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CANTONE
06.01.21 - 16:270
Aggiornamento : 21:32

«Niente Carnevale, e temiamo per la Pasqua»

Delusione nel settore della ristorazione. Massimo Suter di Gastroticino punta il dito contro Bellinzona e Berna

«I contagi così non diminuiscono. E le aziende stanno finendo i soldi». L'associazione dei ristoratori invoca aiuti economici e tempistiche certe

BELLINZONA - Il piatto amaro era atteso, e alla fine è stato servito. Ristoranti chiusi fino a marzo. L'annuncio, dato oggi da Alain Berset in conferenza stampa, è praticamente ufficiale, e il settore della ristorazione non l'ha digerito bene. 

La conferma arriverà la settimana prossima, probabilmente, dai governi locali. La patata bollente è ora in mano ai Cantoni, ma in Ticino il consigliere di Stato De Rosa ha già anticipato che intende seguire la linea tracciata da Berna. Massimo Suter è poco ottimista su un cambio di rotta. «La speranza - dichiara a tio.ch/20minuti il presidente di GastroTicino - è che almeno la decisione venga accompagnata da adeguate misure di sostegno». 

L'associazione di categoria aveva già messo le mani avanti, nei giorni scorsi, presentando una serie di rivendicazioni tra cui la riduzione dell'Iva, il rinnovo dei crediti Covid a tasso zero, risarcimenti a fondo perso. «Abbiamo messo le cose in chiaro» incalza Suter. «Su nessuno di questi punti finora abbiamo ricevuto rassicurazioni. Oggi Berset ha candidamente ammesso di non avere una soluzione, e per questo si nasconde dietro ai Cantoni». 

A pesare di più, per i ristoratori, è l'incertezza sui tempi. «La proroga di oggi ci ha fatto capire che perderemo sicuramente la stagione dei Carnevali, e il rischio di perdere anche la Pasqua - la seconda di fila - mi sembra più che mai concreto» continua Suter. «Non si può andare avanti così, navigando a vista. Le aziende hanno bisogno di pianificare il futuro».

Oltre alle rassicurazioni temporali, GastroTicino pensa a quelle economiche. Per ora lo "tsunami" di chiusure e licenziamenti non c'è stato «grazie al sostegno statale e a un'estate tutto sommato buona, che hanno tamponato gli effetti di una stagione primaverile disastrosa» osserva Suter. Le riserve però ora sono di nuovo agli sgoccioli. «Gli aiuti ricevuti in primavera sono stati usati, i risparmi anche, e abbiamo davanti quattro mesi invernali difficili» avverte il presidente di GastroTicino. Ma il pessimismo - aggiunge - nasce anche da una considerazione di fondo: la chiusura dei ristoranti «da sola evidentemente non basta, e i numeri dei contagi stanno a dimostrarlo». Le restrizioni decise dal governo «andrebbero allora estese anche ad altri settori» rilancia Suter. «Altrimenti siamo punto e accapo».

Il comunicato stampa di GastroTicino - "LA PAURA SI TRASFORMA IN TRAGEDIA"

Ancora una volta la politica non ha avuto il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Massimo Suter, presidente di GastroTicino, è amareggiato e deluso. Le comunicazioni di oggi del Consiglio federale sull’avvio della consultazione tra i Cantoni della proposta di prolungare la chiusura della ristorazione sino a fine febbraio, suona come il pugno del KO.
Invece di dare certezze sia morali che economiche, assistiamo al continuo tergiversare sulla fissazione di un limite chiaro e definitivo della chiusura del settore; le autorità federali preferiscono provvedimenti che vengono presi ogni due settimane, destabilizzando così il mondo imprenditoriale che non ha la possibilità di pianificare il proprio futuro. Si dica con chiarezza perché la ristorazione deve essere l’unico capro espiatorio; con bar e ristoranti chiusi non si è assistito alla diminuzione dei contagi e quindi perché continuare con la chiusura? Per cui o si permetta al nostro settore e a quelli ugualmente messi in isolamento di lavorare, oppure si abbia il coraggio di chiudere tutti, senza fare discriminazioni tra figli e figliastri. Si dica con chiarezza - prosegue Suter - quanto si vuole far durare il lock-down di ristoranti e bar e si metta mano finalmente al portafoglio. Perché ora la paura di veder cancellati in poche settimane i sacrifici di una vita, si sta trasformando in tragedia con molte aziende del settore che non riapriranno o avranno pesantissime conseguenze.
Conseguenze che si rifletteranno anche sull’occupazione con un’ondata inevitabile di licenziamenti.
La seconda forte esigenza che ha il settore è quello di ricevere aiuti immediati, concreti e a fondo perso. È ora di sfatare il mito che ogni ristoratore ha un “tesoretto” che lo aiuta a passare i momenti bui che sta vivendo. La stragrande maggioranza delle aziende oggi non ha più la liquidità e le risorse per pagare i costi fissi come affitti, luce, gas, imposte, tasse e quant’altro. Servono aiuti urgenti e di semplice implementazione, anche per chi ha aperto negli scorsi mesi una nuova attività e non rientra tra i casi di rigore.
GastroTicino ha moltiplicato gli sforzi per sostenere i propri associati e non getterà certo la spugna. Ma nulla può fare contro l’ostinazione di una classe politica, sorda a ogni grido di allarme, quasi ci fosse un disegno per scardinare uno dei settori più importanti per l’intera economia.
Confidiamo ora - conclude il presidente di GastroTicino - che nell’ambito della consultazione tra i Cantoni, il Consiglio di Stato prenda posizione a tutela sì della salute pubblica, ma si batta anche per assicurare un futuro alle migliaia di famiglie del nostro settore: certezza dei provvedimenti e aiuti immediati per tutti.

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