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LOCARNO
12.01.21 - 09:590
Aggiornamento : 11:12

Il Lido alza la voce: «Fateci riaprire al più presto»

La CBR Sa scrive direttamente al Consiglio di Stato: «Ci avete fatto introdurre costosi piani di protezione per cosa?»

«Non bloccate più le nostre strutture, anzi consigliatele alla popolazione e sostenetele per il loro benefico effetto sulla salute pubblica».

LOCARNO - Il Consiglio di Stato condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, «sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale», e cioè la chiusura di ristoranti, bar, strutture per lo sport e per il tempo libero. Lo ha annunciato ieri. Una scelta che non è piaciuta al Lido di Locarno (Centro Balneare Regionale Sa), che proprio al Governo si rivolge con una lettera.

In particolare, la CBR Sa contesta che «malgrado dalla riapertura dopo il lockdown non sia stato riscontrato alcun problema e non sia stato segnalato alcun contagio», sono stati costretti a una nuova chiusura. Inoltre, agli impianti balneari, di wellness e SPA, nonché le palestre di fitness, è stato chiesto di elaborare dei concetti anti-pandemia con dei piani di protezione per il proprio personale e per gli ospiti/clienti. Il personale di sorveglianza è stato istruito a intervenire. Un adattamento che al Lido di Locarno è costato oltre 30'000 franchi.

Costi che si sommano alle perdite. «Oltre che parzialmente le indennità per lavoro ridotto, non abbiamo ancora potuto annunciare e ricevere alcun indennizzo per le forti perdite subite (nel 2020 ben oltre 1 milione di franchi di mancato incasso), mancando ancora le esatte condizioni per la richiesta», si legge nella lettera.

«L’incoerenza della incomprensibile decisione di chiuderci sta inoltre nel fatto - scrivono il presidente Luca Pohl e l'amministratore delegato Gianbeato Vetterli - che il cloro utilizzato per il trattamento dell’acqua e che si diffonde per evaporazione anche nell’aria è un infallibile abbattitore di batteri e virus» rendendo «l'ambiente protetto».

La CBR Sa chiede pertanto al Consiglio di Stato di poter riaprire al più presto le strutture e riprendere le attività che fanno bene alla popolazione e al suo sistema immunitario. Ma anche «che le stesse non vengano più bloccate in futuro, ma piuttosto consigliate e sostenute dalle autorità per il loro benefico effetto sulla salute pubblica».

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