diventerebbero 6 o 7 se computiamo chi serve e chi cucina a vista.

Non è ciò che sembra? - Caverzasio è tranquillo e ribadisce di sentirsi nel giusto. «In realtà non è un ristorante» sottolinea. Anche se la gente mangia da voi? «È uno spazio privato» ripete. Che accoglie persone... «Ma il ristorante è un luogo pubblico, mentre il nostro è uno spazio che si apre su riservazione». Ma chi viene da voi a cena paga, gli facciamo notare: «Certo. Ma su richiesta specifica singola, da 2 a 5 persone».

Gli argomenti contro - Sull'altro fronte, quello dei ristoranti, oggi costretti al take-away se vogliono batter chiodo, si fa notare che lo spazio industriale dovrebbe avere una licenza edilizia di esercizio pubblico per operare con una cucina professionale, licenza avallata anche dal Laboratorio cantonale. Mancherebbe inoltre la notifica e l'autorizzazione Lear (la Legge sulla ristorazione), peraltro pretesa dalla Città di Lugano per una semplice mescita saltuaria a scopo sociale. Insomma, la ricetta è originale. Ma forse manca di qualche ingrediente.

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